La Thailandia attacca la Cambogia, gli F-16 effettuano raid al confine e colpiscono obiettivi strategici
Dopo nuovi scontri al confine la Thailandia ha lanciato raid aerei con F-16 su obiettivi militari in Cambogia, colpendo un ex casinò usato come base
La Thailandia ha ripreso i raid aerei contro infrastrutture militari in Cambogia, colpendo anche un ex casinò usato come base lungo il confine conteso. Gli scontri, nati dopo la morte di un soldato thailandese, hanno causato vittime civili cambogiane e nuovi sfollati, facendo fallire la tregua che reggeva da pochi mesi.
Raid della Thailandia al confine
Nella mattinata di lunedì 8 dicembre la Thailandia ha effettuato una serie di attacchi aerei contro postazioni militari oltre il confine con la Cambogia, lungo la provincia thailandese di Ubon Ratchathani.
Secondo l’esercito di Bangkok si tratta di una risposta a scontri avvenuti nelle ultime ore, durante i quali un soldato thailandese è morto e diversi altri sono rimasti feriti. Le autorità cambogiane hanno invece negato di aver attaccato per prime, sostenendo che le loro truppe non avrebbero reagito al fuoco e chiedendo alla controparte di fermare “tutte le attività ostili”.
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Le fonti di Phnom Penh riferiscono che i raid thailandesi hanno colpito le province di frontiera di Preah Vihear e Oddar Meanchey, dove sarebbero stati uccisi quattro civili cambogiani e almeno nove persone sarebbero rimaste ferite. L’offensiva rompe la tregua raggiunta dopo i combattimenti dello scorso luglio, quando gli scontri al confine avevano causato decine di morti tra militari e civili e spinto migliaia di persone a fuggire dalle zone contese.
Gli obiettivi in Cambogia
In questa nuova fase di escalation, le forze aeree thailandesi hanno intensificato le operazioni lungo la frontiera, utilizzando F-16A Fighting Falcon per colpire obiettivi considerati strategici in territorio cambogiano. Tra questi, il Chong Arn Ma Casino, un complesso ricettivo abbandonato di fronte al distretto di Nam Yuen, indicato come centro di comando e controllo e deposito di munizioni dell’esercito cambogiano.
Non sarebbe la prima volta che la struttura viene presa di mira: già negli scontri di luglio tra Thailandia e Cambogia l’ex casinò e altre strutture turistiche dismesse lungo il confine erano state colpite pesantemente. L’esercito thailandese sostiene che i nuovi raid siano diretti a “fermare il fuoco di supporto cambogiano” e a neutralizzare le posizioni da cui verrebbero condotti gli attacchi di artiglieria.
Le autorità di Bangkok parlano di decine di migliaia di residenti evacuati nelle aree di confine; in alcuni distretti sono stati allestiti rifugi temporanei per accogliere gli sfollati. Anche sul lato cambogiano le amministrazioni locali riportano fughe di civili dalle zone vicine a templi e villaggi esposti al fuoco incrociato.
La tregua fallita
La nuova ondata di violenze arriva a meno di due mesi dall’accordo di cessate il fuoco firmato a Kuala Lumpur, sotto la mediazione del presidente statunitense Donald Trump. A novembre la Thailandia aveva annunciato la sospensione di quegli impegni dopo il ferimento di alcuni suoi soldati per l’esplosione di una mina, accusando la Cambogia di continuare a posare ordigni lungo la frontiera. Phnom Penh ha respinto le accuse e ribadito formalmente l’adesione all’intesa.
Alla base dello scontro resta una controversia territoriale che dura da oltre un secolo. Il confine terrestre, lungo oltre 800 chilometri, risale all’epoca coloniale francese e interessa aree dove sorgono templi come Preah Vihear, Tamone Thom e Ta Krabei.
La Corte Internazionale di Giustizia ha riconosciuto la sovranità di Preah Vihear alla Cambogia, ma la Thailandia non accetta la competenza della Corte sulle questioni di frontiera. Intanto, la comunità internazionale sollecita il ritorno al cessate il fuoco e la ripresa del dialogo sui confini contestati.
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