Marta Fascina propone di abbassare l'età dell'imputabilità a 13 anni, l'esperta è contro: "Rischio paradosso"
La proposta di legge arriva dopo i casi di violenze, ma anche nel pieno delle polemiche per la lista degli stupri in un liceo a Roma: l'intervista a Maria Angela Grassi, pedagogista
Dopo il caso della cosiddetta lista degli stupri al liceo Giulio Cesare a Roma, dove l’elenco è stato appeso nei bagni, si torna a parlare dei problemi riguardanti i giovani. Sul tavolo, resta per esempio vivo il tema dei maranza, giovani italiani, spesso di seconda generazione, che si rendono protagonisti di atti violenti. Per arginare il fenomeno, Marta Fascina ha avanzato la sua prima proposta di legge da parlamentare: la deputata di Forza Italia, ex compagna di Silvio Berlusconi, vorrebbe abbassare l’età di imputabilità a 13 anni. L’intervista Maria Angela Grassi, presidente dell’Associazione nazionale pedagogisti italiani
- I "maranza" e il problema della criminalità minorile
- La proposta di Marta Fascina
- La posizione di Tajani
- La violenza minorile, anche a scuola
- L'intervista Maria Angela Grassi
I “maranza” e il problema della criminalità minorile
Girano per le strade spesso con atteggiamento provocatorio e strafottente, importunano i passanti, ma a volte arrivano a commettere veri e propri reati, come minacce e aggressioni.
Il fenomeno, nato e alimentato dal 2022 da piattaforme come TikTok, sembra non avere argine.
Dalla maxi rissa di 3 anni fa su una spiaggia di Castelnuovo del Garda, dove era dovuta intervenire la polizia in tenuta antisommossa, gli episodi che vedono protagonisti i maranza non sembrano fermarsi.
La proposta di Marta Fascina
La deputata di Forza Italia ha presentato una proposta di legge per arginare il fenomeno: abbassare l’età della responsabilità penale dei minorenni che si macchiano di reati penali a 13 anni, in modo da renderli punibili.
Si tratta di una iniziativa che Marta Fascina, che non era attiva in Parlamento da 4 anni, ha motivato così:
“Il dilagare dei reati contro la persona e il patrimonio da parte di soggetti infraquattordicenni richiede un intervento strutturale”.
La parlamentare, in una nota, ha parlato di “emergenza sociale”, invocando la necessità di un “argine” contro la criminalità giovanile.
Secondo l’onorevole non occorre stravolgere le attuali norme, soprattutto per quanto riguarda la valutazione individuale della capacità di intendere e di volere: questa resterebbe comunque obbligatoria in ogni singolo caso, pur prevedendo un intervento “sistematico” negli episodi di criminalità minorile.
La posizione di Tajani
Sul tema, era già intervenuto anche Antonio Tajani, leader di Forza Italia nonché vicepremier e ministro degli Esteri.
Aveva parlato dopo gli scontri violenti con la polizia da parte di alcuni giovani in corteo a Bologna, sottolineando che i “violenti spesso sono figli di papà che se la prendono con i poliziotti, che sono figli del popolo”.
“L’aggressione contro la polizia” nel capoluogo emiliano e quelle di Roma o altre città, secondo il leader di Forza Italia, era inaccettabile: “Io sono sempre e comunque dalla parte delle forze dell’ordine, della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza” aveva affermato Tajani in Senato.
La violenza minorile, anche a scuola
Intanto preoccupa anche quanto accaduto a Roma, dove nel bagno maschile del liceo Giulio Cesare è comparsa una lista di 9 studenti (tutte ragazze e un ragazzo) “da stuprare”, con i nomi in pennarello rosso sul muro.
Nell’arco di poche ore sono iniziate a circolare anche le foto dell’elenco, che hanno portato la dirigente Paola Senesi a prendere posizione:
“A fronte degli ottusi graffiti vandalici apparsi nei servizi igienici del nostro liceo, si ribadisce fortemente la condanna nei confronti di qualsivoglia stereotipo e violenza di genere sia essa fisica, verbale, psicologica o digitale. Il Giulio Cesare non è aperto alla violenza; il nostro liceo non vuol essere ricettacolo d’intolleranza”.
L’intervista Maria Angela Grassi
Da un lato i “maranza”, dall’altro gli studenti del liceo Giulio Cesare, con l’elenco degli stupri. Cosa sta succedendo ai giovani? Aumentano criminalità e violenza, o è una percezione, perché se ne parla di più?
