Il femminicidio di Tina Sgarbini è stato "premeditato" secondo il gip: il dettaglio del nastro isolante

Per il gip del tribunale di Salerno Christian Persico avrebbe premeditato il femminicidio di Tina Sgarbini: i dettagli che la suggeriscono

Il femminicidio di Tina Sgarbini potrebbe essere stato premeditato. È quanto sostiene il gip Gerardina Romaniello, che ha convalidato l’arresto di Christian Persico. Il dettaglio che ha portato la giudice per le indagini preliminari a contestare la premeditazione dell’omicidio della 47enne è stato l’acquisto del nastro isolante due giorni prima della tragedia da parte del 37enne.

La premeditazione

In un articolo pubblicato il 28 agosto su Repubblica si legge che il gip Gerardina Romaniello, che ha convalidato l’arresto in carcere per Christian Perisco, reo confesso del femminicidio di Assunta “Tina” Sgarbini, ha contestato al 37enne il reato di omicidio premeditato.

Secondo Romaniello, Persico avrebbe pianificato l’uccisione dell’ex compagna in quanto, come riferito da lui stessi nel momento della confessione, almeno due giorni prima del delitto avrebbe acquistato il nastro isolante usato per sigillare il capo della vittima nella pellicola di plastica.

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Per il gip Christian Persico avrebbe premeditato il femminicidio dell’ex fidanzata Tina Sgarbini: due giorni prima del delitto avrebbe acquistato il nastro isolante usato per ucciderla

Repubblica aggiunge che il gip ha contestato a Persico le sevizie “consistite nel cagionare la morte della parte offesa avvolgendole la testa in un sacchetto di cellophane” con il nastro isolante, appunto.

Nell’ordinanza, inoltre, Romaniello smentisce i presunti tradimenti da parte di Sgarbini di cui Persico ha parlato per contestualizzare il suo gesto omicida. Un modo, secondo il gip, per “screditare la vittima e alleggerire la propria responsabilità”.

La confessione di Christian Persico

Nel corso dell’udienza di convalida del 25 agosto di fronte al gip Gerardina Romaniello Christian Persico ha confessato il femminicidio di Assunta Sgarbini.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti Persico non tollerava la separazione dalla compagna e soprattutto la possibilità che la donna potesse continuare con la sua vita senza di lui, insieme ai tre figli nati da una precedente relazione. “Sgarbini ha pagato con la sua vita una decisione frutto di libera scelta e che l’indagato non ha accettato”, ha scritto il gip nella convalida dell’arresto.

Durante la confessione il 37enne ha raccontato: “L’ho presa da dietro al collo con il braccio. Ho tenuto le ginocchia poggiate sul petto per circa 5-10 minuti, dopo che era caduta a terra”, quindi “per essere sicuro di averla finita ho tirato fuori dallo sgabuzzino una busta” e “per almeno due volte le ho avvolto con nastro isolante il viso per non vederla più”.

Il femminicidio di Tina Sgarbini, secondo l’avvocato

L’avvocato Giovanni Grattacaso, che assiste la famiglia della vittima, sostiene che per l’uccisione di Tina Sgarbini a Christian Persico sono state contestate tutte le circostanze che “andranno a configurare il nuovo reato di femminicidio”, ha detto a Fanpage.

“A Persico sono state contestate tutte le aggravanti previste dall’articolo 577 del Codice Penale“, spiega Grattacaso, che aggiunge: “Da quella della relazione sentimentale, al reato di genere, alla premeditazione” che per il momento vengono intese come aggravanti ma che, appunto, diverranno le circostanze che configureranno la nuova legge sul reato di femminicidio.

femminicidio-tina-sgarbini Faceook Tina Sgarbini / ANSA