Garlasco, per trovare il dna di Ignoto 3 tamponi ai conoscenti di Chiara Poggi: la differenza col caso di Yara
Garlasco, il dna di Ignoto 3 trovato su Chiara Poggi sarà confrontato con conoscenti e amici: l'inchiesta riporta alla memoria quella su Yara
Le indagini sul delitto di Garlasco proseguono per identificare il titolare del dna maschile denominato Ignoto 3, isolato su una garza non sterile usata nel 2007 per prelevare materiale dal cavo orale di Chiara Poggi. La Procura di Pavia ha deciso di procedere con una serie di tamponi non a tappeto, come nel caso Yara Gambirasio, ma mirati: i confronti avverranno con conoscenti della vittima, del sospettato Andrea Sempio e con i tecnici intervenuti sulla scena del crimine.
- Garlasco, la pista della contaminazione
- Il dna di Ignoto 3 e le differenze con il caso Yara
- Il punto di vista di Carmelo Lavorino
- Il costo dell'inchiesta
Garlasco, la pista della contaminazione
Secondo l’ex comandante dei Ris Luciano Garofano, oggi consulente della difesa, la traccia genetica sarebbe il risultato di una contaminazione, avvenuta già prima del prelievo, durante la manipolazione della garza.
Lo stesso punto di vista è condiviso dal genetista della famiglia Poggi, Marzio Capra che esclude un’origine collegata al delitto. Al contrario, la Procura ritiene possibile che il dna appartenga a un complice di Sempio, accusato di omicidio in concorso.
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La villetta di Garlasco in cui è stata uccisa Chiara Poggi
“La spiegazione più logica è che si tratti di contaminazione”, ha dichiarato Garofano, sottolineando come l’uso della garza, al posto di un tampone sterile, possa aver compromesso la validità dell’intero reperto.
Il dna di Ignoto 3 e le differenze con il caso Yara
Il profilo genetico identificato su uno dei campioni è descritto come “netto, completo, robusto” con 22 marcatori su 27. Uno dei due dna rilevati sembrerebbe compatibile con Ernesto Gabriele Ferrari, assistente del medico legale Dario Ballardini. L’altro, quello appunto di Ignoto 3, resta senza nome.
A differenza dell’indagine su Yara Gambirasio, in cui furono raccolti migliaia di campioni, in questo caso i tamponi saranno limitati a circa 30 persone: non solo chi ha toccato il cadavere, ma anche chi avrebbe avuto rapporti diretti con la vittima nei giorni precedenti al delitto.
Il punto di vista di Carmelo Lavorino
Secondo il criminologo Carmelo Lavorino, intervistato da Virgilio Notizie, la pista investigativa potrebbe essere fuorviante: “È probabile che il dna sia frutto di contaminazione avvenuta durante le prime operazioni sul cadavere. Se si trovava su una garza, la probabilità è altissima”.
Ma se fosse confermato su un tampone orofaringeo sterile, lo scenario cambierebbe radicalmente: potrebbe trattarsi di un aggressore ancora sconosciuto, forse coinvolto direttamente nel delitto.
Il costo dell’inchiesta
La genetista Denise Albani, nominata dalla Procura, è ora chiamata a sciogliere i dubbi sul profilo genetico.
Restano aperti gli interrogativi su perché si sia usata una garza e non un tampone e sul peso economico di questa nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. “Tra accertamenti, attrezzature e consulenze, i costi ammontano ad almeno 500 mila euro”, stima Lavorino.
Un prezzo che potrebbe essere giustificato solo se porterà a una nuova verità giudiziaria.
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