Maxi blitz antimafia contro il clan Santapaola-Ercolano, 38 arresti in 4 regioni d'Italia: i dettagli

Maxi-operazione dei Carabinieri contro il clan Nizza: 38 arresti per mafia, droga, armi ed estorsioni tra Catania e altre otto province.

E’ di 38 arresti il bilancio di una vasta operazione dei Carabinieri contro il clan mafioso Santapaola-Ercolano, accusato di associazione mafiosa, traffico di droga, detenzione e cessione di armi ed estorsione. L’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita all’alba in diverse province italiane, tra cui Catania, Siracusa, Enna, Asti, Agrigento, Caltanissetta, Napoli, Pavia e Palermo, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. L’operazione è stata condotta per contrastare le attività criminali del gruppo Nizza, ritenuto al vertice della gestione del traffico di stupefacenti e delle estorsioni nella provincia etnea.

Un’operazione coordinata e senza precedenti

Secondo quanto si legge sul sito dei Carabinieri, l’operazione ha visto impegnati circa 150 militari del Comando Provinciale di Catania, supportati dallo Squadrone Eliportato “Cacciatori di Sicilia”, dal Nucleo Cinofili di Nicolosi e dal 12° Nucleo Elicotteri. L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale etneo, ha riguardato 38 indagati: per 37 di loro è stata disposta la custodia in carcere, mentre uno è stato posto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

I destinatari del provvedimento, che restano presunti innocenti fino a sentenza definitiva, sono accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, acquisto, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, detenzione, porto e cessione di armi comuni e da guerra, ricettazione ed estorsione, con l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare il sodalizio criminale oggetto dell’indagine.

Le indagini: tre anni di lavoro e tecniche investigative avanzate

Come indicato dal portale ufficiale dei Carabinieri, le indagini sono state avviate nell’ottobre 2020 e si sono protratte fino al gennaio 2023. Il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Catania, sotto il costante coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, ha utilizzato sia metodi tradizionali sia moderne tecniche investigative per documentare l’operatività di più articolazioni dell’associazione mafiosa “Santapaola-Ercolano”. In particolare, l’attenzione si è concentrata sul gruppo Nizza, attivo nei quartieri San Giovanni Galermo, Librino e San Cristoforo, oltre che nei quartieri di Castello Ursino e San Cosimo.

Tra i principali indagati figura Giovanni Nizza, già detenuto, che avrebbe continuato a mantenere contatti costanti con i membri liberi del gruppo, ricevendo aggiornamenti sulle dinamiche criminali e impartendo direttive operative. L’attività investigativa ha permesso di ricostruire l’avvicendamento nel ruolo di responsabile della gestione operativa del gruppo Nizza, che ha visto alternarsi figure come Silvio Corra e Salvatore Scavone (entrambi poi collaboratori di giustizia), oltre a Natalino Nizza, figlio di Giovanni, e Rosario Lombardo, storico consigliere del clan.

Il potere del gruppo Nizza: droga, armi e controllo del territorio

Stando alle informazioni pubblicate sul sito dei Carabinieri, le indagini hanno messo in luce la capacità del gruppo Nizza di gestire il traffico di sostanze stupefacenti nei principali quartieri di Catania, grazie anche a una solida forza militare e a canali di approvvigionamento sempre attivi. Il controllo delle “piazze di spaccio” nei quartieri di Librino, San Cristoforo e San Giovanni Galermo ha garantito al clan ingenti guadagni, utilizzati anche per il mantenimento dei sodali detenuti e per l’acquisto di armi.

Negli ultimi dieci anni, le forze dell’ordine e la magistratura hanno inflitto duri colpi al gruppo, con l’esecuzione di numerose ordinanze di custodia cautelare che hanno coinvolto tutti i fratelli Nizza (Daniele, Giovanni, Andrea, Salvatore, Fabrizio). Due di loro sono stati sottoposti al regime del 41 bis, mentre Fabrizio ha scelto di collaborare con la giustizia. Nonostante questi interventi, il gruppo ha dimostrato una notevole capacità di riorganizzazione, riuscendo a mantenere il controllo delle proprie attività criminali e a respingere i tentativi di altri gruppi di appropriarsi delle piazze di spaccio.

