Serena Bortone contro Rosanna Lambertucci in tv sulle "trad wives", chi sono le "mogli tradizionali"

Il confronto tra Bortone e Lambertucci riaccende il dibattito sulle trad wives, trend che mescola look anni ’50, ruoli di genere e idee di destra

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Serena Bortone e Rosanna Lambertucci hanno finito per scontrarsi sul tema delle mogli tradizionali, il fenomeno social delle trad wives. Da una parte il ruolo della donna come madre e la maternità come femminilità, dall’altra la libertà di scegliere se partecipare alla società come madre, come lavoratrice o entrambe. Ma il fenomeno parla anche dell’insinuarsi di una mentalità conservatrice e vicina all’estrema destra che va forte negli Stati Uniti e non solo.

Scontro tra Lambertucci e Bortone

Durante la puntata di Bar Centrale, il talk di Raiuno condotto da Elisa Isoardi, Serena Bortone e Rosanna Lambertucci si sono scambiate parole dure. Da una parte Bortone, che sul tema delle mogli tradizionali o trad wives (in inglese, per via dell’origine del fenomeno) ne parla come di una sottomissione agli uomini; dall’altra Lambertucci, secondo la quale le donne nascono madri e la maternità è femminile.

“Se una donna ha piacere di essere accudita non deve sentirsi complessata”, ha spiegato, per poi aggiungere che nei Paesi poveri il ruolo delle donne è visto con più serenità. Secondo lei le donne nascono predisposte alla maternità.

Trad wives123RF
Il fenomeno virale delle trad wives

Bortone si trovava dalla parte opposta del pensiero, tanto che a un certo punto ha commentato che sono proprio i valori tradizionali che nei secoli hanno impedito alle donne di lavorare, di votare ed ereditare i beni di famiglia. “Pensate a quante scienziate, scrittrici, filosofe, ingegnere, imprenditrici ci siamo persi perché nella storia avrebbero potuto lavorare e non l’hanno potuto fare, perché i cosiddetti valori tradizionali le rinchiudevano dentro una gabbia domestica sotto la metafora dell’angelo del focolare”.

Cos’è il trad wives?

Le due hanno discusso del trend trad wives, un fenomeno nato online intorno al 2020 negli Stati Uniti. Nasce ed esplode sui social, facendo diventare virale un look da casalinga americana degli anni ’40-’50. Non ci sarebbe nulla di male, e forse non avrebbe neanche superato il settore della moda, se non fosse che dietro non c’è solo il look da casalinga, ma il concetto della donna in casa che accudisce marito e figli.

La “moglie tradizionale” è la donna che non lavora, che si prende cura della casa e che nel 2020 diventa una estetica da social. Moltissime giovani si sono riprese per mesi mentre, con un look anni ’40-’50, preparavano piatti tradizionali fatti in casa, mettevano in ordine il focolare domestico e preparavano manicaretti per il ritorno del marito.

Intervistate, molte di queste hanno detto con entusiasmo che si sentono delle vere femministe perché hanno scelto di non lavorare. Sulla carta è assolutamente giusto, perché la lotta del femminismo è stata proprio quella di permettere alle donne di scegliere se stare in casa o se lavorare o di fare entrambe le cose.

Cosa c’è che non va nel trend?

Il trend della moglie tradizionale o trad wife in inglese, quindi in apparenza non ha nulla che non va. Potrebbe essere un trend come un altro, fatto sui social per diventare influencer e farsi mandare dei prodotti.

Qualcosa, però, stona. Dopo decenni di lotte per la parità di diritti, salario, condizioni di lavoro, opportunità di studio e di carriera, un simile movimento che esercita fascino sul ruolo tradizionale sembra qualcosa di “sbagliato”. Ed è scavando nel fenomeno che si incontrano le prime ombre.

Questo perché alcune famose trad wives, seguite da centinaia di migliaia di follower, dispensano consigli non soltanto su come preparare il perfetto ciambellone, ma su come diventare una “moglie perfetta”. Tra le regole c’è l’abbracciare i ruoli ultratradizionali del matrimonio, ovvero lasciare all’uomo il controllo economico, mentre alla donna spetta il ruolo di accudimento dei figli, la pulizia della casa e il cucinare. Questo si traduce in una donna che non ha indipendenza economica e potrebbe diventare facile bersaglio di violenza economica.

I punti di contatto con l’estrema destra

I punti oscuri emergono perché questo fenomeno, che loro stesse non vogliono definire un movimento, richiama a elementi della religione cristiana e, non troppo implicitamente, alla richiesta dell’estrema destra di riconoscere alla donna più importanza prima come madre e poi come qualsiasi altra cosa voglia essere. Ci ricorda il famoso slogan di Giorgia Meloni, che diceva di essere una donna, madre e cristiana, ma richiama anche tutto l’immaginario statunitense, la vita mormone e i romanzi come Il racconto dell’ancella, che da distopia somiglia sempre un po’ di più alla realtà.

Quindi possiamo dire che non ci sono contatti con l’estrema destra e che è tutta una percezione? La risposta è purtroppo no. Secondo il Guardian, che è andato a ricostruire la genealogia culturale del movimento, esiste dal 2013 un forum chiamato Red Pill Women che spinge le donne verso il riabbracciare i ruoli di sottomissione nei confronti dell’uomo.

Dal 2013 le 30.000 donne che si identificavano come mogli tradizionali non possono che essere cresciute, soprattutto dopo il ritorno del trend grazie ai social. In un rapporto del Global Network on Extremism and Technology, chi crea o segue contenuti di questo tipo tende ad avere ideologie patriarcali e conservatrici, che includono xenofobia, nazionalismo, sfiducia verso le istituzioni e rifiuto della scienza.

Quindi forse sì, le mogli tradizionali non hanno un’agenda politica esplicita, ma potrebbero essere l’anticamera di una politica che si oppone al femminismo e che si lega alle agende di destra e di estrema destra, tentando di normalizzare e diffondere idee conservatrici sulla società e sulla famiglia, spingendo in maniera sottile le donne a rientrare negli spazi domestici, a riprendere in mano gli strumenti della casa e a badare a un numero crescente di figli.

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