La melatonina associata all'infarto è una bufala, l'analisi di Antonella Viola: "Nessuna evidenza scientifica"
La melatonina non aumenta il rischio di insufficienza cardiaca: lo studio che lo sostiene non è stato pubblicato né verificato dagli esperti
La melatonina non aumenta il rischio di insufficienza cardiaca. È circolata la notizia di un presunto legame, ma la tesi si è basata su uno studio non pubblicato e non valutato dalla comunità scientifica. Al momento non esiste alcuna conferma e non c’è nessun motivo per allarmarsi. Lo ha ribadito anche la divulgatrice Antonella Viola. In ogni caso, se si soffre di insonnia, la melatonina è utile, ma è sempre necessario chiedere una valutazione clinica accurata per comprenderne le cause.
- No, la melatonina non causa problemi al cuore
- Cos’è un’osservazione preliminare?
- Cosa ci dicono i dati dello studio
No, la melatonina non causa problemi al cuore
No, la melatonina non causa l’infarto. O meglio, non ci sono evidenze scientifiche solide per dichiararlo e scatenare il panico tra i consumatori di melatonina.
Di recente, ha sottolineato Antonella Viola in un articolo firmato su La Stampa, questa fake news è circolata molto e ha generato preoccupazioni.
ANSA
La melatonina, infatti, è molto utilizzata da chi soffre di insonnia o vuole dormire senza interruzioni durante la notte.
La paura nascerebbe da un abstract, ossia una sintesi preliminare di uno studio non ancora pubblicato e quindi non ancora valutato dalla comunità scientifica.
Sarebbe stato presentato a un congresso scientifico sì, ma in assenza di analisi si tratta solo di un insieme di dati. È presto quindi per creare teorie.
Ed è così che si è generata la paura per la melatonina. Da quello che è possibile sapere oggi, però, si tratta di un’osservazione preliminare e correlativa, cioè non dimostra un rapporto di causa-effetto.
Cos’è un’osservazione preliminare?
Il contenuto dell’abstract finito nell’occhio del ciclone è un dato di partenza, ma non un risultato, che ha lo scopo di invitare la comunità scientifica a partecipare alla verifica e all’analisi dei dati stessi.
Nel momento in cui lo studio venisse pubblicato in maniera più strutturata, in ogni caso si tratterebbe di un’osservazione preliminare, non correlativa.
Cosa vuol dire? Che non esiste un rapporto causa-effetto tra l’uso della melatonina e l’insufficienza cardiaca.
Si può sospettare che una sostanza faccia male, ma non si può neanche somministrarla volontariamente per verificarlo.
Antonella Viola fa un esempio per spiegare l’assenza di correlazione:
“È la stessa logica del dire che, poiché ogni volta che c’è un incendio ci sono i pompieri, allora sono i pompieri a causare gli incendi. La correlazione c’è, ma la direzione del rapporto è completamente fraintesa”.
Cosa ci dicono i dati dello studio
La spiegazione più verosimile che emerge dallo studio non riguarda la melatonina, ma le caratteristiche delle persone che la assumono.
Secondo i ricercatori che hanno analizzato i dati di persone che soffrono di insonnia, è possibile che chi avesse ricevuto una prescrizione presentasse forme più severe del disturbo, magari accompagnate da stress, ansia o altre condizioni.
Chi prende melatonina per riuscire a dormire lo fa perché soffre di queste condizioni, che sono invece un fattore di rischio ben noto per diverse patologie cardiache.
L’insonnia cronica, per esempio, si associa a un’iperattivazione dello stress che può influire sull’attività cardiaca.
Lo studio quindi potrebbe non aver dimostrato una correlazione tra melatonina e insufficienza cardiaca, ma anzi una correlazione tra insonnia (nei soggetti ai quali è stata prescritta la melatonina) e insufficienza cardiaca.
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