Google pronto al ricorso per la multa dell'Ue, le accuse che hanno portato alla sanzione da 2,95 miliardi
Google respinge la maxi multa da 2,95 miliardi dell'Ue e le contestazioni sulle pratiche anticoncorrenziali sulla pubblicità online, minacciando il ricorso
L’Unione europea infligge a Google una multa miliardaria, ma il colosso non ci sta e annuncia di fare ricorso. Esplode lo scontro tra Mountain View e la Commissione europea sulla violazione delle norme dell’antitrust, in seguito alla quale il Big Tech ha ricevuto una sanzione da record da 2,95 miliardi di euro. Una disputa che segna l’ennesimo capitolo della battaglia sulle pratiche anticoncorrenziali tra la multinazionale statunitense e l’Ue.
L’indagine di Bruxelles
La multa contro Google è arrivata al termine di un’indagine aperta a giugno del 2021 e fa seguito al botta e risposta sulle contestazioni di due anni dopo. Secondo quanto comunicato da Bruxelles, il gigante di Mountain View viola le regole dell’Ue sulla concorrenza distorcendo il mercato delle tecnologie pubblicitarie (“adtech”).
L’accusa è che la multinazionale abbia favorito i propri servizi tecnologici di pubblicità display online a svantaggio della concorrenza dei fornitori di servizi tecnologici pubblicitari, degli inserzionisti e degli editori online. Nel dettaglio, la Commissione europea contesta al Big Tech la posizione dominante, almeno dal 2024, nel settore dei server di annunci per editori con il suo servizio “DoubleClick For Publishers”, oltre che nel mercato degli strumenti di acquisto di annunci programmatici per l’open web con i suoi servizi “Google Ads” e “DV360”.

Il Ceo di Google Sundar Pichai
La multa dell’Antitrust Ue
La condotta di Google, secondo Bruxelles, avrebbe puntato a sbaragliare la concorrenza avvantaggiando il proprio marketplace AdX nella filiera di fornitura di adtech.
Una pratica che ha portato la Commissione europea a emanare la maxi multa da 2,95 miliardi, aggravata dalle multe già inflitte per abuso di posizione dominante al colosso, oltre che dalla durata e dalla gravità dell’infrazione. Palazzo Berlaymont ha inoltre ordinato alla Big Tech di fermare questi meccanismi di auto-preferenza e risolvere i suoi conflitti di interesse.
La reazione di Google
Un ordine a cui Google non sembra intenzionata a dare seguito, definendo la decisione “errata” e annunciando il ricorso.
“Si impone una sanzione ingiustificata e si richiedono modifiche che danneggeranno migliaia di aziende europee, rendendo più difficile per loro generare profitti. Non c’è nulla di anticoncorrenziale – si legge nella nota del colosso – nel fornire servizi ad acquirenti e venditori di pubblicità, e ci sono più alternative ai nostri servizi che mai”.
ANSA