Premio per la pace a Donald Trump dalla Fifa al sorteggio dei Mondiali 2026 ed è polemica, "nessun candidato"

Sorteggio Mondiali 2026, il nuovo premio per la pace assegnato a Donald Trump: scoppiano le polemiche

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Donald Trump è stato omaggiato dalla Fifa con il premio “Peace Prize – Football Unites the World”. La cerimonia si è svolta nel corso del sorteggio della fase a gironi dei Mondiali del 2026. L’onorificenza, voluta personalmente dal presidente Gianni Infantino, è dedicata a chi si è speso con un contributo “eccezionale” per la causa della pace globale. L’assegnazione del premio a Trump ha innescato polemiche. Ad esempio Human Rights Watch ha denunciato un’assenza totale di trasparenza, sostenendo che non è stata resa nota alcuna lista di candidati, tantomeno la giuria preposta alla valutazione.

Sorteggio Mondiali 2026 e premio per la pace a Donald Trump

Il “Peace Prize – Football Unites the World” è la prima volta che viene assegnato. Il mese scorso era stato il presidente Fifa, Gianni Infantino, attraverso i social, a far sapere che sarebbe stato conferito un nuovo riconoscimento durante il sorteggio dei prossimi Mondiali.

“Abbiamo deciso di assegnare il Premio 2025 a Trump per l’impegno messo nel portare pace nel mondo, attraverso la propria leadership e le proprie azioni”, ha spiegato Infantino sul palco.

Donald Trump e Gianni InfantinoANSA
Donald Trump e Gianni Infantino

“Si tratta del più grande onore della mia vita – il commento a caldo del presidente Usa -. Quanto fatto in Congo, India e Pakistan è un grande esempio del nostro impegno per la pace. Essere qui con Gianni è davvero un grande onore, lui ha fatto un lavoro grandissimo per questi Mondiali, anche con un nuovo record nella vendita dei biglietti. Grazie a tutti, in particolare alla mia famiglia“.

“Credo che ci sarà un evento che il mondo non ha mai visto, non ho mai visto un entusiasmo del genere. Abbiamo lavorato a stretto contatto con Messico e Canada per coordinarci, le relazioni con questi due Paesi sono molto buone”, ha concluso Trump.

L’amicizia tra Trump e Gianni Infantino

Tra Infantino e Trump c’è un legame che va al di là della sfera pubblica e professionale. Negli ultimi mesi, il numero uno della Fifa ha preso parte a diversi incontri alla Casa Bianca anche non legati al calcio. Inoltre ha sostenuto la candidatura del tycoon al Nobel per la pace.

Infantino ha anche trasferito alcuni uffici della federazione nella Trump Tower. Al fianco di Trump lo si è pure visto in iniziative che nulla hanno a che fare con la Fifa. Ad esempio ha accompagnato il presidente americano al summit di pace in Egitto dello scorso ottobre. In diverse occasioni ha parlato di lui come “un amico”.

Le polemiche sull’assegnazione del premio e l’inchiesta del Guardian

L’assegnazione del premio Fifa a Trump ha sollevato un vespaio di polemiche. Human Rights Watch ha denunciato la completa mancanza di trasparenza in riferimento ai criteri relativi al conferimento dell’onorificenza.

L’Ong ha sostenuto che la Fifa non ha dato notizia di alcuna lista di candidati, di alcuna giuria e di alcuna procedura ufficiale. “Non abbiamo ricevuto alcuna informazione sul processo decisionale. Si può dedurre che non esista”, ha dichiarato la direttrice Minky Worden, mettendo anche in guardia sul clima politico ostile che potrebbe esserci nei confronti dei media durante i Mondiali negli Stati Uniti.

Il Guardian ha approfondito la vicenda, scrivendo che la definizione del procedimento che annuncerà i futuri vincitori del premio dovrebbe essere affidata a un nuovo comitato Fifa per la “responsabilità sociale”. A presiederlo dovrebbe esserci il dirigente birmano Zaw Zaw, per anni considerato vicino alla giunta militare del Myanmar e colpito da sanzioni americane ed europee.

Tale comitato inizierà a svolgere il proprio lavoro dopo l’annuncio del vincitore di quest’anno. Una dinamica che ha ulteriormente fatto crescere i sospetti che il premio sia stato “pilotato”.

La posizione della Fifa

La Fifa ha rigettato le critiche, affermando che riconoscere chi si prodiga per la pace “non dovrebbe essere motivo di polemica” e che il presidente della federazione deve mantenere rapporti stretti con i leader dei Paesi ospitanti.

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