Scoperto a Treviso un sito che vende video e dirette rubate da oltre 2mila telecamere di sorveglianza
È stato scoperto un sito che rivende filmati rubati da telecamere domestiche o presenti negli esercizi commerciali. Indagini anche in Italia
Scoperto sito che rivende filmati di telecamere di videosorveglianza nelle abitazioni private, nei centri estetici e negli studi medici. Proseguono le notizie in merito alla sicurezza digitale, dopo il gruppo Facebook, lo scandalo di Phica.eu e il video rubato a Stefano De Martino.
Nuovo caso di furto di immagini
È stato scoperto un nuovo sito che rivende immagini rubate dalle telecamere di sicurezza. Le analisi condotte sull’archivio evidenziano circa 2000 videocamere hackerate in diversi Paesi del mondo, tra i quali anche l’Italia.
Il sito permette di navigare all’interno delle diverse videocamere e di acquistare l’accesso direttamente a queste. Il costo varia da 20 a 575 dollari e il pagamento avviene tramite un bot dedicato su Telegram.
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Tra le telecamere di videosorveglianza hackerate ci sono sia quelle di abitazioni private che di centri estetici e studi medici. Anche in questo caso, come per lo scandalo dei contenuti privati di fidanzate, mogli, conoscenti, figlie e sorelle, il tema sembra essere quello della condivisione non consensuale dei corpi.
Come funziona il sito?
Il sito appare molto organizzato, con un vero e proprio archivio dove le registrazioni sono catalogate attraverso tag di luogo, stanza, persone e attività riprese. Chi cerca un video può muoversi nel sito proprio come farebbe su un’altra piattaforma di video, scrivendo le caratteristiche che sta cercando.
Le videocamere hackerate sono installate in tutto il mondo, dalla Francia alla Germania, dalla Russia all’Ucraina, dal Messico all’Argentina. In Italia sono stati individuati circa 150 filmati, ma sembra che il numero sia in aumento.
Nella sezione “About” del sito, viene specificato che l’archivio esiste per sensibilizzare l’opinione pubblica sul rischio di fuga dei dati personali causato dalle falle hardware e software. Si parla di sensibilizzazione, ma si tratta di un vero e proprio modello di business che sfrutta la condivisione non consensuale di video intimi o compromettenti.
Le indagini
Le indagini hanno coinvolto diversi attori, tra cui il centro operativo per la sicurezza cibernetica di Venezia. La polizia postale, inoltre, sta conducendo indagini approfondite per capire da quali telecamere di videosorveglianza arrivano i filmati italiani, i cui proprietari ancora non sanno di essere vittime. In questo modo potranno disinstallare i sistemi hackerati.
Al momento è noto che il sito è ospitato su un dominio registrato alle isole Tonga, nell’Oceano Pacifico. La scelta sembra ricadere sulle minori regole vigenti in questi luoghi, a differenza dell’Europa che invece richiede procedure di verifica stringenti per la registrazione dei domini.
Le indagini non sono facili proprio per la località nella quale è ospitato il dominio, ovvero zone dove non esistono accordi di cooperazione internazionali in materia di privacy e cybercrimine.
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