Simone Moro all'attacco di Marco Confortola sulla scalata degli 8000, perché si torna a parlare di Ueli Steck
Alpinista contro alpinista: secondo Simone Moro il collega Marco Confortola sarebbe un millantatore. Moro fa il paragone con lo scalatore svizzero Ueli Steck
L’alpinista Simone Moro va all’attacco del collega Marco Confortola accusandolo di avere mentito sulle sue scalate a quota 8.000 metri. Per l’occasione viene tirato in ballo anche un terzo alpinista, lo svizzero Ueli Steck. Secondo Moro, per Steck si sollevò un dibattito per la mancanza di foto di vetta che provassero i suoi risultati, mentre su Confortola ci sarebbe un silenzio ingiustificato.
Simone Moro contro Marco Confortola
La questione è complessa, tanto da essere di massimo interesse per gli appassionati di montagna, con il rischio di confondere tutti gli altri.
L’alpinista Simone Moro sostiene che Marco Confortola non abbia scalato, come sostiene, ben quattordici vette alte 8.000 metri. Secondo Moro, il collega ne avrebbe scalate solo otto. Le altre sarebbero falsi risultati, praticamente delle millanterie. Oppure, come si dice in gergo, “disputed”, cioè risultati contestabili.
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Nella foto Ueli Steck, famoso alpinista svizzero chiamato in causa da Simone Moro per attaccare Marco Confortola
Così accusa Moro parlando con La Repubblica:
Confortola non è mai arrivato in cima a Kangchenjunga, Makalu, Annapurna, Nanga Parbat, Dhaulagiri e Lhotse.
Nella sua accusa, che demolisce il lavoro del collega, Moro cita testimonianze di altri alpinisti, sherpa e agenzie che mettono in dubbio le salite. Secondo lui mancano foto autentiche di vetta, tracce Gps e certificati ufficiali.
Le accuse sono pesanti e riguardano, fra le altre cose, presunti fotomontaggi e l’utilizzo di ossigeno non dichiarato.
L’attacco al collega è durissimo:
Alpinisti e sherpa stanno documentando bugie e falsificazioni. Ascese definite “senza l’aiuto dell’ossigeno” sono state completate usando le bombole di nascosto la notte. Foto di vetta sono state scattate con lo sfondo di rocce e ghiacci ben al di sotto della cima. In alcuni casi, usando Photoshop, Confortola ha sostituito il volto di alpinisti arrivati in vetta con il proprio. Ci sono gli estremi per parlare di una truffa.
L’insinuazione è pesante: dietro il comportamento del collega ci sarebbero presunti “fattori mentali“.
Simone Moro non ha nel mirino Marco Confortola per pura antipatia: Moro ritiene che le falsità danneggino l’immagine dell’alpinismo italiano, soprattutto perché Confortola è guida alpina, membro del Soccorso alpino e spesso invitato come testimonial.
Il paragone con Ueli Steck
Moro evidenzia come per Steck si sollevò un dibattito per la mancanza di foto di vetta, mentre su Confortola ci sarebbe un silenzio che ritiene del tutto ingiustificato. Da qui la richiesta a Confortola di mostrare foto e documenti originali per dimostrare la propria buona fede.
La replica di Confortola
L’attacco di Simone Moro è durissimo e Marco Confortola lo respinge su tutta la linea. Per Confortola il collega è unicamente mosso da un’invidia che lo porta a innescare polemiche sterili.
Confortola sostiene di essere realmente arrivato sulle vette contestate, spiegando eventuali mancanze di prove con problemi fisici (come un edema corneale sul Kangchenjunga) o circostanze particolari. Così ha commentato l’alpinista contestato, come riporta la testata Alto Adige:
Il vero problema è il mal di pancia che si ha sempre: io non metto in dubbio quello che fanno gli altri, ma qua c’è l’invidia.
In un intervista rilasciata a Lo Scarpone Confortola ha precisato:
Sull’Annapurna è la mia parola contro quella di Silvio Mondinelli. Lui scendeva e io salivo. Sul Kangchenjunga ho avuto un edema corneale: lì c’è un orologio, ma l’orologio non va bene. Fate quello che volete, io ero in cima, poi fate quello che volete. Sul Nanga sono tre anni che continuano a martellare ma c’è il certificato di vetta.
Confortola, fra l’altro, critica il fatto che non si parli delle sue attività positive, come la scuola in Nepal o i soccorsi in Himalaya, preferendo piuttosto alimentare polemiche inutili.
ANSA / IPA