“Certamente se ne parla di più, anche complici i mezzi di comunicazione maggiori e più veloci. Il rischio, però, è di amplificare la percezione del fenomeno. Un fenomeno che, comunque, c’è ed è confermato anche dai numeri. Il problema riguarda la maggior aggressività e violenza di giovani e giovanissimi. In passato, forse, c’era anche meno attenzione: oggi, invece, si moltiplicano i convegni e le iniziative di sensibilizzazione, eventi nei quali si discute del disagio giovanile in crescita, del ricorso a coltelli o di altre problematiche, come il maggior consumo di contenuti sessuali da parte di minori”.
Esiste anche un problema di povertà educativa?
“Sì, questo è un punto fondamentale: oggi si tende a delegare tutto o buona parte del compito educativo alla scuola, che però da sola non può risolvere tutti i problemi sociali. Dovrebbe principalmente istruire e fatica, in taluni casi, anche a far fronte a questo compito. Il discorso, però, è complesso, a tutto tondo: credo vadano rimesse in discussione tutte le agenzie educative, dunque scuola e anche famiglia, spesso molto assente”.
Quindi anche le famiglie dovrebbero essere maggiormente chiamate in causa?
“Sì, perché le famiglie dovrebbero essere il primo luogo dove i bambini e i giovani ricevono educazione e anche regole. Poi c’è anche la società, che è diventata sempre più indifferente. Lo si vede andando in giro: se anche un ragazzo si comporta in modo inadeguato o irrispettoso, la maggior parte degli adulti non interviene”.
A proposito si regole, l’onorevole Marta Fascina ha presentato una proposta che fa già discutere: abbassare l’età per la punibilità dei giovani che commettono reati penali. Cosa ne pensa?
“Per il tipo di lavoro che faccio ho sempre pensato che occorra principalmente l’educazione più che la repressione. Ma occorre anche tener presente che in una società nella quale certe manifestazioni diventano preponderanti, occorrono anche deterrenti. È chiaro che servono valutazioni accurate: il rischio, nel continuare ad abbassare l’età della responsabilità penale, è che si possa arrivare al paradosso che siano “punibili” anche bambini dell’asilo se graffiano un compagno. È un paradosso, ripeto, ma serve una valutazione equilibrata. Più che altro ritengo occorra offrire a questi giovani delle alternative”.
Cosa intende, esattamente?
“In certe situazioni, sia che si tratti di fasce sociali più disagiate, sia che si tratti di ragazzi cosiddetti ‘figli di papà’, occorre offrire attività positive e bisogna iniziare da piccoli, non attendere che arrivino all’età delle scuole superiori, perché quello che notiamo è una grande solitudine, che genera disagio giovanile. Anche quando stanno insieme, i giovani oggi invece che dedicarsi a sport o attività ‘sane’, tendono a fare ‘branco’: la socializzazione, così, diventa malata. Per questo aumentano anche i gesti violenti, sia contro gli altri (come nel caso degli stupri), sia contro se stessi”.
Quindi tornano in gioco le famiglie, anche nel caso dei figli di famiglie cosiddette “normali” che si macchiano di reati, anche gravi, come i pestaggi (il caso di Milano ai danni di un giovane che avrà conseguenze permanenti) o di ragazze?
“Sì, perché oggi la situazione sociale è cambiata: una volta c’era una maggiore corrispondenza tra il disagio giovanile e un contesto familiare di maggiore difficoltà e povertà (educativa ed economica). Adesso secondo me non è più così”.
Quali strumenti sono da rafforza, quindi, a livello legislativo o sociale?
“Penso che servano interventi multipli: certamente assistiamo a una maggiore attenzione a questo tipo di problemi, ma la soluzione non è la patologizzazione dei ragazzi. Sebbene io sia anche psicologa, penso che servano più figure come quelle dei pedagogisti, anche nelle scuole, e non solo quelle degli psicologi. Sarebbe utile anche supportare maggiormente le famiglie, oltre che le scuole, e soprattutto creare più centri di aggregazione proprio per far fronte alla crescente solitudine sociale. Per esempio, alcuni gesti illegali, che in passato sarebbe stato normale ‘nascondere’, oggi sono pubblicizzati proprio per attirare l’attenzione su un disagio. In sintesi, credo ci sia un forte bisogno di educazione, sia nelle famiglie che nella società”.
ANSA