Monia Bortolotti evita la condanna per l'omicidio dei figli neonati, ma resta "socialmente pericolosa"
I giudici della Corte d'Assise di Bergamo assolvono Monia Bortolotti dalle accuse per gli omicidi dei due figli neonati: il motivo della scelta
Assolta. Questa la decisione dei giudici della Corte d’Assise di Bergamo al termine del processo a carico di Monia Bortolotti, accusata del duplice omicidio dei figli Alice e Mattia, nati dalla relazione con il compagno Cristian Zorzi e deceduti rispettivamente nel 2021 e nel 2022. Alice aveva 2 mesi di vita, Mattia 4 mesi. A portare i giudici all’assoluzione è stata l’assenza di prove per l’omicidio di Alice, mentre in riferimento alla morte di Mattia una perizia dell’incidente probatorio avrebbe dimostrato che all’epoca dei fatti la donna fosse incapace di intendere e volere. I giudici hanno sposato la tesi degli psichiatri che hanno ritenuto Monia Bortolotti non imputabile ma socialmente pericolosa. Per questo la donna dovrà trascorrere 10 anni in una Rems.
Monia Bortolotti è stata assolta
Dopo due ore e mezza di camera di consiglio, giovedì 13 novembre i giudici della Corte d’Assise di Bergamo hanno disposto l’assoluzione per Monia Bortolotti. La donna, 29 anni, era andata a processo con l’accusa di duplice omicidio nei confronti della figlia Alice (2 mesi) e del figlio Mattia (4 mesi), morti rispettivamente nel 2021 e nel 2022.
Secondo la Corte d’Assise, composta dalla presidente Patrizia Ingrascì e dal giudice a latere Andrea Guadagnino oltre alla giuria popolare con presenze in maggioranza femminile, non sarebbe possibile provare l’omicidio della piccola Alice. Nel caso di Mattia, invece, i giudici hanno adottato la perizia dell’incidente probatorio che stabiliva che all’epoca dei fatti la 29enne risultasse incapace di intendere e volere. Lo riporta il Corriere della Sera.
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Secondo le valutazioni degli psichiatri, quindi, Monia Bortolotti non è imputabile ma da ritenere socialmente pericolosa. Per questo motivo i giudici hanno deciso per lei il ricovero presso una Rems per i prossimi 10 anni.
La donna era già stata trasferita in una Rems di Castiglione delle Stiviere nel 2024, in provincia di Mantova. Come precisa il Corriere, Monia Bortolotti non ha mai presenziato in aula. Non era presente nemmeno giovedì 13, quando la Corte si è pronunciata con il verdetto.
Le richieste delle parti
Come riporta Libero Quotidiano il pm Maria Esposito, sulla base delle indagini dei carabinieri della Sezione Operativa di Bergamo e del lavoro dei medici, aveva chiesto l’ergastolo e sei mesi di isolamento diurno.
L’avvocato di Monia Bortolotti, Luca Bosisio, aveva invece richiesto l’assoluzione per entrambi i decessi o, in alternativa, il proscioglimento per vizio di mente.
La morte dei due neonati
I fatti risalgono al 2022. Il 25 ottobre il piccolo Mattia Zorzi, neonato di appena 4 mesi, morì a causa di ciò che il medico legale definì asfissia meccanica. In precedenza, poche settimane dopo la nascita, il piccolo era stato portato all’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo dai genitori – Monia Bortolotti e Cristian Zorzi – dove vi arrivò cianotico. Il piccolo fu ricoverato per un mese.
Dopo la morte di Mattia l’attenzione si spostò su un altro tragico evento: la morte della primogenita, Alice, deceduta il 15 novembre 2021. Il pm Maria Esposito aprì un fascicolo per duplice omicidio: secondo la Procura Monia Bortolotti avrebbe soffocato il figlio Mattia stringendolo a sé. Nel momento dei due tragici eventi, infatti, la 29enne di origini indiane si trovava sola nella sua abitazione di Pedrengo.
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