Giorgia Meloni su Beppe Sala indagato a Milano per l'inchiesta sull'urbanistica, la posizione della premier

Inchiesta urbanistica a Milano, la posizione di Giorgia Meloni sul sindaco Beppe Sala indagato

Terremoto a Milano, l’amministrazione comunale travolta dall’inchiesta che vede coinvolti 74 indagati su una presunta “degenerazione della gestione urbanistica” della città. Chi indaga afferma che gli uffici, “piuttosto che presidio di tutela dell’interesse pubblico”, sarebbero stati “asserviti alle utilità di una cerchia ristretta ed elitaria”. Sulla vicenda è intervenuta anche la premier Giorgia Meloni che ha invitato il sindaco Beppe Sala, anche lui tra gli indagati, a non dimettersi.

Caso urbanistica a Milano, la posizione di Giorgia Meloni su Beppe Sala indagato

“La mia posizione è quella che ho sempre su questi casi: penso che la magistratura debba fare il suo corso, e per quello che riguarda il sindaco, io non sono mai stata convinta che un avviso di garanzia porti l’automatismo delle dimissioni”. Così la presidente del Consiglio ai microfoni del Tg1 nell’esprimersi sull’indagine sull’urbanistica a Milano.

“È una scelta che il sindaco deve fare sulla base della sua capacità, in questo scenario di governare al meglio. Non cambio posizione in base al colore politico degli indagati”, ha aggiunto la premier Meloni.

Giorgia Meloni sorridenteANSA
Giorgia Meloni

Il ministro Crosetto: “Magistratura si vuole sostituire al legislatore”

Dell’inchiesta ha parlato anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Si è espresso attraverso un post pubblicato sui suoi profili social.

“So che nessuno si stupirà della mia posizione – ha dichiarato il ministro – perché i principi vengono prima di qualunque posizione politica e partitica e quindi continuo a pensare che la magistratura non debba e non possa sostituirsi al corpo elettorale”.

Secondo Crosetto “a Milano una parte della magistratura inquirente ha anche deciso di sostituirsi al legislatore, nel campo dell’urbanistica, del fisco, del lavoro, attraverso interpretazioni normative” che sembrano, “in molte parti, lontane dalle disposizioni di legge ed anzi molto pericolose (a titolo esemplificativo quello che sta avvenendo contro alcune aziende della moda e del lusso, per solo livore ideologico, è incredibile)”.

Per il ministro, in certi casi, si tenta di usare “queste vicende come occasione per sbarazzarsi dell’avversario di turno, perché a parti inverse si è sempre fatto così”. Crosetto ha quindi sostenuto che ci sono state centinaia di vicende simili che si sono concluse con l’assoluzione. Prima, però, sono arrivate “dimissioni e calvari politici”.

“Per me invece – ha proseguito il ministro – questa è l’ennesima occasione per dimostrare la diversità di chi è garantista sempre, di chi cerca di capire leggendo gli atti (non fermarsi alle conferenze stampa ed ai titoli), di chi crede nei principi liberali sempre, a maggior ragione quando toccano gli avversari politici”.

Crosetto ha concluso scrivendo che si augura che ci siano tempi veloci così che si possa capire quale è la verità. “Nel frattempo continuo a basare i miei giudizi sulla presunzione di innocenza“, ha chiosato.

Enrico Costa: “Centrodestra non cavalchi l’inchiesta”

Posizione simile a quella della premier e a quella di Crosetto viene espressa da Enrico Costa, deputato di Forza Italia e vicepresidente della commissione Giustizia della Camera.

“A Milano va in scena il solito copione già visto e rivisto centinaia di volte – ha scritto su X -. Richiesta di arresti, perquisizioni, atti che finiscono sui giornali, la Procura che mena la danza, il Gip che fa l’opossum, il clamore mediatico, l’opposizione che chiede le dimissioni, pur tra mille premesse garantiste”.

E ancora: “Una volta che i giornali si saranno sfogati, che i riflettori mediatici si saranno spenti, che qualche dimissione sarà data, interverrà la difesa, che in questa fase non sta toccando palla. Allora il Pm tornerà al suo posto, ci sarà un processo, ed il 50% dei processi finisce con l’assoluzione”.

“Ma questo non interesserà a nessuno. La sentenza vera è quella scritta oggi sui giornali, firmata dai PM. Ps.: dico questo in un’ inchiesta che riguarda esponenti del Pd, nel silenzio di quel partito, che pur di non apparire garantista e non fare un dispetto a Conte, resta in scandaloso silenzio”, ha concluso il deputato.

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