Giorgia Meloni starebbe pensando al voto anticipato, le voci sulla strategia della premier si rincorrono

Giorgia Meloni starebbe valutando la possibilità di elezioni anticipate per capitalizzare sul referendum e anticipare Salvini

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Secondo alcune fonti, Giorgia Meloni starebbe valutando la possibilità di convocare elezioni anticipate. La ragione non sarebbe una crisi politica, ma le condizioni che il 2026 potrebbe presentare per la coalizione di centrodestra, in particolare in caso di vittoria al referendum sulla riforma costituzionale della Giustizia. Rimane però il problema della legge elettorale.

L’ipotesi delle elezioni anticipate

Il quotidiano Il Riformista, citando fonti proprie, sostiene che Giorgia Meloni potrebbe convocare elezioni anticipate nel 2026, con alcuni mesi di anticipo sulla scadenza naturale della legislatura, prevista per il 2027.

La premier vorrebbe sfruttare un eventuale risultato positivo del referendum sulla riforma costituzionale della Giustizia, per capitalizzare sul consenso ed evitare gli imprevisti che l’ultimo anno di governo potrebbe portare.

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Giorgia Meloni e Matteo Salvini

Questa mossa, sempre secondo Il Riformista, sarebbe anche un modo per evitare che il principale rivale interno di Meloni, Matteo Salvini, possa utilizzare gli ultimi mesi della legislatura per aumentare le critiche nei confronti della presidente del Consiglio al fine di guadagnare voti.

I problemi della teoria del voto anticipato

L’ostacolo principale a questa strategia sarebbe la necessità di approvare una nuova legge elettorale. A margine dei comizi delle ultime elezioni regionali in Puglia, Campania e Veneto, alcuni esponenti di Fratelli d’Italia hanno avanzato questa necessità.

Per approvare una nuova legge servirebbe però tempo, vista anche la prassi che vuole il coinvolgimento delle opposizioni in questo processo. Il nodo sarebbero le preferenze, quindi la possibilità per gli elettori di scrivere sulla scheda il nome di un candidato in modo da poter scegliere chi eleggere in Parlamento.

In Italia le preferenze esistono per le elezioni regionali e per quelle europee, ma non per le politiche. Furono abolite nel 1993, soprattutto per prevenire il fenomeno del voto di scambio. L’altra idea, secondo quanto raccolto da Repubblica, sarebbe quella di un premio di maggioranza, che però già più volte è stato giudicato incostituzionale.

Perché Fratelli d’Italia vuole cambiare la legge elettorale

Non è scontato il motivo per cui Fratelli d’Italia spinga per una nuova legge elettorale. In fondo il centrodestra, con quella attuale, ha vinto le ultime elezioni e i sondaggi danno una situazione politica fondamentalmente uguale a quella del 2022.

In realtà la vittoria del centrodestra è stata molto più precaria di quello che sembra. L’attuale legge elettorale, il Rosatellum, fa eleggere il 37% dei seggi (147 alla Camera e 74 al Senato), attraverso un sistema maggioritario a collegi uninominali.

L’Italia viene divisa in decine di collegi, in ognuno dei quali viene eletto un singolo candidato, quello della coalizione che ha preso più voti. Alle scorse elezioni il centrodestra vinse in praticamente tutti questi collegi, creando la solidissima maggioranza che ha ora in parlamento.

Nel 2022, però, M5S e Pd si erano presentati separati. Se si presentassero in coalizione, potrebbero minacciare il centrodestra in moltissimi collegi, specialmente al Sud. Forse non abbastanza collegi per vincere, ma quasi sicuramente abbastanza per eleggere un parlamento ingovernabile.

meloni-elezioni-anticipate ANSA