Lockdown energetico in Italia, il precedente e l'ipotesi razionamento per spegnere tutto a maggio
Le misure per ridurre i consumi di energia potrebbero in parte assomigliare a un lockdown, con importanti differenze rispetto al precedente del 1973
I Paesi europei, Italia inclusa, si stanno preparando all’eventualità di dover imporre misure che limitino i consumi di energia, in modo da contrastare gli aumenti di prezzo e la scarsità di petrolio dovuti alla chiusura dello stretto di Hormuz. Una situazione già vista nel 1973 e causata anche in quel caso da una guerra in Medio Oriente, quella del Kippur.
- Le misure del "lockdown" energetico
- Il precedente del 1973
- Le differenze tra la situazione attuale e il passato
Le misure del “lockdown” energetico
Le misure previste per ridurre i consumi potrebbero avere tre ambiti principali di applicazione. Il primo sono i trasporti, scoraggiando gli spostamenti in auto in favore di altri mezzi, non a carburante o pubblici.
Una delle possibili norme riguarderebbe un incentivo al lavoro da remoto e alla didattica a distanza. Misure prese anche durante la pandemia da Covid-19 per limitare i contagi e che hanno fatto diffondere l’idea di un “lockdown energetico”.
ANSAIl secondo ambito di intervento sono i consumi privati e pubblici, con limitazioni dell’accensione dei riscaldamenti nelle case e negli uffici, oltre che dell’aria condizionata, e una riduzione dell’illuminazione di strade e case.
Infine, l’intervento più importante sarebbe quello sulle industrie. Potrebbero fermarsi le più energivore, quelle quindi che richiedono più elettricità per funzionare, salvaguardando però i settori strategici.
Il precedente del 1973
Misure del genere sono state già attuate una volta nella storia d’Italia. Nel 1973, durante la guerra del Kippur tra Israele e Paesi arabi, questi ultimi ridussero le esportazioni di greggio in Occidente, facendo aumentare di molto i prezzi dei carburanti.
Furono introdotte le “domeniche a piedi”, con il divieto di utilizzo dell’auto privata in città, e forti riduzioni della produzione di molte aziende.
La chiusura di alcune industrie portò anche alla carenza di alcuni beni e a importanti aumenti dei prezzi.
Le differenze tra la situazione attuale e il passato
Ci sono però grosse differenze tra la situazione del 1973 e quella attuale. Ai tempi il petrolio era molto utilizzato per la produzione di energia e i Paesi arabi ne erano il principale esportatore mondiale.
Oggi le fonti di energia sono molto più diversificate, sia per provenienza geografica, sia per tipologia. Il 41% circa del fabbisogno italiano è coperto da fonti rinnovabili.
Anche i consumi, però, sono molto aumentati, sia per la crescita della popolazione, sia per la crescita dell’economia.
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