Madre e figlia morte avvelenate a Campobasso con la ricina, indagini su due cene e un pranzo

Sono stati convocati in Procura il padre e la figlia maggiore della famiglia di Pietracatella, continuano gli accertamenti sulle morti di madre e figlia

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Madre e figlia a Pietracatella, in provincia di Campobasso in Molise, sarebbero state uccise dalla ricina che avrebbe agito velocemente. La Procura di Larino ha ipotizzato l’omicidio volontario e gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso si concentrano sulla ricostruzione dei pasti consumati tra il 23 e il 24 dicembre. Convocati in Procura il padre e la figlia maggiore.

Le indagini sui pasti

Le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, di soli 15 anni, si stanno concentrando su due cene e un pranzo consumati tra il 23 e il 24 dicembre, prima che il malore fatale si manifestasse la mattina di Natale.

Secondo fonti citate dal Corriere della Sera, i consulenti tecnici avrebbero escluso un rilascio lento della ricina, la tossina che ha ucciso mamma e figlia.

I consulenti della procura e dei familiari delle vittime all'ospedale Cardarelli di CampobassoANSA

Ciò significherebbe che le due avrebbero assunto il veleno in modo rapido e in dosi massicce, rendendo l’effetto fulmineo e devastante.

Si stanno analizzando i piatti preparati in casa da Antonella Di Ielsi e consumati la sera del 23 e per pranzo e cena della Vigilia, una volta in casa del padre e una in quella della suocera. Tra questi, ci sarebbero anche alcune pietanze a base di funghi che inizialmente avevano fatto pensare a un’intossicazione alimentare.

Gli inquirenti stanno verificando pure i regali ricevuti dalla famiglia e in particolare da Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara: cestini gastronomici, barattoli di marmellata e confetture. L’ipotesi è che il killer possa aver contaminato uno di questi prodotti, sapendo che sarebbe finito sulla tavola della Vigilia.

Convocati padre e figlia in Procura

Come riporta il Corriere della Sera, Gianni, marito e padre delle due vittime ed ex sindaco Pd di Pietracatella, l’8 aprile è stato ascoltato nuovamente in Procura.

L’uomo e la figlia maggiore sono stati fatti entrare da un’entrata secondaria della Questura per evitare telecamere e giornalisti che stazionano davanti al cancello principale di via Tiberio.

Intanto gli investigatori hanno sentito anche amici e conoscenti della famiglia e stanno accertando chi fosse seduto a tavola durante i pasti sotto osservazione.

Dopo Gianni Di Vita, sarà ascoltata anche la sua primogenita Alice, 19 anni, che la sera del 23 non restò a tavola con genitori e sorella essendo uscita con gli amici per una pizza.

La ragazza ha però preso pranzo a casa del nonno materno e alla cena della Vigilia dalla nonna paterna.

L’alert del Centro antiveleni di Pavia

La svolta sul caso delle morti a Pietracatella è stata data dal Centro antiveleni di Pavia, massima autorità nel settore che ha inviato l’alert verbale sulla “possibile presenza della ricina” nel sangue delle due vittime.

Gli investigatori hanno sentito almeno una ventina di persone tra parenti e amici di madre e figlia.

Secondo l’ipotesi della Procura le due donne potrebbero essere state avvelenate con la ricina nel dicembre scorso nella loro casa di Pietracatella, in provincia di Campobasso.

Morte avvelenate a Pietracatella ANSA