Semilibertà revocata a Gilberto Cavallini condannato per la strage di Bologna, il perché della decisione

È stata revocata la semilibertà a Gilberto Cavallini, terrorista dei Nar condannato per aver aiutato a realizzare la strage di Bologna

Il magistrato di sorveglianza di Spoleto ha revocato la semilibertà a Gilberto Cavallini, ex militante dei Nar condannato all’ergastolo per la strage della stazione di Bologna. La misura è stata ritenuta dal giudice incompatibile con l’isolamento diurno, a cui Cavallini è stato condannato con una sentenza del 2023.

Revocata la semilibertà a Gilberto Cavallini

Gilberto Cavallini non potrà più godere del regime di semilibertà. L’ex militante del gruppo terrorista di estrema destra dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar) dovrà tornare permanentemente in carcere, almeno per i prossimi tre anni.

La misura della semilibertà è stata infatti ritenuta, dal magistrato di sorveglianza di Spoleto, incompatibile con l’isolamento diurno, al quale Cavallini è stato condannato in una recente sentenza.

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Il 73enne è stato riconosciuto dalla magistratura come uno dei responsabili della strage della stazione di Bologna del 1980, nella quale morirono 85 persone e altre 200 rimasero ferite.

Perché la semilibertà è incompatibile con l’isolamento diurno

Il regime di semilibertà viene concesso ai detenuti come forma di riavvio alla vita nella società, durante il proprio percorso all’interno dell’istituzione carceraria in Italia.

Non si tratta di un premio, ma di un metodo alternativo di detenzione che prevede che il detenuto passi parte della sua giornata al di fuori del carcere, a svolgere lavori o altre attività.

L’isolamento diurno prevede invece che la persona condannata sconti le ore del giorno in una cella lontano dagli altri detenuti. Una misura spesso utilizzata come aggravante oltre all’ergastolo.

La sentenza del 2023

La condanna che ha determinato l’isolamento diurno per Cavallini risale al 2023, e riguarda il suo ruolo nella strage di Bologna. Avrebbe infatti dato supporto logistico agli esecutori materiali della strage, fornendo loro documenti falsi e rifugio.

Il processo si è concluso in primo grado nel 2020, con la condanna all’ergastolo di Cavallini. Si tratta della nona condanna a vita per il 73enne. La conferma definitiva in Cassazione è arrivata nel 2023.

La procura di Bologna ha però richiesto la revoca della semilibertà per Cavallini solo nel 2025.

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