La resilienza del clan e il ruolo delle donne

L’attività investigativa ha evidenziato la resilienza del gruppo mafioso, capace di riorganizzarsi rapidamente dopo ogni arresto o condanna. Giovanni Nizza, pur detenuto e non sottoposto al regime speciale applicato ai fratelli, avrebbe continuato a partecipare attivamente alla vita del clan. Un aspetto particolarmente rilevante emerso dalle indagini riguarda il ruolo delle donne, in particolare Maria Rosaria Nicolosi, moglie di Giovanni Nizza e madre di Natalino. La Nicolosi avrebbe svolto un ruolo di collegamento tra il marito e i sodali liberi, organizzando la partecipazione degli affiliati alle videochiamate autorizzate e ricevendo le richieste sulla gestione del clan.

La prassi mafiosa prevede che alle famiglie degli affiliati detenuti sia garantito un “mantenimento” economico, sia per rafforzare il legame associativo sia per evitare che i detenuti possano rivolgersi allo Stato e collaborare con la giustizia. Maria Rosaria Nicolosi avrebbe avuto anche un ruolo operativo, favorendo alleanze nel traffico di stupefacenti e suggerendo strategie per il gruppo.

L’ascesa dei giovani e le faide interne

Le indagini hanno permesso di seguire l’ascesa criminale dei giovani “figli d’arte” Natalino Nizza e Salvatore Sam Privitera (oggi collaboratore di giustizia), che sin da minorenni sarebbero stati investiti di ruoli di messaggeri e poi di organizzatori all’interno del gruppo. La loro carriera criminale è stata bruscamente interrotta dal fermo di indiziato di delitto eseguito nei loro confronti il 12 giugno 2021 per l’omicidio di Vincenzo Timonieri, appartenente alla stessa consorteria mafiosa. Per questo episodio è già intervenuta una sentenza della Corte di Appello di Catania.

Tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, le tensioni interne al clan sono sfociate in una violenta contrapposizione con il gruppo guidato da Lorenzo Saitta, detto “lo scheletro”, culminata in scontri a fuoco. In questo contesto, Natalino Nizza avrebbe cercato di sviare i sospetti sull’omicidio di Timonieri, attribuendolo ai contrasti con il gruppo rivale.

Sequestri di armi e dimostrazioni di potere

Nel corso delle indagini, i Carabinieri hanno effettuato numerosi sequestri di armi che avrebbero costituito parte dell’arsenale del gruppo mafioso. In particolare, il 17 gennaio 2022 sono state sequestrate 458 cartucce di vario calibro, 4 ordigni esplosivi Flash Bang, 5 Pipe Bomb artigianali, 6 proietti per lanciagranate, un silenziatore artigianale, un passamontagna, un giubbotto antiproiettile, una pistola Benelli Army senza matricola, un fucile mitragliatore MP Brasilien 9mm, una pistola mitragliatrice Kalashnikov, un fucile lanciagranate, una pistola a salve modificata e 11 guanti in lattice.

Pochi giorni dopo, il 28 gennaio 2022, sono stati rinvenuti un fucile mitragliatore AK/47S, un fucile a pompa Hatsan Escort Defender calibro 16, una pistola Smith & Wesson con matricola abrasa, 2 ordigni Flash Bang, una Pipe Bomb, 68 cartucce e un puntatore laser.

Le indagini hanno anche documentato la particolare attenzione della famiglia Nizza alle celebrazioni religiose, come la festa di Sant’Agata, patrona di Catania. Nel 2022 è stata documentata l’affissione di uno stendardo con la scritta “BANANA” (soprannome di Giovanni Nizza) su una delle candelore votive, a testimonianza del potere e dell’influenza del gruppo. Nel 2023, durante la stessa festa, sono stati pubblicati video che mostravano un bambino legato alla famiglia Nizza seduto sulla candelora già utilizzata l’anno precedente.

Conclusioni e prospettive future

L’operazione rappresenta un duro colpo per la criminalità organizzata nella provincia etnea e nelle altre province coinvolte. Ai soggetti colpiti dalla misura cautelare, che restano presunti innocenti fino a condanna definitiva, sono contestati reati gravissimi che vanno dall’associazione mafiosa al traffico di droga, dalla detenzione di armi all’estorsione e all’omicidio. L’inchiesta ha messo in luce la complessità e la pericolosità delle dinamiche criminali che ancora oggi caratterizzano la realtà di Catania e del suo hinterland.

Le forze dell’ordine e la magistratura hanno ribadito la determinazione nel proseguire l’azione di contrasto alla mafia, puntando sia sulla repressione sia sulla prevenzione, con l’obiettivo di restituire sicurezza e legalità ai cittadini.

Carabinieri repertorio IPA

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.