Porto di Gioia Tauro valvola di cocaina: 54 arresti e 117 kg di droga nell'operazione Arangea bis - Oikos
Maxi blitz tra Reggio Calabria e Catania: 54 arresti, sequestri di droga e beni per 1,5 milioni. Smantellate due organizzazioni criminali.
È di 54 arresti e 1.5 milioni di euro sequestrati il bilancio della maxi operazione “Arangea bis – Oikos” condotta dalle forze dell’ordine contro due organizzazioni criminali dedite al traffico internazionale e allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione, scattata alle prime luci dell’alba di oggi, è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e ha visto impegnati oltre 250 uomini tra Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza. Le indagini hanno permesso di smantellare due sodalizi attivi tra Reggio Calabria, Villa San Giovanni, San Roberto, Seminara, Gioia Tauro e Catania, responsabili di importazioni di droga da diversi paesi europei e sudamericani, con il porto di Gioia Tauro utilizzato come hub strategico.
La fonte della notizia
Stando alle informazioni pubblicate sul sito della Polizia di Stato, l’operazione “Arangea bis – Oikos” rappresenta uno dei più importanti interventi degli ultimi anni contro la criminalità organizzata calabrese, con ramificazioni internazionali e la partecipazione di esponenti legati a storiche cosche di ‘ndrangheta.
Le indagini e la struttura delle organizzazioni criminali
Le indagini, sviluppate tra il 2021 e il 2024, hanno permesso di ricostruire l’attività di due distinte associazioni per delinquere finalizzate al traffico internazionale e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Un primo gruppo, operativo nei territori di Reggio Calabria, Villa San Giovanni, San Roberto, Seminara, Gioia Tauro e Catania, era in grado di offrire ogni tipo di droga ai potenziali acquirenti: “cocaina”, “crack”, “hashish” e “marijuana” erano sempre disponibili sulle piazze di spaccio locali.
Il secondo gruppo, invece, si era specializzato nell’importazione di ingenti quantitativi di cocaina da Ecuador, Spagna, Germania, Olanda e Belgio, sfruttando il porto di Gioia Tauro come punto di ingresso privilegiato per la droga destinata al mercato italiano e internazionale.
Le modalità operative e i ruoli all’interno delle associazioni
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, il sodalizio criminale aveva una struttura ben definita, fondata anche su legami familiari. La base operativa era situata nell’abitazione del capo, in un comune dell’Aspromonte. Nonostante fosse agli arresti domiciliari per altre vicende, il leader continuava a gestire i canali di approvvigionamento, i luoghi di occultamento della merce, i prezzi di vendita e i metodi, anche violenti, di riscossione del credito. Era lui a distribuire ruoli e funzioni ai sodali e a rifornire i pusher incaricati della gestione delle piazze di spaccio di Reggio Calabria e Catania.
La droga veniva nascosta in sacchi neri della spazzatura o in comuni borsoni, poi affidata ai pusher che la occultavano nelle autovetture per il trasporto e la distribuzione.
Sequestri e arresti durante le indagini
Nel corso delle indagini, la Polizia di Stato ha sequestrato due involucri in cellophane contenenti marijuana destinati a Catania. In un’altra operazione, la Guardia di Finanza ha arrestato un sodale dell’associazione, trovato in possesso di oltre due kilogrammi di marijuana pronti per essere ceduti ai consumatori finali. Sono stati inoltre sequestrati 117 kg di cocaina, nascosti all’interno di un autoarticolato appena uscito dal porto di Gioia Tauro, e 483.000 euro in contanti, occultati in un sito di stoccaggio individuato a Reggio Calabria.
Nel complesso, l’operazione ha portato a 54 arresti e 28 indagati in stato di libertà, oltre al sequestro di beni mobili, immobili, società, conti correnti e rapporti finanziari per un valore complessivo stimato in 1.5 milioni di euro.
Il modus operandi delle organizzazioni
Le indagini hanno permesso di documentare il modus operandi delle organizzazioni criminali. Gli acquirenti entravano in contatto con gli spacciatori tramite telefonate o piattaforme di messaggistica istantanea. L’incontro avveniva in luoghi concordati, spesso coincidenti con le aree cittadine già note per le attività di spaccio. Lo scambio avveniva dietro pagamento in contanti. Durante i servizi di osservazione, la Guardia di Finanza ha sequestrato diverse dosi di marijuana, hashish e cocaina, confermando la capillarità della rete di distribuzione.
Per coordinare i traffici e sfuggire ai controlli investigativi, gli indagati utilizzavano sistemi di messaggistica criptata, come la piattaforma SkyEcc, ormai diffusa nei contesti criminali di alto livello.
Il riciclaggio dei proventi del narcotraffico
Un aspetto centrale emerso dalle indagini riguarda il sofisticato sistema di riciclaggio dei proventi del narcotraffico. Le somme venivano trasferite verso Roma, dove un gruppo specializzato, composto da soggetti di origine cinese, si occupava di reinserire il denaro nel circuito economico attraverso operazioni mirate. Questo sistema ha permesso all’organizzazione di accumulare un ingente patrimonio, ora colpito dai sequestri preventivi disposti dall’autorità giudiziaria.
Un episodio di estorsione aggravata dal metodo mafioso
Nel corso delle indagini è stato documentato anche un grave episodio di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore edile, aggiudicatario di un appalto da 230.000 euro per la realizzazione di una strada tra Roccaforte del Greco e la Diga del Menta. L’episodio conferma la pervasività delle organizzazioni criminali nel tessuto economico locale e la loro capacità di intimidazione nei confronti degli operatori economici.
L’operazione “Arangea bis – Oikos” e il suo significato
L’operazione, condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dal I Reparto Investigativo del Raggruppamento Operativo Speciale, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria e del Nucleo Cinofili di Vibo Valentia, rappresenta lo sviluppo investigativo dell’attività denominata “Arangea”, culminata il 27 maggio 2024. Si inserisce in un filone investigativo che ha svelato l’esistenza di una struttura criminale solida e ben organizzata, con ramificazioni internazionali e la partecipazione di esponenti legati a storiche cosche di ‘ndrangheta, finalizzata all’importazione di cocaina, hashish e marijuana da Paesi come Ecuador, Spagna, Germania, Olanda, Belgio e Albania, tramite rotte consolidate e contatti diretti con fornitori stranieri.
Le città coinvolte e il ruolo del porto di Gioia Tauro
Le attività criminali si sono concentrate principalmente nei territori di Reggio Calabria, Villa San Giovanni, San Roberto, Seminara, Gioia Tauro e Catania. Il porto di Gioia Tauro è stato utilizzato come hub strategico per l’importazione della droga, grazie alla sua posizione e alle sue infrastrutture che lo rendono uno snodo fondamentale per i traffici internazionali.
I sequestri patrimoniali e il colpo alle finanze delle organizzazioni
Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari personali, i Carabinieri hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo su beni mobili, immobili, società, conti correnti e rapporti finanziari, per un valore complessivo stimato in 1.5 milioni di euro. Questo intervento ha colpito in modo significativo il patrimonio accumulato dall’organizzazione criminale, privandola delle risorse necessarie per proseguire le attività illecite.
Le garanzie per gli indagati
Si ricorda che il procedimento penale è ancora in fase di indagini preliminari e che tutti gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino a sentenza definitiva di condanna.
IPA
Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.