Piacenza, sanguinosa faida tra bande: arrestato leader 36enne per tentato omicidio
Arrestato a Piacenza il leader tunisino di una banda di spacciatori: condanna per tentato omicidio e chiusura della barberia quartier generale.
A Piacenza è stata condotta dalla Squadra Mobile della Questura un’operazione contro le bande rivali protagoniste della faida per il predominio dello spaccio in città. Un cittadino tunisino, classe 1990, è stato condotto in carcere dopo una condanna definitiva a quattro anni, otto mesi e venti giorni di reclusione per tentato omicidio e porto di armi, in seguito ai gravi fatti avvenuti tra il 2024 e il 2025.
Le indagini e la faida tra bande
Secondo quanto si legge sul sito della Polizia di Stato, l’operazione ha preso avvio dopo una lunga serie di accoltellamenti che hanno insanguinato il centro di Piacenza. Le violenze sono state attribuite a due fazioni di spacciatori: una composta da cittadini tunisini, l’altra da egiziani. Il cittadino tunisino arrestato è stato identificato come il leader indiscusso del gruppo nordafricano, responsabile di numerosi episodi di violenza contro la banda rivale.
Il ruolo della barberia e la dinamica degli scontri
Il quartier generale della fazione tunisina era una barberia situata in via Emilia Pavese, gestita dall’arrestato e dal fratello. Da questo locale partivano le azioni contro i rivali, culminate in una serie di aggressioni a colpi di coltello. Gli scontri tra le bande sono stati caratterizzati da una escalation di violenza, con reciproche ritorsioni che hanno coinvolto numerosi soggetti.
I risultati dell’operazione
L’attività investigativa della Squadra Mobile ha portato a risultati significativi: 11 soggetti sono stati arrestati, 30 persone complessivamente deferite all’Autorità Giudiziaria, 12 perquisizioni delegate eseguite, 14 armi da taglio sequestrate e 789 g di sostanze stupefacenti (tra cocaina, hashish, oppiacei e benzodiazepine) sottratte al mercato illecito. Inoltre, è stata concessa 1 misura cautelare reale con il sequestro delle pagine web di un trapper piacentino indagato per istigazione a delinquere.
L’episodio più grave: il tentato omicidio in centro
Uno degli episodi più drammatici si è verificato nel luglio 2024, quando il cittadino tunisino ora in carcere ha colpito con un fendente al petto un giovane egiziano in pieno centro a Piacenza. Solo per un caso fortuito la lama non ha raggiunto organi vitali. Il ferito è stato trasportato d’urgenza in ospedale, operato e ricoverato in prognosi riservata, con una prognosi di 30 giorni per la guarigione.
Le indagini e l’arresto
All’arrivo delle Volanti, allertate dai passanti, tutti i partecipanti alla lite, tranne il ferito, si erano già dileguati, lasciando sul posto una lama e tracce di sangue. Le indagini sono state avviate immediatamente, anche grazie all’analisi dei filmati di videosorveglianza e delle fonti aperte. Un post sui social network, in cui il gruppo dell’accoltellatore festeggiava l’aggressione, ha contribuito a ricostruire la dinamica dei fatti.
L’identificazione e la condanna
Grazie alla descrizione fornita dalla vittima, l’autore dell’accoltellamento è stato identificato tramite un particolare tatuaggio. Già noto alle forze dell’ordine per diversi precedenti, l’uomo è stato arrestato il 17 dicembre 2024 e tradotto in carcere. Dopo alcuni mesi di detenzione, è stato posto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, sotto costante controllo delle forze dell’ordine.
Le misure di prevenzione e il futuro del condannato
Il soggetto, gravato da numerosi precedenti penali e di polizia, su proposta del Questore di Piacenza è stato sottoposto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, misura disposta dal Tribunale di Bologna. Al termine della pena detentiva, dovrà rispettare per 18 mesi l’obbligo di soggiorno nel Comune di residenza.
Rifiuto del permesso di soggiorno e avvio delle pratiche di rimpatrio
L’Ufficio Immigrazione della Questura, valutata la pericolosità sociale dell’uomo, ha disposto il rifiuto del rinnovo del permesso di soggiorno e ha avviato le procedure per il rimpatrio nel Paese di origine al termine della pena.
La chiusura della barberia e la revoca della licenza
Il condannato è stato ammesso al beneficio della semilibertà, che gli consentirà di lavorare all’esterno del carcere per sostenere la famiglia, ma non potrà più esercitare attività nella barberia coinvolta negli eventi criminosi. Su richiesta della Questura, la Prefettura di Piacenza ha ottenuto dal Comune la revoca della licenza del locale per motivi di pubblica sicurezza, decretando la cessazione definitiva dell’attività.
IPA
Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.