Maja T condannata a 8 anni in Ungheria, accusata come Ilaria Salis di violenza su militanti di estrema destra

In Ungheria l'attivista tedesca Maja T è stata condannata a 8 anni di carcere per le stesse accuse a Ilaria Salis

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Un tribunale di Budapest ha condannato l’attivista tedesca Maja T. a otto anni di carcere. Si tratta di un processo fotocopia a quello di Ilaria Salis: come l’europarlamentare, era accusata di aver aggredito dei neonazisti a una manifestazione di estrema destra in Ungheria nel 2023. Oltre a Maja T. sono stati condannati in contumacia altri due militanti antifascisti, l’italiano Gabriele Marchesi (7 anni) e la tedesca Anna Christina Mehwald (2 anni e mezzo).

Maja T condannata a 8 anni in Ungheria

Nella giornata di oggi, 4 febbraio 2026, la giustizia ungherese ha condannato l’attivista tedesca Maja T. a otto anni di carcere.

La 25enne era accusata di aver aggredito dei neonazisti a una manifestazione di estrema destra a Budapest nel 2023.

Maja T ANSA

 

Si tratta delle stesse accuse che erano state mosse dall’Ungheria a Ilaria Salis e ad altri 18 attivisti antifascisti europei.

Si tratta di una condanna di primo grado, la difesa ha già annunciato che farà ricorso: nel frattempo però la 25enne tedesca dovrà rimanere in carcere a Budapest, dove si trova da più di un anno in isolamento.

Condannato a 7 anni Gabriele Marchesi

Oltre a Maja T., il tribunale di Budapest ha condannato in contumacia per le stesse accuse altri due attivisti antifascisti.

L’italiano Gabriele Marchesi, 25 anni, è stato condannato a 7 anni di reclusione, la tedesca Anna Christina Mehwald a 2 anni e mezzo, con pena sospesa.

A differenza di Ilaria Salis, il milanese era rientrato in Italia poco prima che venisse raggiunto da un mandato di arresto europeo emesso dalla giustizia ungherese.

A Milano aveva passato oltre quattro mesi agli arresti domiciliari: nel marzo 2024 la Corte d’Appello del capoluogo lombardo aveva respinto la richiesta di estradizione rimettendolo in libertà.

La stessa accusa a Ilaria Salis

Il processo chi si è chiuso a Budapest contro Maja T. e Gabriele Barchesi è di fatto la fotocopia di quello a Ilaria Salis.

L’italiana è riuscita ad evitare le carceri ungheresi grazie all’elezione alle Europee 2024: l’immunità da eurodeputata le aveva permesso di uscire dal carcere e bloccare il procedimento penale contro di lei. Per la tedesca invece le cose sono andate diversamente.

Come Salis, Maja T. ha contestato le condizioni in cui è detenuta sostenendo di essere sottoposta a trattamenti inumani e degradanti.

E come l’italiana, ha accusato il governo di Viktor Orban di influenzare i tribunali, affermando che in Ungheria non è garantito un processo equo e indipendente.

Lo stesso portavoce di Orban, Zoltan Kovacs, mette in relazione le due giovani: “La terrorista antifa, complice di Ilaria Salis, Maja T. è stata condannata per l’aggressione brutale e politicamente motivata contro cittadini ungheresi”, scrive su X.

Da tempo il premier ungherese ha trasformato le accuse contro Salis e gli altri attivisti europei in un caso politico.

L’estradizione dalla Germania

Maja T. era stata arrestata a Berlino nel dicembre 2023 e poi estradata nel giugno 2024 in Ungheria: da allora è detenuta in carcere, in isolamento.

L’estradizione era stata molto criticata in Germania, anche perché era arrivata mentre la Corte costituzionale federale stava esaminando il caso dopo il ricorso dei legali della 25enne. 

Nel febbraio 2025 la Corte aveva decretato che l’estradizione fosse stata illegittima, ma ogni tentativo di riportarla in Germania è fallito.

Dei 19 attivisti europei imputati in questo processo, Maja T. è l’unico a essere in carcere in Ungheria.

Salis: “Un processo farsa”

“Il procedimento a carico di Maja e Gabri – come quello contro tutti gli antifascisti – è un processo farsa. Non ci sono dubbi”.

Così su X Ilaria Salis parla del processo contro Maja T. poche ore prima della sentenza, dicendo di aspettarsi una condanna.

“In un Paese – scrive – dove l’antifascismo è considerato terrorismo, dove il capo del governo rivendica apertamente il carattere di ‘democrazia illiberale’ del proprio sistema politico, dove il rispetto dei diritti fondamentali e il principio di separazione dei poteri risultano sempre meno effettivi, è impensabile anche solo immaginare un processo equo contro oppositori politici”.

“Si tratta – aggiunge – di procedimenti pesantemente condizionati, se non addirittura orchestrati, dal governo Orbán. Il quadro indiziario a carico degli imputati è estremamente labile: Maja e Gabri non sono mai stati riconosciuti, né dalle vittime né dai testimoni”.

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