Strage di Corinaldo, il testimone Paolo Curi "con l'assoluzione hanno ucciso di nuovo mia moglie"

Paolo Curi, superstite della strage di Corinaldo, ha ricostruito a Verissimo cosa è successo nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 2008

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato: Aggiornato:

Paolo Curi, testimone superstite della strage di Corinaldo, avvenuta nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2008, ha raccontato a Verissimo come sta vivendo la sua vita senza la moglie Eleonora, una delle vittime. L’uomo, insieme a uno dei suoi quattro figli e sua moglie, era nel locale in attesa dell’arrivo di Sfera Ebbasta, per il suo concerto. Paolo Curi ha ricostruito cosa avvenne prima e dopo che agisse la banda dello spray. Nella lunga intervista, rilasciata a Silvia Toffanin, ha commentato: “con l’assoluzione hanno ucciso di nuovo mia moglie, ma spero negli altri gradi di giudizio”.

Le parole di Paolo Curi

Nell’intervista a Verissimo nella puntata del 6 dicembre, Paolo Curi ha raccontato la sua vita da padre di quattro figli dopo la morte della moglie Eleonora, all’epoca 39enne.

“L’inizio è stato veramente durissimo, da solo con 4 bambini. Alessandro era piccolissimo, prendeva ancora il latte materno. Con tanta sofferenza e fatica stiamo andando avanti, grazie al loro amore”.

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I primi soccorsi alla Lanterna Azzurra dove avvenne la strage di Corinaldo nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2008

Sulla figlia Gemma, presente la notte della strage di Corinaldo, ha detto che ha un carattere molto forte.

“Ha vissuto il sacrificio della mamma come regalo perché le ha fatto da scudo”, ha voluto sottolineare Paolo Curi.

L’uomo, insieme ai quattro figli, continua a ricordare la moglie ogni giorno.

Il commento sul processo bis

Prima di ricordare alcuni dettagli della notte tra il 7 e l’8 dicembre 2008, il superstite della strage di Corinaldo ha commentato gli sviluppi giudiziari.

L’assoluzione nel processo bis di primo grado è stato per Paolo Curi come “se avessero ucciso mia moglie una seconda volta”.

Per il marito di Eleonora “sentendo il processo mi sembrava molto ovvio. Ho visto delle cose quella sera che non lasciavano dubbi sulla colpevolezza. Speriamo adesso ancora negli altri gradi del giudizio”.

Come ricorda RaiNews, i nove imputati, tra cui l’ex sindaco di Corinaldo Matteo Principi e i membri della commissione che rilasciarono la licenza alla discoteca, non a norma secondo la Procura, sono stati assolti perché il fatto non sussiste.

La testimonianza sulla strage di Corinaldo

Il concerto di Sfera Ebbasta, alla discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, doveva essere “il primo stacco dopo la nascita di Alessandro”, ha ricordato Paolo Curi.

“Avevamo questa abitudine di vedere un concerto ogni anno con Gemma. Sono arrivato alle 21.30, non era ciò che mi era stato detto. Non era un concerto, era un djset, non è stato nemmeno pubblicizzato, altrimenti non ci sarei andato”, ha sottolineato.

Paolo Curi ha anche ricordato che l’anno precedente andò con la figlia Gemma per un concerto e che solo dopo la fine dello spettacolo, alle 23, entravano i ragazzi per entrare in discoteca.

Durante l’intervista a Verissimo, ha ripercorso le ore vissute nella notte tra il 7 e l’8 dicembre e spiegato che dopo la mezzanotte la situazione precipitò.

“Noi stavamo lontano dalla pista, iniziava ad essere un po’ pieno. Per i tavoli avevano venduto 1500 biglietti ed erano 90 metri quadri”, le parole di Paolo Curi.

La banda dello spray

Il testimone della strage di Corinaldo ha ricordato anche quando la banda dello spray entrò in azione.

“All’inizio ho sentito una vampata, un bruciore forte, molto pesante. Sentivi l’aria irrespirabile, l’istinto era di andare verso le uscite” ha spiegato.

“Chi era dietro, ha avuto i primi problemi. Era un magazzino agricolo e l’uscita era quella dove portavano gli animali, fatta da tante scale, ringhiere arrugginite, le persone cadute erano sopra altre e si sono bloccati tutti”.

Dopo poco Paolo Curi sentì la voce della figlia Gemma: “Non le vedevo più, sono scene che non si possono raccontare. Quando ero lì cercavo di aiutare qualcuno che era bloccato in mezzo a questo caos”, ha ricordato a Verissimo.

“Ad un certo punto ho visto Gemma e mi ripeteva che la mamma non si alzava, non rispondeva. Io sono corso lì. Ho visto Eleonora e non mi sono reso conto che era subito morta”

Dopo quel momento, Paolo Curi ha pensato che non ci sarebbe più stata una famiglia, “che non ero più in grado di portare avanti tutto. Con il suo aiuto dall’alto sono riuscito a darmi forza”.

La reazione dei figli dopo la strage di Corinaldo

Dopo 17 anni Paolo Curi ha parlato anche di come i figli hanno reagito alla morte della mamma.

“Le gemelle sono quelle che si sono sentite mancare di più la mamma, si sono sentite perse. Una piangeva tutte le notti, l’altra ha avuto malattie psicosomatiche e non parlava”, ha raccontato.

Ha poi rialzato la testa perché “vedendo loro soffrire così, mi hanno fatto mettere in secondo piano i miei sentimenti. Se non gli facevo vedere che la vita era tutto sommato bella, non sarei mai riuscito a trovare il meglio per loro con alti e bassi”.

La vita di Paolo Curi è letteralmente cambiata: “Nel dramma i miei figli hanno avuto anche un abbassamento della qualità della vita. Con Eleonora avevamo una ditta, lei si occupava della parte burocratica. Siamo andati via da casa, ho cambiato lavoro, uno con meno ore e con un salario diverso. Un cambio di vita netto”.

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