La Repubblica contro Meloni dopo le parole su Gedi ad Atreju, "sono false, ha ottimi rapporti con Elkann"
Botta e risposta tra La Repubblica e Meloni dopo le frasi della premier ad Atreju sulla cessione del gruppo Gedi: il giornale cita anche Elkann
Botta e risposta tra il quotidiano La Repubblica e Giorgia Meloni. Il Comitato di redazione del giornale ha risposto alle parole della premier sulla possibile vendita del gruppo Gedi, pronunciate nel suo discorso ad Atreju. “Accuse false e propagandistiche, ha ottimi rapporti con John Elkann e l’acquirente”, si legge.
- La Repubblica contro Meloni: cos'è successo
- La risposta del giornale alle parole ad Atreju: il gruppo Gedi contro Elkann
- Cosa aveva detto la premier
- L'articolo di Michele Serra
- I numeri della kermesse
La Repubblica contro Meloni: cos’è successo
È arrivata la risposta del Comitato di redazione de La Repubblica dopo le accuse lanciate da Giorgia Meloni nel discorso con cui ha chiuso Atreju, la kermesse organizzata da FdI.
Il quotidiano romano ha pubblicato sul proprio sito una risposta, firmata dal Comitato di redazione, in cui vengono rimandate al mittente le frecciatine della premier nell’ambito della cessione del gruppo Gedi a quello greco di Antenna, guidato da Theodore Kyriakou.
La risposta del giornale alle parole ad Atreju: il gruppo Gedi contro Elkann
“Invece di occuparsi di una crisi industriale che riguarda 1.300 lavoratrici e lavoratori e al contempo di fare la propria parte per salvaguardare il pluralismo dell’informazione, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preferito sfoderare l’arma della più bassa propaganda politica per parlare di Gedi: attaccando un partito di opposizione, un sindacato e un articolo di Michele Serra su questo giornale”, questo l’incipit.
Il Comitato aggiunge che le parole della premier “denotano scarsa attitudine istituzionale e sono “completamente false rispetto a fantasiosi accordi tra l’attuale editore di Gedi su Stellantis e le interviste fatte dalle colleghe e dai colleghi nel corso degli anni a Maurizio Landini, segretario generale della Cgil”. Inoltre spiega come risulti al quotidiano che “Meloni coltivi ottimi rapporti sia con John Elkann che con il possibile acquirente di Gedi” e la invita a “utilizzare la sua influenza per gestire questo delicato passaggio tutelando non gli interessi — per la gran parte esteri — di grandi e ricchi imprenditori, ma delle persone che qui vivono del proprio lavoro”.
Repubblica parla apertamente di sfregio di Meloni e lo accomuna a quello del video di John Elkann in cui respinge le voci sulla cessione della Juventus perché la sua storia e i suoi valori non sono in vendita. “Concetti che non valgono per Repubblica, la Stampa e le altre testate del gruppo di cui ha gran fretta di disfarsi. Confidiamo che la sua uscita di scena dal mondo dell’editoria sia almeno dignitosa, nel rispetto delle garanzie occupazionali e di indipendenza che non solo le lavoratrici e i lavoratori ma anche il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini gli hanno chiesto di mettere nero su bianco nelle clausole del contratto di compravendita in via di definizione”, chiosa il comunicato.
Cosa aveva detto la premier
La risposta del Comitato di redazione di Repubblica arriva dopo gli attacchi di Giorgia Meloni ad Atreju. Nel suo intervento, la premier aveva detto: “Oggi il Pd si indigna perché vogliono vendere il gruppo Gedi e non ci sarebbero garanzie per i lavoratori. Però quando chiudevano gli stabilimenti ed erano gli operai a perdere i posti di lavoro, tutti muti. Anche Landini fischiettava, nelle interviste…”.
Inoltre, facendo riferimento a un articolo di Michele Serra, aveva aggiunto: “Qualche guru della sinistra si è risentito, definiva questa manifestazione un’ammucchiata. Siamo alla solita puzza sotto il naso di una sinistra isolata e rabbiosa che si comporta come la volpe con l’uva e, siccome non ha la levatura morale, culturale, politica per mettere insieme nulla di neanche paragonabile a questa manifestazione, tenta di minimizzarne la portata con i suoi giudizi presuntuosi e dozzinali”.
“Le ammucchiate sono quelle che per anni ha fatto la sinistra in parlamento e tenta ancora oggi di replicare pur di gestire il potere. Comportamento anni luce distante da quello che facciamo qui, ascoltare con rispetto anche per confermare che non ci ammucchieremo mai con loro”, ha chiosato.
L’articolo di Michele Serra
Come detto, il riferimento è a un editoriale di Michele Serra, facente parte della sua rubrica “L’amaca” e pubblicato giovedì 4 dicembre 2025, nei giorni quindi precedenti alla kermesse e dal titolo “Avanti, c’è posto”.
In esso, il giornalista parla di una lista dei partecipanti all’evento di FdI “poderosa e palesemente apolitica, nel senso che raduna, a mazzi come gli asparagi, italiane e italiani di ogni risma, cultura, professione, indole” e nota il cambiamento avuto da Atreju, nata come “adunata di irriducibili arditi, pochi ma tosti, pochi ma neri” e ora diventata “il segno più evidente della vocazione consociativa del potere italiano”.
Serra ironicamente si chiede come mai non ci siano tra gli invitati Bocelli che canta “Vinceròooooooo!” oppure “Totti e Ilary, Chiara Ferragni e Fedez che sviscerano le complesse problematiche della famiglia tradizionale” e si domanda “se sia un bene o un male, questa ammucchiata pacifica, anzi paciosa”, sottolineando come ormai i “famosi no che aiutano a crescere” abbiano lasciato il passo ai “sì che aiutano a campare”.
I numeri della kermesse
Il discorso con cui Giorgia Meloni ha chiuso l’edizione 2025 di Atreju ha regalato tanti altri spunti di riflessione. In esso, la premier ha attaccato il centrosinistra e la leader del Pd Elly Schlein, accusata di “nannimorettismo”, ha scherzato sul presunto campo largo attuato in realtà dal centrodestra e ringraziato l’opposizione per aver parlato male di Atreju, rendendo questa la migliore edizione di sempre. Inoltre ha sottolineato l’importanza del referendum sulla giustizia, sferzando la magistratura sul caso Garlasco.
Si è trattato questo dell’ultimo evento di Atreju in un’edizione che ha fatto registrare numeri molto alti. Quelli diffusi da Fdi parlano di oltre 105 mila presenze. Per il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, si è trattata dell’edizione “più partecipata di sempre”.
Prima Online ha analizzato i risultati social della kermesse. Secondo i numeri diffusi da Arcadia, la pagina Facebook della premier ha pubblicato 6 post incassando 98 mila like, su un totale di 134 mila interazioni totali. I commenti positivi hanno superato di gran lunga quelli negativi: 6.712 contro 5.421. Ottimo il riscontro anche su Instagram con il profilo ufficiale che ha incassato 177 mila interazioni e 171 mila like, con un aumento di 5.700 nuovi follower.
ANSA