Report e la denuncia dei dipendenti del Garante della Privacy spiati "per trovare la talpa", aperta indagine
Aperta un’indagine contro il Garante della Privacy: si teme, riporta Report, la sottrazione di dati dai computer dei dipendenti
Sigfrido Ranucci e la redazione di Report hanno raccolto la denuncia dei sindacati che tutela i dipendenti della sede del Garante della Privacy di Roma. L’accusa delle associazioni a difesa dei lavoratori è che qualcuno si sia introdotto in ufficio per sottrarre dati e documenti dai computer degli impiegati. La procura di Roma ha aperto un’indagine per accesso abusivo al sistema informatico.
Continua l’inchiesta di Report
La puntata di Report in onda su Rai3 nella prima serata di domenica 30 novembre, tornerà a parlare del Garante della Privacy.
La trasmissione guidata da Sigfrido Ranucci accoglierà le testimonianze di alcuni sindacati, preoccupati per la privacy dei lavoratori dell’Authority.
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La denuncia è che, nella notte di sabato 1° novembre, alcune persone esterne si sarebbero introdotte negli uffici della sede di piazza Venezia a Roma.
L’accesso sarebbe stato consentito dagli stessi garanti, che avrebbero permesso ai soggetti estranei di restare all’interno delle stanze per tutta la notte.
L’indagine contro il Garante della Privacy
A seguito della segnalazione dei sindacati, la procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine per accesso abusivo al sistema informatico.
Si teme che qualcuno abbia sottratto dati e documenti riservati dai computer dei dipendenti del Garante.
Il sindacalista Cgil Alessandro Bartolozzi racconta a Repubblica che, nella mattina del 3 novembre, ha trovato “scrivanie, documenti, tutto spostato”.
Nei giorni successivi, altri dipendenti hanno segnalato uffici in disordine, scrivanie spostate, cassetti aperti.
La procura indaga per verificare se effettivamente qualcuno sia entrato nei locali dell’Authority ad uffici chiusi e, se in quelle stesse ore, sia avvenuta un’esfiltrazione di dati.
La caccia alla talpa
Se l’intrusione è effettivamente avvenuta, sarebbe da ascriversi alla “caccia alla talpa” partita a seguito delle inchieste di Report e de Il Fatto Quotidiano.
Il 4 novembre, il segretario generale Angelo Fanizza chiese di acquisire tutte le mail, gli accessi Vpn e le cartelle condivise dei dipendenti dal 2001.
Richiesta che fu respinta e definita una “paradossale violazione delle norme emanate dallo stesso Garante” da parte del dirigente informatico Cosimo Comella.
La Fisac-Cgil chiede la verità su quanto accaduto il 1° novembre, il nome del componente del Collegio che ha proposto l’attività di discovery affidata a un soggetto esterno e le dimissioni dell’intero Collegio.
Il Garante con una nota ufficiale smentisce l’intrusione di persone esterne: ad essere entrato, scrive, sarebbe stato il solo avvocato Guido Scorza per recuperare un mazzo di chiavi.
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