Polemiche per il "pistacchio gay" nella gelateria di Catania, critiche LGBTQIA+ per "bullismo e stereotipi"
Fa discutere il nome pistacchio gay scelto da una gelateria di Catania. Le critiche sui social e la replica di un membro dello staff
Nel centro storico di Catania, il cartellino esposto nella vetrina di una gelateria, con la dicitura “Pistacchio gay”, ha attirato l’attenzione di clienti e passanti ed è stato diffuso sui social da Luigi Tabita, attore e attivista. Il nome scelto per identificare il prodotto, che ha un cuore di cioccolato rosa, ha attirato le critiche della comunità LGBTQIA+: “Contribuisce a normalizzare un uso improprio del linguaggio”.
- Il caso del gelato pistacchio gay
- Le parole di Luigi Tabita
- Il punto di vista della comunità LGBTQIA+
- La replica della gelateria
Il caso del gelato pistacchio gay
Il gelato pistacchio gay è stato creato da una gelateria di Catania.
Presenta un rivestimento verde al pistacchio e un cuore di cioccolato rosa.
A colpire è stata la denominazione, che ha spinto alcuni clienti a fotografare il cartellino e a condividerlo sui social network.
Nel giro di poche ore l’immagine ha iniziato a circolare, accompagnata da numerose critiche.
Le parole di Luigi Tabita
Tra i primi a pubblicare l’immagine c’è stato Luigi Tabita, attore e attivista impegnato da anni sui temi LGBTQIA+.
In un post condiviso sui social, ha criticato l’uso del termine “gay” in un contesto commerciale, sottolineando come una scelta del genere possa risultare superficiale e potenzialmente dannosa.
“Scrivere “pistacchio gay” in un luogo come una gelateria, spesso frequentata da bambinə e giovanissimə, può alimentare bullismo e stereotipi, soprattutto in una cultura machista come la nostra, che associa il rosa al femminile e lo considera “debole””, ha scritto.
Ha sottolineato, inoltre, che il lavoro da fare è culturale e parte proprio dal linguaggio.
“Ricordiamoci come la lingua restituisce e, contemporaneamente, impone una visione del mondo”, ha scritto sul suo profilo Facebook.
In molte scuole, ha ricordato Luigi Tabita, il termine “gay” viene ancora utilizzato come insulto, anche quando non è riferito all’orientamento sessuale.
Inserire quella parola su un cartellino di un gelato, in un luogo pubblico e familiare, potrebbe quindi contribuire a normalizzare un uso improprio del linguaggio.
Il punto di vista della comunità LGBTQIA+
Alle parole dell’attivista si sono aggiunte quelle di realtà associative locali.
Alcuni collettivi hanno espresso la preoccupazione che l’identità omosessuale venga ridotta a elemento decorativo o strumento di marketing.
In un momento storico in cui i diritti delle persone LGBTQIA+ sono oggetto di dibattito e, in alcuni casi, di arretramenti, l’uso di termini legati all’identità per promuovere un prodotto commerciale viene visto come inopportuno.
La replica della gelateria
Di fronte al clamore mediatico, un membro dello staff della gelateria ha dichiarato a La Sicilia che il nome del gusto nasce esclusivamente dall’unione del pistacchio con il cioccolato rosa.
Al Corriere della Sera, ha, poi, aggiunto: “Le nostre intenzioni sono state fraintese. Il nostro voleva essere un modo per comunicare un senso di gioia e spensieratezza. Non ci verrebbe mai in mente di insultare le persone omosessuali, che rispettiamo”, ha concluso.
Facebook Luigi Tabita