Inchiesta Report sul Garante della Privacy, Ghiglia e Scorza non si dimettono: FdI accusa Ranucci di "fiction"
Dopo l’inchiesta di Report sul Garante, FdI attacca Ranucci definendo il suo giornalismo “una fiction”. Ghiglia e Scorza no a dimissioni
Il caso dell’inchiesta di Report arriva in Aula, dove da Fratelli d’Italia c’è solidarietà per l’attentato subito da Sigfrido Ranucci, ma anche un attacco al suo modo di fare giornalismo d’inchiesta, definito come un romanzo o una fiction. Parola del deputato Federico Mollicone, a cui il conduttore ha replicato a distanza, così come alla premier Giorgia Meloni. In merito alle dimissioni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza hanno annunciato che non lasceranno l’incarico come membri del Garante della Privacy.
- Cosa dice l’inchiesta di Report sul Garante della Privacy
- Ranucci: “Dovrebbero dimettersi”
- La decisione di Ghiglia e Scorza: non si dimettono
- Mollicone contro Report: “È fiction”
- Ranucci alla carica, la risposta a Meloni e Mollicone
Cosa dice l’inchiesta di Report sul Garante della Privacy
Per capire dove sta andando il caso dell’inchiesta di Report sul Garante della Privacy, è bene fare un passo indietro e ricostruire gli eventi. Il servizio è andato in onda domenica sera e voleva far luce sull’indipendenza dell’autorità di garanzia. Secondo Report, c’erano dei possibili conflitti di interesse dei membri da analizzare.
Tra questi spiccava il procedimento da 44 milioni di euro del Garante nei confronti di Meta, in merito agli smart glasses. Agostino Ghiglia, espressione di Fratelli d’Italia all’interno del Consiglio, aveva descritto il servizio di Report come “una forzatura con intenti diffamatori” e aveva intimato di non mandarlo in onda.
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Tra i due non scorreva buon sangue, anche perché poche settimane prima la trasmissione aveva ricevuto una multa da 150.000 euro relativa ad alcuni audio pubblicati dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. In quell’occasione, Report aveva denunciato come Ghiglia si fosse recato nella sede di Fratelli d’Italia per parlare con Arianna Meloni.
Ranucci: “Dovrebbero dimettersi”
Secondo Sigfrido Ranucci, il Garante dovrebbe dimettersi. “Negli anni il Garante della Privacy si è trasformato in un tribunale politico, dove le sentenze e i provvedimenti vengono presi in base a sensibilità politiche e rapporti clientelari, diventando una grandissima limitazione della libertà di stampa”, ha dichiarato.
Quella di Ranucci, dice, è una battaglia per la libertà di stampa. Come spiega Meloni proprio a un giornalista di Report, la decisione non spetta a lei, che può al massimo rifare la legge, anche questa non fatta dal suo governo. Per questo si tira indietro dalle accuse di voler fare pressione sull’autorità Garante della Privacy.
Per Ghiglia, invece, non ha senso il pressing politico sul Garante. Anche dopo le polemiche, dichiara che non c’è motivo per le dimissioni: “O questo è un Garante indipendente, e quindi non dipende dalla politica, o questo è un Garante dipendente e quindi dipende dalla politica”, ha affermato ai microfoni de L’Aria che tira.
La decisione di Ghiglia e Scorza: non si dimettono
Ne emerge una modalità di gestione definita da Schlein “grave e desolante”. Inseguita dalle polemiche, la premier Giorgia Meloni ha risposto ai giornalisti che l’autorità è eletta dal Parlamento e che non ha competenze per azzerarne i vertici.
Così, sull’ipotesi di dimissioni o di scioglimento dell’organo, intervengono un po’ tutti. Intanto Ghiglia e Scorza hanno respinto l’ipotesi di una dimissione del collegio. In entrambi i casi, Fratelli d’Italia per Ghiglia e Movimento 5 Stelle per Scorza, non c’è sostegno da parte dei partiti.
Da Giuseppe Conte a Elly Schlein si parla invece della possibilità di azzerare l’autorità, perché “le istituzioni di garanzia non possono diventare succursali di un partito e neppure di Colle Oppio”, ha dichiarato la segretaria del Partito Democratico.
Mollicone contro Report: “È fiction”
Il deputato di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone, alla Camera rinnova la solidarietà a Sigfrido Ranucci per l’attentato subito, ma lo attacca per via del modus operandi del programma da lui presentato. Secondo Mollicone, infatti, le modalità d’azione di Report rischiano di essere anticostituzionali, come nel caso della pubblicazione di messaggi di parlamentari e della stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Per questo la maggioranza ha deciso di presentare una mozione “a tutela del buon giornalismo, della qualità dell’informazione, della vera imparzialità e del realismo”, ha dichiarato. Un’azione, dice, contro “il giornalismo militante che ha provocato infiniti danni, anche economici, alla Rai”.
Secondo Mollicone, questo modo di fare giornalismo, quello di Report e dei giornali contro il Governo, è “un romanzo di fantasia, una fiction per le piattaforme di streaming”.
Ranucci alla carica, la risposta a Meloni e Mollicone
Martedì 11 novembre, nel corso della presentazione del suo libro, La scelta, Ranucci da Firenze è tornato alla carica: “Mi ha colpito, ieri, la dichiarazione della premier Meloni quando ha detto che l’authority non è roba sua, come se non fosse parte importante e integrante del funzionamento di un’autorità che dovrebbe garantire la protezione dei cittadini, dei loro dati e dovrebbe far funzionare la macchina democratica. La premier non può dire che quella roba non gli interessa, che non è cosa sua, anche perché ci sono dentro dei membri eletti direttamente dal partito e anche dalla Lega”.
Poi, parlando ancora della questione del Garante della Privacy, ha aggiunto che la vicenda “è una delle pagine più brutte della democrazia degli ultimi anni”.
A Mollicone, invece, ha replicato che “non siamo degli analfabeti istituzionali, conosciamo le leggi. A noi capita più spesso di trovare i politici che non conoscono le leggi che loro stessi hanno scritto. Se noi abbiamo la fedina penale ancora pulita è perché le leggi le conosciamo bene”.
ANSA