Il ritorno della lebbra in Europa con casi in Romania e Croazia, come si trasmette e sintomi della malattia

La lebbra riemerge in Europa, con casi in Romania e Croazia: nessun allarme, basso rischio per la popolazione e controlli costanti anche in Italia

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Dopo decenni in Europa si segnalano casi di lebbra, con contagi in Romania e Croazia. Le autorità sanitarie rassicurano sul basso rischio per la popolazione, grazie alla bassa trasmissibilità e alle misure di controllo attivate. In Italia la malattia resta rara, pur sempre monitorata con linee guida specifiche e centri di riferimento.

In Europa rispunta la lebbra

Recenti segnalazioni indicano che la lebbra, nota più propriamente come morbo di Hansen, è riapparsa in alcuni paesi dell’Europa orientale.

In Romania, dopo oltre quattro decenni dall’ultimo caso documentato, le autorità sanitarie hanno confermato la diagnosi in diverse lavoratrici di un centro massaggi a ClujNapoca. Allo stesso tempo, in Croazia è stato identificato un caso isolato in un lavoratore straniero residente da anni nel paese.

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I casi di lebbra sono stati segnalati a Cluj-Napoca (Romania) e Spalato (Croazia)

Nonostante l’allarme iniziale, i ministeri della Salute di entrambi gli Stati sottolineano che non esiste un rischio concreto per la popolazione generale, sia per la natura poco contagiosa della malattia, che richiede contatti prolungati e lunghi, sia per l’attivazione rapida dei protocolli sanitari previsti per casi di malattie infettive.

Come stanno i pazienti in Romania e Croazia

In Romania il ministro della Salute Alexandru Rogobete ha confermato che uno dei casi sospetti è stato ufficialmente diagnosticato, mentre altri tre sono sotto osservazione clinica e microbiologica.

Tutte le persone coinvolte sono donne di origine asiatica impiegate nello stesso salone di massaggi. Le autorità hanno disposto la chiusura temporanea dell’attività, la sanificazione straordinaria degli spazi e controlli sanitari per tutti i dipendenti, oltre a estendere l’indagine epidemiologica per escludere altri contatti a rischio.

Per quanto riguarda Croazia, il caso isolato è stato confermato dal responsabile dell’epidemiologia dell’Istituto nazionale di sanità pubblica di Spalato, che ha specificato che il paziente è in cura e che tutti i contatti stretti hanno ricevuto terapia preventiva, senza risultare infettati. Le autorità croate hanno evidenziato che la situazione è sotto controllo e che il rischio per la collettività è basso.

Situazione lebbra in Italia

In Italia la lebbra è considerata una malattia rara, ma non completamente scomparsa. Continuano a esistere quindi linee guida nazionali per il controllo e la cura, che prevedono strutture di riferimento specifiche, ad esempio a Genova, Bari, Messina e Cagliari, dove si conferma la diagnosi e si pianifica il trattamento terapeutico.

Secondo studi e progetti di ricerca italiani, come quello condotto dall’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria e da altri istituti, la diagnosi e la gestione della lebbra nei migranti e nei rifugiati provenienti da aree endemiche rappresentano una sfida per i clinici, data la rarità della patologia in Europa e la difficoltà di riconoscerla precocemente.

Organizzazioni non governative italiane attive nella salute globale, come AIFO – Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, sottolineano l’importanza della sensibilizzazione sociale e della lotta allo stigma legato alla lebbra, evidenziando come la malattia sia ancora significativa in molti paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, dove persistono condizioni socioeconomiche che ne favoriscono la trasmissione.

Lebbra: cura, sintomi e come si trasmette

La lebbra è causata dal batterio Mycobacterium leprae e si trasmette soprattutto attraverso goccioline respiratorie in casi di contatto molto prolungato, rendendola molto meno contagiosa rispetto ad altre malattie respiratorie.

I sintomi caratteristici comprendono lesioni cutanee e danni ai nervi periferici, che portano alla perdita di sensibilità e debolezza. La terapia con una combinazione di farmaci antimicrobici per un periodo da sei a dodici mesi è efficace e porta alla completa guarigione.

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