Morto Corrado Carnevale, giudice "ammazzasentenze" che annullò la cattura di Arafat e liberò boss mafiosi

È morto l'ex magistrato Corrado Carnevale, passato alla storia come il giudice "ammazzasentenze"

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È morto a Roma all’età di 95 anni l’ex giudice Corrado Carnevale, passato alla storia come “l’ammazzasentenze“. Una delle figure più controverse della giustizia italiana, è stato per anni presidente della prima sezione penale della Corte di Cassazione. Era noto per una serie di pronunce di annullamento di sentenze per reati per associazione mafiosa e terroristica che portarono alla scarcerazione di diversi boss mafiosi. Nel 1985 annullò il mandato di cattura contro il leader palestinese Yasser Arafat, accusato di traffico d’armi.

Morto l’ex giudice Corrado Carnevale

È morto nel pomeriggio di oggi, mercoledì 4 febbraio, l’ex giudice Corrado Carnevale. Lo riporta Ansa.

L’ex magistrato, in pensione dal 2013, si è spento nella sua casa a Roma. Aveva 95 anni.

Corrado CarnevaleANSA

Chi era Corrado Carnevale

Definito il giudice “ammazzasentenze”, Corrado Carnevale è stato uno dei personaggi più controversi della magistratura italiana.

Nato a Licata (Agrigento) il 9 maggio 1930, era entrato in magistratura dopo la laurea in Giurisprudenza a Palermo.

Nel 1985, a 55 anni, divenne presidente della prima sezione penale della Corte di Cassazione, il più giovane di sempre.

Coinvolto nel processo Andreotti a seguito delle accuse del pentito Gaspare Mutolo, nel 1993 venne sospeso dal servizio.

Accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, venne condannato in appello nel 2001 e poi definitivamente assolto nel 2002 in Cassazione.

Nel 2007 tornò in servizio in una sezione civile della Cassazione, fino alle pensione nel 2013.

Perché era chiamato il giudice “ammazzasentenze”

Corrado Carnevale è passato alla storia come il giudice “ammazzasentenze” per una serie di pronunce di annullamento – alcune clamorose – che portarono alla liberazione, tra gli altri, di diversi boss mafiosi.

Durante la sua presidenza della prima sezione penale della Corte di Cassazione, dal 1985 al 1993, firmò  l’annullamento di centinaia di sentenze d’appello, molte dei quali per reati di associazione mafiosa o terrorismo.

Nel  1985 annullò il mandato di cattura contro il leader palestinese Yasser Arafat, accusato di traffico d’armi.

Spesso le sue sentenze di annullamento si basavano su vizi di forma o errori procedurali, alimentando sospetti sul suo operato.

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