Governo contro i maxi stipendi statali dopo il caso Brunetta, stretta di Zangrillo: ma ci sono 12 deroghe
Stretta sui maxi stipendi statali dopo il caso Brunetta, in arrivo provvedimenti voluti dal ministro Zangrillo con alcune deroghe
Il Governo si prepara alla stretta contro i maxi stipendi statali dopo lo scoppio del caso Brunetta. Il presidente del Cnel infatti era stato aspramente criticato dopo l’aumento del suo compenso, voluto dall’organo che presiede, cui poi aveva rinunciato in un secondo momento. Il ministro Zangrillo ha previsto provvedimenti ma anche numerose deroghe.
- Stretta sugli stipendi statali
- Cosa cambia per gli stipendi e a chi vanno le deroghe
- Il caso Brunetta
Stretta sugli stipendi statali
Provvedimenti in vista da parte del Governo dopo il caso che ha riguardato Renato Brunetta e il suo aumento di stipendio, prima accordato dal Cnel e poi rifiutato dallo stesso economista, presidente dell’organo.
In settimana è attesa la circolare del ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, che indicherà la linea: basta aumenti nei compensi, salvo qualche eccezione.
IPA
Il ministro Zangrillo
Cosa cambia per gli stipendi e a chi vanno le deroghe
Prima che il provvedimento venga ratificato, Repubblica ha visionato la bozza e anticipato cosa conterrà. La circolare che verrà licenziata in settimana è il primo step. A essa poi seguirà un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, che secondo fonti di governo restringerà a 12 manager la possibilità di aumentare i propri stipendi.
Al punto 2 della circolare, quello sui “chiarimenti applicativi” della sentenza, si legge infatti della possibilità di alcune esenzioni.
Ci sarebbe dunque un elenco con 12 incarichi, tra cui i massimi vertici di forze dell’ordine e forze armate – carabinieri, polizia, esercito – e il capo della protezione civile.
Il caso Brunetta
Sentito dal quotidiano, il ministro per la pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha detto: “Io e Giorgetti siamo in linea su questo e porteremo a breve la nostra proposta a Chigi. Stiamo lavorando su un’ipotesi di intervento che, nel rispetto delle prerogative contrattuali, individui criteri idonei a evitare un indiscriminato e ingiustificabile appiattimento verso l’alto delle retribuzioni”.
Per il ministro, l’obiettivo è quello di agganciare la retribuzione “al merito, alla produttività ed alle responsabilità richieste dai diversi incarichi dirigenziali ma non si tratta di stabilire degli aumenti e non ce ne saranno nell’immediato”, aggiunge.
Come detto, la stretta sui maxi stipendi arriva dopo il polverone politico che si è sollevato in conseguenza alla decisione del Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), guidato da Renato Brunetta, che aveva deliberato un aumento dei compensi dei vertici portando così lo stipendio del presidente a 311 mila euro l’anno. Criticato dalla premier Meloni, dal ministro dell’Economia Giorgetti, oltre che dalle opposizioni, con, per esempio, Renzi, Brunetta aveva deciso poi di fare dietrofront.
IPA