Il video del blitz antidroga a Salerno, Napoli e Avellino: 19 arresti, boss in manette col padre e la compagna
Operazione antidroga nelle province di Salerno, Napoli e Avellino: 19 arresti, sequestrati beni per oltre un milione di euro. Smantellata organizzazione.
È di 19 soggetti raggiunti da misure cautelari e beni sequestrati per oltre un milione di euro il bilancio di una vasta operazione antidroga condotta dai Carabinieri nelle province di Salerno, Napoli e Avellino. L’organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, era dedita al traffico illecito di sostanze stupefacenti e alla detenzione e cessione illecita di droga, con base operativa nel capoluogo salernitano e ramificazioni nei comuni limitrofi. L’operazione è stata eseguita questa mattina su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Salerno, su richiesta della Procura.
Le indagini e l’operazione dei Carabinieri
Stando alle informazioni pubblicate sul sito dei Carabinieri, l’attività investigativa ha portato all’emissione di un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali nei confronti di 19 soggetti, di cui 8 in carcere e 11 agli arresti domiciliari. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, oltre che di detenzione e cessione illecita di droga. L’operazione si è svolta nelle province di Salerno, Napoli e Avellino, coinvolgendo numerosi quartieri del capoluogo salernitano e i comuni di Pontecagnano Faiano e San Mango Piemonte.
L’organizzazione criminale e il suo funzionamento
Secondo l’impianto accusatorio, il gruppo criminale era composto da 14 persone e aveva come figura di vertice M.V., individuato come “capo promotore, fulcro e apice dell’organizzazione”. Nonostante fosse sottoposto agli arresti domiciliari nella zona Ogliara di Salerno, M.V. aveva stabilito qui la base logistica e operativa, da cui gestiva l’intera filiera del narcotraffico. Attraverso una rete di spacciatori dotati di autoveicoli e utenze telefoniche dedicate, impartiva direttive e manteneva i contatti con fornitori e clienti, anche tramite la compagna convivente L.F.
I ruoli chiave nell’organizzazione
L.F., compagna di M.V., svolgeva il ruolo di portavoce nei rapporti con i collaboratori più stretti e gestiva la cassa dei proventi illeciti. Il padre di M.V., C.V., era anch’egli portavoce, oltre che pusher all’occorrenza e gestore del parco veicoli utilizzato dalla rete di spacciatori. S.M. si occupava invece della gestione diretta delle forniture di droga, curando i rapporti con il napoletano G.B. e sua moglie G.R.
Le piazze di spaccio e le ramificazioni
Un’altra figura emersa dalle indagini è quella di Vito Votta, che dopo aver militato nell’associazione come pusher, nel dicembre 2022 si è reso indipendente, organizzando con i familiari R.L., T.P. e D.M.V. una propria piazza di spaccio attiva nei territori di Pontecagnano Faiano, Bellizzi e Battipaglia. Questa nuova rete si avvaleva di differenti canali di rifornimento locale, individuati in A.M. e G.D.R.
Sequestri e arresti durante l’operazione
Le attività dei Carabinieri hanno permesso di documentare numerose cessioni al dettaglio di droga, con dosi di grammatura variabile tra 0,3 e 0,5 grammi, vendute a 30 euro ciascuna. Sono stati sequestrati oltre 1 kg tra cocaina e crack, arrestati in flagranza 5 spacciatori e denunciati ulteriori 2 soggetti. L’attenzione degli investigatori si è concentrata anche sulla componente patrimoniale, portando al sequestro di due terreni, un immobile con arredi e accessori, oltre a crediti fiscali per un totale di oltre un milione di euro.
Le indagini patrimoniali e il volume d’affari
Gli accertamenti patrimoniali hanno evidenziato una sproporzione tra la modesta capacità reddituale di M.V. e L.F. e il tenore di vita mantenuto, nonché i beni posseduti. Le indagini hanno permesso di ricostruire che, sin dal 2019, la capacità di spesa della coppia era sostenuta esclusivamente dai capitali illeciti derivanti dal narcotraffico, con un volume d’affari stimato in oltre 1,2 milioni di euro annui. L’immobile acquistato per 95.000 euro e ristrutturato, insieme agli arredi per un valore di 120.000 euro, è stato ritenuto frutto degli investimenti dei proventi illeciti. In assenza di giustificazioni sulla provenienza lecita dei beni, questi sono stati sottoposti a sequestro finalizzato alla confisca, insieme a crediti fiscali nel cassetto fiscale di L.F. per quasi 500.000 euro.
Carabinieri
Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.