Meningite fulminante a Pescara e Chieti in pochi giorni: i rischi, i sintomi, le cure e la prevenzione
Massimo Ciccozzi: "La più pericolosa è la meningite batterica, ma il vaccino aiuta a proteggersi"
Nuovi casi di meningite fanno rialzare i livelli di allerta, anche in Italia, dopo l’epidemia nel Regno Unito. Se Oltremanica l’emergenza – che aveva coinvolto oltre 30 mila studenti nell’area di Canterbury – sembra rientrata, ora le attenzioni sono rivolte all’Abruzzo, con due contagi in pochi giorni: si tratta di una donna di 51 anni, deceduta, e di un ragazzo di 15, attualmente ricoverato in terapia intensiva che però starebbe rispondendo alle cure. La vittima è morta il 4 aprile, dopo una diagnosi di meningite fulminante. La Asl locale ha quindi messo in atto il protocollo previsto, provvedendo al tracciamento dei contatti stretti della 51enne, che sono stati individuati e sottoposti alla profilassi. Per quel che riguarda il minore, l’indagine epidemiologica avviata dalla Asl di Chieti si è concentrata soprattutto sulla scuola e su una palestra, entrambe frequentate dall’adolescente. L’intervista al professor Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.
Quali potrebbero essere le cause di questi due nuovi casi in Italia?
“Ancora non è chiaro, ma potrebbe essere da ricondurre ai luoghi frequentati da entrambe le persone che hanno contratto la meningite: la donna potrebbe aver averla presa in palestra, dove pare che possa essersi infettato anche l’adolescente, ma bisogna attendere l’esito degli accertamenti. Non è da escludere neppure che possa risalire a un viaggio, effettuato da uno dei due, nel Regno Unito. A prescindere dagli episodi singoli, però, va ricordato che la meningite è anche una malattia da viaggio, come tutte quelle infettive”.
Per la donna non c’è stato nulla fare, trattandosi di meningite fulminante. Di quanti tipi possono essere?
“La meningite può essere batterica o virale. Nel primo caso, che è anche il più pericoloso, è fondamentale la profilassi antibiotica, che però non sempre è sufficiente, anche quando si interviene per tempo. La meningite virale, invece, è in genere meno grave e non ha una circa specifica, perché di norma si risolve in modo automatico nell’arco di 7-10 giorni”.
Quanto può essere pericolosa la meningite e perché?
“La forma batterica può essere appunto molto seria e mortale. Il rischio è che porti a una forma grave di encefalite, quindi di infezione a livello proprio delle meningi”.
Quali sono i campanelli d’allarme?
“I sintomi classici sono febbre alta, mal di testa, stato confusionale, ma soprattutto la classica rigidità nucale: si riconosce per la difficoltà di piegare la testa verso il basso, che è tipica della meningite meningococcica, quindi causata da batteri”.
Perché è importante il tracciamento dei contatti stretti?
“Perché in questo modo è possibile è possibile circoscrivere la circolazione dei batteri che hanno causato la malattia e che vanno individuati. Il paziente, dunque, va isolato e i suoi contatti devono essere monitorati per bloccare eventuali altri casi ed evitare così di innescare un’epidemia”.
Che è quello che è accaduto nel Regno Unito. Ma è normale in questa stagione o ci sono periodi dell’anno in cui può circolare di più?
“Sì, il periodo tipico della massima circolazione della meningite è da fine novembre all’inizio della primavera. Il motivo è semplice: nei periodi di maggiore rigidità, di temperature più fredde, si tende a trascorrere maggiore tempo al chiuso, dove è più facile avere contatti ravvicinati e dunque agevolare la trasmissione della patologia”.
Uno dei pazienti ricoverati, come noto, è un 15enne. Quali sono le età a rischio?
“In effetti gli adolescenti e giovani sono quelli più a rischio, proprio per via dei contatti ravvicinati che hanno con i coetanei. Bisogna ricordate, infatti, che la meningite si trasmette soprattutto tramite droplet, quindi tosse, gocce di salive in aerosol o con scambio di bicchieri, per esempio, come può accadere tra ragazzi nei locali. Nelle discoteche, infatti, si è portati a stare più vicini, complice anche la musica ad alto volume”.
Ci sono precauzioni che si possono adottare? Per esempio nella quotidianità, nella frequentazione di persone o locali?
“Certamente evitare di scambiare bicchieri o posate, e tenere una distanza di sicurezza, cioè almeno un metro. Ma anche la vaccinazione rappresenta una forma di protezione molto importante”.
Il vaccino aiuta a proteggersi per entrambe le forme?
“Protegge da entrambe, anche da quella batterica, che appunto è più rischiosa. Non a caso in Italia il vaccino viene offerto, per diversi ceppi, a differenza di quanto accade normalmente nel Regno Unito”.
Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2023-2025 (e il relativo Calendario vaccinale) ha previsto la vaccinazione antimeningococcica quadrivalente ACWY al compimento del primo anno di vita dei bambini, al posto della monovalente (C), e il richiamo dal compimento del 12° anno di vita. Per la vaccinazione anti-meningococcica B, invece, sono previste due dosi nel primo anno di vita e un richiamo nel secondo anno di vita. Ad oggi, secondo i dati del ministero della Salute, la copertura vaccinale per il meningococco B in età pediatrica è dell’81,77%, lontano dal 95% che garantirebbe la cosiddetta “immunità di gregge”. Ci sono poi molte differenze regionali nell’offerta del vaccino: solo 14 Regioni prevedono una somministrazione gratuita agli adolescenti, con adesioni che variano dal 5% al 20%.
In Toscana, inoltre, in passato si sono verificati focolai: esistono aree più a rischio?
“Non esattamente. Spesso il motivo sta proprio in una maggiore accuratezza nell’individua i casi con monitoraggi attenti. Ci sono peculiarità regionali, infatti: per esempio, l’Emilia Romagna è particolarmente attenta alle arbovirosi, avendo molte zanzare, mentre la Campania ha maggiore sensibilità per le epatiti o altri virus, come la Puglia. Una maggiore omogeneità territoriale sarebbe auspicabile”.
Getty