Paolo Crepet sbotta sul delitto di Garlasco, perché si parla tanto dell'omicidio di Chiara Poggi. E cita Trump
Paolo Crepet riflette sull'impatto a livello mediatico del delitto di Garlasco: "Un'anestetizzante fantastico"
Paolo Crepet senza peli sulla lingua. Non una novità. Lo psichiatra 73enne ha parlato a ruota libera di vari temi e di vari personaggi. Tra le questioni affrontate anche il caso mediatico relativo al delitto di Garlasco, vicenda tornata prepotentemente al centro della cronaca italiana negli ultimi mesi. Spazio anche a un’opinione su Donald Trump, il cui operato alla presidenza degli Stati Uniti d’America continua a essere controverso.
- Paolo Crepet sul delitto di Garlasco: "La cronaca nera è un'anestetizzante"
- Crepet senza pregiudizi su Donald Trump
- La riflessione su Sinner
Paolo Crepet sul delitto di Garlasco: “La cronaca nera è un’anestetizzante”
Crepet non si è mai sentito omologato e mai ha voluto esserlo. Intervistato dal quotidiano Il Giorno, ha spiegato che fin da giovane ha sempre frequentato persone libertarie, da quelle della sua famiglia a Basaglia, Oliviero Toscani e Renzo Piano.
“Tutti diversi fra loro, sui generis. Ma tutti contrari al partito preso, che donavano un grado di libertà in più, non in meno”, ha sottolineato.
ANSA
Lo psichiatra incita alla disobbedienza intellettuale. Può diventare civile? “È quello che ci ha insegnato don Milani. Ma la disobbedienza non è iconoclasta. Niente molotov. Non mi metto dove c’è violenza, non l’ho mai fatto”.
Crepet ha un approccio alla lettura della realtà che indaga nel profondo. Quando gli è stato chiesto se è faticoso avere un’opinione su tutto, ha risposto citando il caso di Garlasco.
“Domandare è lecito, rispondere a volte è scemo – ha spiegato -. Quindi è colpa mia. Ora cerco di smarcarmi un po’ da alcuni temi, come la criminologia, ne capisco l’inganno. Si parla di Garlasco per non parlare di altro, la cronaca nera è un anestetizzante fantastico, come già aveva capito Dino Buzzati”.
Crepet senza pregiudizi su Donald Trump
Lo studioso ha parlato anche del tema relativo alla cultura woke, ricordando che l’etimologia del termine deriva da “svegliarsi“. “Ma una volta svegli dovremmo essere più liberi… Da parte mia poi ho un pensiero in contrasto a qualunque pregiudizio storico”, ha ribadito.
“La riflessione – ha aggiunto – deve attenersi a quello che succede nel presente. Perché essere pro o contro Trump a prescindere? Voglio vedere cosa fa, cosa per altro non facilissima da capire”.
Un’idea sul presidente Usa però ce la si può fare visto che ha già governato 4 anni gli Stati Uniti. “Sì ma i margini sono ondivaghi – ha riflettuto lo psichiatra -, motivo per cui non traccio linee pregiudiziali“.
E ancora: “Se vengono ammazzati dieci bambini in fila per l’acqua, metti in discussione pensieri che hai precedentemente inserito in un tempo storico. Perché è il presente che compone la tua opinione. Altrimenti è una visione ideologica”.
La riflessione su Sinner
Crepet ha anche parlato di Jannik Sinner, affermando che alcune sue opinioni sul tennista sono state travisate: “Non temo le mie opinioni. Ho paura invece che siano mal rappresentate, come è successo con un’intervista in cui parlavo di Sinner ma veniva riportato l’opposto di quello che pensavo. Ovvero che dopo la sconfitta di Parigi è una balla credere che bisogna concentrarsi sul buono, sul positivo. È utile invece capire cosa si è sbagliato”.
Una cosa simile l’ha detta proprio Sinner dopo il trionfo a Wimbledon. Il fuoriclasse altoatesino, riassumendo, ha spiegato che si vince dopo che si è perso se si è in grado di fare tesoro delle sconfitte e degli errori commessi.
“Esattamente. Cosa che ha detto lo stesso Sinner a Londra. Non è una banalità in un momento in cui ci sono famiglie che applaudono la scena muta dei figli all’orale della maturità”, ha concluso Crepet.
IPA/ANSA