Madre e figlia morte avvelenate a Campobasso con la ricina, dubbi di Bruzzone su Gianni Di Vita sopravvissuto

Le considerazioni della criminologa Bruzzone sul caso ricina, che ha visto la morte di una madre e di una figlia mentre il padre, Gianni Di Vita, ne è uscito incolume

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Roberta Bruzzone è intervenuta nel caso della madre e della figlia morte avvelenate con la ricina a Pietracatella, vicino Campobasso. Interpellata da Alberto Matano a La vita in diretta, la criminologa ha espresso alcune perplessità riguardanti Gianni Di Vita, il padre e marito sopravvissuto all’avvelenamento insieme a un’altra figlia.

Roberta Bruzzone sul caso ricina

In studio la domanda di fondo è stata chi fossero effettivamente i bersagli, ammesso che di avvelenamento intenzionale si possa parlare.

“Curioso che nella medesima cena, nel medesimo contesto, due persone che si sono alimentate con quello che era a disposizione muoiono in seguito a un’intossicazione da ricina e uno che dice di aver avuto dei sintomi tutto sommato analoghi a quelli manifestati dalle due persone decedute, in realtà non abbia avuto alcun tipo di conseguenza, neppure parziale, neppure – diciamo – minima”, ha commentato Bruzzone.

“È un aspetto che, francamente, non faccio fatica a pensare che la Procura voglia approfondire“, ha aggiunto.

Sempre nell’ipotesi che si sia trattato di un avvelenamento intenzionale, Bruzzone apre all’idea che il bersaglio potesse essere uno mentre gli altri commensali sarebbero stati possibili obiettivi collaterali.

“Chi fosse l’obiettivo principale non è così facile da stabilire. Nel momento in cui contamino degli alimenti e ho più persone sedute alla stessa tavola, devo mettere in conto che è possibile che anche altri assumano la tossina”.

“Quindi – ha tirato le somme Bruzzone – è possibile che ci fosse un obiettivo principale, ma qualcuno ha messo in conto anche di poter coinvolgere obiettivi collaterali”.

La morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita

Antonella Di Ielsi (50 anni) e la figlia Sara Di Vita (15 anni) sono decedute il 27 e 28 dicembre dopo essersi sentite male la mattina di Natale. Il pasto avvelenato sarebbe stato consumato giorno 23, ma sono attenzionati anche i pasti dei giorni successivi.

Gli inquirenti stanno analizzando i cesti natalizi e i regali ricevuti da Gianni Di Vita per verificare se la ricina possa essere stata introdotta in confetture o altri prodotti alimentari regalati alla famiglia. La Procura di Larino procede per duplice omicidio volontario e al momento non vi sono indagati.

Marito e figlia interrogati

Gianni Di Vita, sopravvissuto all’avvelenamento, e la figlia maggiore Alice (19 anni) sono stati ascoltati dalla Squadra Mobile per oltre 10 ore nella giornata dell’8 aprile. Ed è stata sentita anche una cugina come persona informata sui fatti.

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