Giornalista minacciato di morte per il post su Simone Cicalone, insulti ai familiari: "Esplosione di violenza"

Vincenzo Corrado, giornalista che collabora anche con Virgilio Notizie, ha ricevuto minacce di morte e insulti dopo un post su Simone Cicalone, pubblicato su Facebook

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Simone Cicalone è stato aggredito a Roma. Mercoledì 12 novembre, sulla banchina della metro A, sarebbe stato colpito alle spalle: lo ha spiegato lui stesso, mostrando il volto tumefatto su Instagram. L’ex pugile oggi è seguitissimo sui social per la condivisione di video e immagini dei borseggiatori presenti a bordo dei mezzi pubblici della città: probabile, quindi, che sia stato picchiato per questo motivo. Sulla vicenda, Vincenzo Corrado, giornalista del Domani che scrive anche su Virgilio Notizie, ha pubblicato un post su Facebook in cui ha spiegato che, secondo lui, dei delinquenti non dovrebbero occuparsene gli youtuber, ma le forze dell’ordine. Per questo motivo, ha ricevuto insulti e minacce di morte.

L’aggressione a Simone Cicalone

Simone Ruzzi, in arte Cicalone, mercoledì sera ha pubblicato sul suo profilo due foto che lo ritraggono dentro un’ambulanza con un occhio gonfio e varie escoriazioni sul volto.

Nella didascalia che accompagna gli scatti, l’ex pugile ha definito “infami” i suoi aggressori, che lo avrebbero preso alle spalle, “in dieci” alla banchina della metro A di Roma.

Le indagini sono affidate alla polizia: per questo, ha dichiarato, non può diffondere le immagini e i volti dei responsabili.

Il giorno dopo, Cicalone ha raccontato nel dettaglio l’aggressione, spiegando di essere stato colpito da un “cazzotto improvviso” da uno dei componenti della banda di borseggiatori di cui stava parlando.

Il post di Vincenzo Corrado

Il giorno dopo l’aggressione, il giornalista Vincenzo Corrado ha scritto un post sul proprio account Facebook, in cui ha sottolineato come “questo signore va fermato perché è pericoloso. Per lui e per gli altri”.

Parole buttate giù dopo un video in cui Cicalone, nonostante l’aggressione, assicurava che sarebbe tornato in strada per le sue ronde.

Secondo Corrado, i delinquenti “vanno fermati da chi di dovere“, ossia dalle forze dell’ordine, mentre personaggi come l’ex pugile non vanno esaltati.

Minacce e insulti

Il post è diventato virale e in poche ore Vincenzo Corrado è stato ricoperto da una vagonata di insulti e di minacce di morte, lui come i suoi familiari, in pubblico ma soprattutto in privato.

Il giornalista lo ha raccontato sul Domani:

“La mia tesi, a rileggerla ora, era banalotta, niente di particolarmente originale: ho scritto che dei delinquenti devono occuparsene le forze dell’ordine, non gli youtuber. E che è pericoloso, prima di tutto per Cicalone, insistere con il suo metodo, che prevede la messa alla berlina di ladruncoli e ladruncole. Apriti cielo. Quel che è successo nelle ore successive è stato sconvolgente”.

Corrado ha ricevuto infatti “centinaia di messaggi pubblici e privati, ho smesso di contarli superata quota 1.200 in circa 24 ore e mentre scrivo ne stanno arrivando ancora ovunque: su Facebook, su Messenger, su Instagram e persino su WhatsApp”.

Prima li ha letti “con pazienza, quasi con curiosità antropologica”, ma “dopo poche ore ho capito che non aveva alcun senso proseguire”.

Insulti di vario tipo, da “servo del potere” a “comunistello” o persino “ebreo“.

E poi minacce: “Ti devono menare anche a te”, devi essere “pestato malamente”.

Queste quelle pubbliche, perché in privato Corrado racconta di aver ricevuto “auguri di violenza verso miei familiari, battute sessuali esplicite, insulti sul mio fisico, inviti al silenzio o alla scomparsa (‘devi stare muto’)”.

Quindi, la critica a Facebook:

“Si tratta di un gioco al massacro che, non lo nascondo, mi ha turbato. E mi rendo conto che al momento le mie emozioni sono scontate quanto lo è il contenuto del post da cui è nato tutto: ho paura, non tanto dell’eventualità che anche soltanto uno dei leoni da tastiera passi dalle parole ai fatti (ma chissà), quanto dell’esplosione di violenza a cui sono stato esposto all’improvviso. In tutto questo, Facebook non ha alzato un dito. Sulla mia pagina sono ancora presenti centinaia di messaggi razzisti e intimidatori, le minacce di morte. È tutto ancora lì, come fosse la cosa più normale del mondo”.

simone-cicalone ANSA