Simona Cinà morta in piscina a Bagheria, le parole della sorella e i dettagli sui vestiti e il bracciale
La sorella gemella e il fratello di Simona Cinà hanno ricostruito l'arrivo nella villa di Bagheria, dove la 20enne è morta in una festa in piscina
La gemella e il fratello di Simona Cinà denunciano tutto quello che non torna sulla morte della sorella e sollevano altri sospetti. La famiglia della 20enne pallavolista, trovata senza vita nella piscina di una villa di Bagheria, in provincia di Palermo, respinge l’ipotesi dell’annegamento e chiede la verità su quanto avvenuto in quella festa.
- L'appello della famiglia di Simona Cinà
- L'arrivo alla villa di Bagheria
- I sospetti della sorella
- Il dettaglio dei vestiti
L’appello della famiglia di Simona Cinà
I genitori di Simona Cinà hanno espresso il loro dolore davanti ai giornalisti chiedendo “chiarezza” sulla morte della figlia, avvenuta nella notte tra venerdì 1 e sabato 2 agosto.
La famiglia è tornata a ribadire tutti i dubbi sulle circostanze in cui la 20enne è stata trovata, già espressi dal legale rappresentante, l’avvocato Gabriele Giambone, che ha evidenziato come nessuno si fosse accorto del corpo esanime della ragazza, nonostante il grande numero di persone presenti alla festa.
ANSA
La piscina della villa di Bagheria dove Simona Cinà è stata trovata senza vita durante una festa, nella notte tra venerdì 1 e sabato 2 agosto
L’arrivo alla villa di Bagheria
Insieme al padre e alla madre, hanno parlato anche il fratello e la sorella gemella della 20enne, riportando alla stampa la scena al loro arrivo nella villetta vicino Bagheria.
“Lo abbiamo saputo perché mia madre ha chiamato mia sorella – ha detto Roberto – era in pensiero perché non la sentiva da un po’ e ha risposto un’altra persona, dicendo che Simona non stava bene. Non ci hanno detto niente. Simona quasi sicuramente era già morta”
“Quando siamo arrivati, il corpo di nostra sorella era già a bordo piscina, coperto da un telo, indosso il costume” hanno raccontato.
“Siamo arrivati e non c’era niente, era tutto pulito. Zero alcol, nulla, una festa con 80 persone e non c’era niente” che potesse fare pensare a una festa, ha detto il fratello Gabriele, “c’era il dj set e basta”.
I sospetti della sorella
La sorella gemella di Simona Cinà sostiene, come il resto della famiglia, che la 20enne “non era annegata dato che era a faccia in su”.
“Quando siamo arrivati c’erano le pattuglie dei carabinieri e l’ambulanza, nessuno ha pensato di avvisare la famiglia” ha aggiunto, sottolineando di aver trovato una ventina di ragazzi della festa “ancora bagnati, zitti in un angolo”
“Ci hanno detto che stavano pulendo la piscina, c’era la musica alta e si erano accorti di lei all’ultimo” ha riportato ancora Roberta Cinà.
Il dettaglio dei vestiti
Nella ricostruzione fatta ai cronisti, la gemella della ventenne ha rivelato altri dettagli, tra i quali il fatto di non aver trovato i vestiti della sorella “ma solo le scarpe”.
“Tra l’altro lei aveva un bracciale al polso, a cui teneva molto, era di mia mamma a cui teneva molto e lo abbiamo trovato dentro la borsa conservato, quindi Simona non stava male” perché ha pensato di conservare il bracciale
Parlando alla stampa, Gabriele Giambone, legale della famiglia, ha ipotizzato che i vestiti possano essere stati requisiti dai carabinieri e “magari non ne sono al corrente”.
“Anche se – ha precisato l’avvocato – loro mi hanno detto che durante le fasi di acquisizione degli oggetti di Simona, ogni oggetto è stato verificato e controllato con i genitori, e i genitori sono sicuri che né la maglietta né la gonna c’erano”
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