Gli Usa presentano la nuova piramide alimentare, il commento di Berrino: "La cosa principale è sbagliata"
Nuova piramide alimentare Usa: più proteine e meno zuccheri. Franco Berrino analizza criticamente il modello voluto da Kennedy Jr. e Trump
La nuova piramide alimentare statunitense ribalta le regole tradizionali puntando su proteine, carne e latticini. Franco Berrino critica dosi eccessive, messaggi contraddittori e l’assenza di limiti chiari su alcol e grassi, pur riconoscendo dei passi in avanti, come il valore della lotta agli ultraprocessati.
- La nuova piramide alimentare
- Le novità di Trump e Kennedy Jr.
- I dubbi di Franco Berrino
- Il nodo delle proteine
- Gli aspetti positivi
La nuova piramide alimentare
Con la pubblicazione delle nuove linee guida federali, l’amministrazione guidata da Donald Trump segna una netta discontinuità rispetto ai decenni precedenti, realizzando di fatto una nuova piramide alimentare consigliata agli americani.
A promuovere il nuovo modello è il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., figura centrale dell’agenda “Make America Healthy Again”, affiancato dalla segretaria all’Agricoltura Brooke Rollins.
ANSALe novità di Trump e Kennedy Jr.
Il principio cardine del nuovo impianto nutrizionale è la centralità delle proteine: carne rossa, latticini interi, burro e grassi animali vengono collocati nella parte alta delle raccomandazioni quotidiane.
Parallelamente, le linee guida invitano a ridurre drasticamente zuccheri aggiunti e alimenti ultraprocessati, indicati come responsabili dell’elevata incidenza di obesità e malattie croniche negli Stati Uniti.
Restano formalmente presenti indicazioni su frutta, verdura e cereali integrali, ma il messaggio complessivo viene ribaltato: non più una dieta prevalentemente vegetale con proteine come complemento, bensì un’alimentazione in cui il cibo proteico è previsto a ogni pasto.
Cambia anche l’approccio all’alcol: spariscono i limiti giornalieri chiari e gli avvertimenti espliciti sul rischio oncologico, lasciando spazio a una visione più permissiva legata alla socialità.
I dubbi di Franco Berrino
Su questa nuova architettura si concentra la critica dell’epidemiologo Franco Berrino, già direttore del Dipartimento di medicina preventiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Il primo nodo, secondo Berrino, non è solo scientifico ma comunicativo: la piramide “dice una cosa e ne disegna un’altra”.
Intervistato da Il Fatto Quotidiano, l’esperto sottolinea come nel testo ufficiale si inviti a consumare cereali integrali anche più volte al giorno, ma nella rappresentazione grafica questi alimenti finiscono in una posizione elevata, storicamente riservata ai cibi da limitare. Un’incoerenza che, prima ancora delle scelte nutrizionali, rischia di disorientare cittadini e operatori sanitari.
Il nodo delle proteine
La critica più dura riguarda però la quantità di proteine suggerita. Le nuove linee guida parlano di un apporto compreso tra 1,2 e 1,6 grammi per chilo di peso corporeo, valori che per Berrino risultano sproporzionati.
“È enorme. Di fatto è il doppio del fabbisogno” sottolinea il professore. “Nel nostro studio EPIC dimostriamo chiaramente che più proteine si mangiano, più si ingrassa. Chi mangia più del 16% delle calorie sotto forma di proteine ingrassa. Chi scende sotto no. Chi arriva al 40-50% dimagrisce solo perché si intossica. Hanno sbagliato la cosa principale”.
Gli aspetti positivi
Berrino riconosce un merito importante alle nuove linee guida: la condanna netta degli alimenti ultraprocessati, degli zuccheri aggiunti e delle farine raffinate. Un punto di forza che allinea il documento americano alle evidenze scientifiche più solide.
Tuttavia, anche qui emerge una contraddizione strutturale. Negli Stati Uniti oltre il 60% del cibo disponibile è ultraprocessato: invitare a evitarlo senza intervenire sul sistema alimentare, osserva l’epidemiologo, rischia di essere una raccomandazione teorica, difficilmente applicabile nella vita quotidiana di milioni di persone.
Particolarmente controversa è poi la riabilitazione dei latticini interi fino a tre volte al giorno. Berrino mette in discussione le basi scientifiche di questa scelta: “Walter Willett dice chiaramente: uno al giorno è più che sufficiente, non c’è nessuna ragione di mangiarne così tanti. Ed è la massima autorità scientifica americana in nutrizione”.
Anche sul fronte dei grassi il messaggio appare ambiguo: da un lato si promuovono olio extravergine, pesce e frutta secca, dall’altro si normalizza l’uso di burro e grassi animali, pur mantenendo un tetto teorico del 10% di grassi saturi. Un limite che, secondo Berrino, è difficilmente traducibile in comportamenti concreti.
Il capitolo alcol segna infine la rottura più netta con la sanità pubblica tradizionale. Scompaiono i limiti quantitativi giornalieri, le distinzioni tra uomini e donne e gli avvertimenti sui rischi oncologici.
“Qui secondo me bisognerebbe essere più rigorosi. Quando dici ‘non fumare’ è chiaro. Quando dici ‘limita l’alcol’, il messaggio si annacqua” chiarisce Berrino. “Un bicchiere al giorno non ha lo stesso significato per uomini e donne, soprattutto per il rischio di tumore al seno. Questo nelle linee guida non c’è”.