Pena di morte per Luigi Mangione per l'omicidio di Brian Thompson: "Assassinio a sangue freddo e premeditato"
Luigi Mangione uccise il manager Brian Thompson davanti a un hotel di New York il 4 dicembre: è accusato di omicidio a livello federale e statale
Per Luigi Mangione, il 26enne di origini italiane accusato di aver ucciso il manager Brian Thompson a New York, è stata chiesta la pena di morte. Secondo la procuratrice generale Pam Bondi si è trattato di “un’esecuzione premeditata e a sangue freddo che ha scioccato l’America”. Mangione è accusato di omicidio sia a livello federale sia a livello statale.
- Mangione e l'omicidio di Brian Thompson
- Le accuse a livello federale e statale
- Chiesta la pena di morte per Luigi Mangione
- Mangione si è sempre dichiarato non colpevole
- Manifestazioni a favore di Mangione: "La sanità è un diritto"
- Molti americani contro United Healthcare
Mangione e l’omicidio di Brian Thompson
Luigi Mangione è accusato di aver ucciso l’amministratore delegato di United Healthcare Brian Thompson fuori da un hotel di Manhattan il 4 dicembre del 2024.
Mangione, residente in Maryland, era stato arrestato cinque giorni dopo il delitto, in Pennsylvania.
IPA
Persone che manifestavano a sostegno di Mangione davanti al tribunale penale di Manhattan
Secondo gli investigatori aveva seguito la vittima nei giorni precedenti, utilizzando una falsa identità per alloggiare in un ostello.
Le accuse a livello federale e statale
Il 26enne rischia l’ergastolo senza condizionale a livello statale e ora la pena di morte sul fronte federale.
Fra le accuse a livello federale c’è quella di omicidio mediante l’uso di un’arma da fuoco, che comporta la possibilità della pena di morte, mentre la pena massima per le accuse a livello statale è l’ergastolo.
Chiesta la pena di morte per Luigi Mangione
La procuratrice generale degli Stati Uniti, Pam Bondi, ha annunciato, infatti, di avere chiesto ai procuratori federali di richiedere per lui la pena di morte. “L’omicidio da parte di Luigi Mangione di Brian Thompson – un uomo innocente e padre di due bambini piccoli – è stato un assassinio premeditato e a sangue freddo che ha sconvolto l’America”, ha detto la Bondi.
Per questo, ha aggiunto, “dopo un’attenta considerazione ho chiesto ai procuratori federali di chiedere la pena di morte in questo caso, mentre portiamo avanti l’agenda del presidente Trump per fermare i crimini violenti e rendere l’America di nuovo sicura”.
Mangione si è sempre dichiarato non colpevole
La sua richiesta, dunque, è in linea con l’ordine esecutivo del presidente Donald Trump che ha riaperto alla pena capitale dopo la moratoria introdotta da Joe Biden nel 2021.
Mangione si è sempre dichiarato non colpevole delle accuse mosse dallo Stato e non ha ancora patteggiato le accuse federali. Dovrebbe tornare in tribunale federale il 18 aprile.
Manifestazioni a favore di Mangione: “La sanità è un diritto”
Quello di Luigi Mangione è però stato fin da subito non solo un caso di omicidio. L’italo-americano, infatti, per qualcuno in America è diventato un simbolo della lotta a un sistema più attento ai profitti che alla salute delle persone.
Davanti al tribunale di New York in cui avvenne l’udienza amministrativa per Mangione, si radunarono centinaia di persone che manifestavano in sui favore con striscioni con scritto “free Luigi”. Alcuni dei suoi sostenitori hanno raccolto donazioni per mezzo milione di dollari per le sue spese legali.
Molti americani contro United Healthcare
United Healthcare, il colosso assicurativo americano di cui Brian Thompson era amministratore delegato, fu costretto a chiudere i commenti sui social il giorno del delitto perché molti utenti inneggiavano al killer.
Molti americani, che devono fare i conti con un sistema sanitario tra i più costosi al mondo senza una copertura assicurativa, presero a insultare United Healthcare per il modo con cui erano state gestite le loro richieste di risarcimento. E hanno dunque considerato il killer del manager come un difensore della loro causa.
ANSA