Tachipirina spezzata sul petto dall'infermiere senza guanti, paziente immunosoppresso denuncia il San Raffaele

Caos all'ospedale San Raffaele di Milano, il racconto di un paziente: tachipirina spezzata sul petto dall'infermiere a mani nude

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“Tre giorni di paura”. Così un paziente immunosoppresso descrive il suo ricovero per una mononucleosi all’ospedale San Raffaele di Milano. L’uomo, 45 anni, era ricoverato nel reparto di medicina ad alta intensità, dove nei giorni scorsi sono intervenuti i carabinieri del Nas in seguito al caos registrato durante il ponte dell’Immacolata. Sulla vicenda è in corso un’indagine della procura di Milano. Tra i vari episodi descritti dall’uomo c’è quello della tachipirina spezzata sul petto da un infermiere, a mani nude.

Tachipirina spezzata sul petto dall’infermiere senza guanti

“È arrivato un infermiere con una pastiglia di tachipirina tra le mani nude, senza guanti. Me l’ha messa sul petto e l’ha spezzata in due”.

Così all’Agi un uomo di 45 anni, immunosoppresso, racconta quanto vissuto nei giorni scorsi durante il ricovero all’ospedale San Raffaele di Milano.

San RaffaeleANSA
 L’ospedale San Raffaele

“In quel momento – spiega – stavo molto male, poi ho messo a fuoco i rischi per un paziente immunosoppresso come me”.

Al pronto soccorso dal 7 dicembre, è stato ricoverato nel reparto di medicina ad alta intensità fino all’11 dicembre.

L’uomo ha vissuto il caos registrato al San Raffaele durante il ponte dell’Immacolata, che ha poi portato all’ispezione dei carabinieri del Nas e alle dimissioni dell’amministratore unico Francesco Galli.

Problemi dovuti, secondo quanto denunciato dai sindacati, dall’impreparazione degli infermieri di una cooperativa esterna, che avrebbe messo in serio pericolo la salute dei pazienti.

Il racconto di un paziente dell’ospedale San Raffaele

Quello della tachipirina è soltanto uno degli episodi descritti dal 45enne.

L’uomo racconta che già al pronto soccorso ha sentito gli infermieri parlare delle notizie sul San Raffaele e ha poi letto sul web il racconto di alcuni pazienti sui disservizi e sul trattamento ricevuto.

“Ho cercato di restare il più possibile vigile – spiega – così ha fatto anche il mio vicino di letto. Ci aiutavamo a vicenda”.

Una sera un infermiere è arrivato per dargli il paracetamolo, sebbene l’avesse preso appena un’ora prima, somministrato da un altro infermiere: non risultava.

E ancora: un’altra sera gli infermieri hanno provato a dare il paracetamolo destinato a lui al suo vicino: “Hanno invertito i letti“.

L’uomo racconta anche di una infermiera che ha lasciato la macchina della pressione accesa: “Ogni 5 minuti andava in allarme e gonfiava il braccio”.

“Io sono nato e cresciuto qui, col culto del San Raffaele ma non mi vedranno mai più”, conclude.

L’inchiesta della procura di Milano

Sulla vicenda del San Raffaele è in un corso un’inchiesta della procura di Milano, al momento senza indagati né reati ipotizzati.

L’inchiesta è stata aperta dopo le prime verifiche effettuate dai carabinieri del Nas e della Squadra mobile dopo il caos registrato nel fine settimana dell’8 dicembre.

I pm vogliono verificare cosa sia successo nel reparto di medicina ad alta intensità dove lavorano gli infermieri di una cooperativa esterna, chiamata a sopperire alle carenze di organico.

Il punto di vista di Filippo Anelli, presidente dei medici

Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri, al Sole 24 Ore ha dichiarato che “il riconoscimento dei titoli esteri per i professionisti della salute, la conoscenza della lingua italiana e l’iscrizione agli Albi non sono formalità”.

E ancora: “Questo farwest non può durare fino al 2027, il cittadino non può essere assistito da persone le cui competenze e la formazione non sono state certificate“.

La precisazione di Guido Bertolaso

Guido Bertolaso, assessore al Welfare di Regione Lombardia, citato da Adnkronos ha sottolineato che quello del San Raffaele è “un caso isolato che ovviamente non deve più accadere, ma io non ho il potere di impedire ad una struttura privata di ricorrere alle cooperative per assumere personale infermieristico, la legge non mi dà questa facoltà”.

In sostanza, l’ex capo della Protezione civile ha spiegato che “l’accreditamento segue regole e procedure che sono state definite nel corso degli anni e sono state aggiornate sulla base delle esperienze”, e che comunque “il meccanismo al momento funzioni molto bene”.

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