Giorgia Meloni punta al referendum sul premierato e attende il Parlamento, "non è per me, ma serve"
Giorgia Meloni e il referendum sul premierato: "Ci sono dei tempi tecnici ma è una riforma che all'Italia serve per avere maggiore stabilità"
Secondo Giorgia Meloni quella del premierato è una riforma necessaria per l’Italia. La premier ha spiegato di non averla affatto accantonata ma che ci sono dei tempi tecnici del Parlamento: “I tempi del referendum non dipendono da me ma questa non è una riforma che sto facendo per me. Cioè questo, per paradosso, è già un governo stabile quindi io potrei anche non farla ma il punto è: che succede dopo?”, ha detto la presidente del Consiglio.
- Giorgia Meloni punta al referendum sul premierato
- L'importanza del premierato secondo Giorgia Meloni
- Il premierato una "riforma economica"
- Cosa comporta il premierato?
Giorgia Meloni punta al referendum sul premierato
Intervistata su La7 da Enrico Mentana, la premier Giorgia Meloni ha spiegato l’importanza della riforma del premierato.
La domanda del direttore del Tg de La7 è andata proprio su quel punto: “Per accelerare sul premierato che torna in Parlamento al più presto, sono malizioso se penso che mirate anche a un secondo referendum dentro l’anno 2026? Un referendum sul premieranno in modo da poterlo subito mettere in atto con le elezioni del 2027?”, ha chiesto.
“Fosse per me volentieri ma non dipende da me, dipende dai tempi del Parlamento, ci sono dei tempi tecnici”, ha risposto Giorgia Meloni.
L’importanza del premierato secondo Giorgia Meloni
“Non si tratta di un rilancio. Io ogni tanto leggo queste bizzarre ricostruzioni per le quali lo avremmo messo nel cassetto il premierato ma non è così”, ha aggiunto la Meloni che, anzi, al premierato punta da sempre.
Seconda la premier, infatti, si tratta di “una norma necessaria in Italia che fa due cose secondo me importantissime: rimette il potere nelle mani dei cittadini, lo prende dal palazzo e lo rimette nelle mani dei cittadini, e garantisce stabilità ai governi“.
Giorgia Meloni ha poi citato una stima pubblicata qualche giorno fa da Il sole 24 Ore per la quale l’instabilità dei governi nei 10 anni precedenti l’arrivo di quello attuale “è costata in termini di interessi sul debito 265 miliardi di euro“.
Il premierato una “riforma economica”
Il che significa, ha detto la leader di Fratelli d’Italia, “un’altra legge finanziaria ogni anno mentre oggi lo spread sotto i 70 vuol dire risparmiare interessi sul debito. E la stabilità di questo governo per esempio in tre anni ha consentito di portare 80 miliardi di investimenti dall’estero”.
Il premierato, ha aggiunto ancora la Meloni, “è una riforma economica, quindi io sono determinata ad approvarla e a portarla a termine. I tempi del referendum non dipendono da me ma non è una riforma che sto facendo per me“.
Proprio riferendosi alla stabilità dei governi, la premier ha osservato come “questo, per paradosso, è già un governo stabile, quindi io potrei anche non farla questa riforma ma il punto è: che succede dopo? Perché io non voglio che l’Italia torni come era messa prima. Almeno non si dirà che era una riforma che abbiamo fatto per noi”, ha concluso.
Cosa comporta il premierato?
La riforma mira a un sistema più solido: il presidente del Consiglio sarebbe eletto direttamente per 5 anni, e avrebbe un limite di due legislature. Il premio di maggioranza del 55% garantirebbe più governabilità.
Per la Meloni la riforma garantisce stabilità, autorevolezza internazionale e strategie di lungo termine. Dal 1946, infatti, in Italia ci sono stati 68 governi, in media durati per poco più di un anno. Raramente si è arrivati a fine legislatura e non sono mancati i governi tecnici, come quelli guidati da Monti e da Draghi.
Al momento, infatti, i cittadini non votano il presidente del Consiglio ma i partiti o le coalizioni, ed è poi il Parlamento a dare la fiducia. Non ci sono limiti di legislature, e non esiste un premio di maggioranza garantito.
ANSA