Tachipirina spezzata sul petto, sanità Lombardia nel caos: oltre 200 infermieri in arrivo dall'Uzbekistan

Caos in Lombardia, dopo il caso al San Raffaele i sindacati allertano su carenza di infermieri, esternalizzazioni ed errori nelle cure

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È caos all’ospedale San Raffaele. Un uomo ha denunciato di aver ricevuto una Tachipirina da parte di un’infermiera senza guanti e di aver riscontrato un generale rischio per la salute dei pazienti. Alla base del problema ci sarebbe la carenza di personale infermieristico: per sopperire, sarebbero stati chiamati docenti infermieri dall’Uzbekistan, che però, secondo le segnalazioni, non avrebbero le stesse competenze dei colleghi italiani. Da qui il caos che, come denunciano associazioni e sindacati, non può essere risolto con l’esternalizzazione.

Tachipirina spezzata sul petto

A lanciare l’allarme su quanto accaduto nella sanità lombarda è il racconto di un uomo di 45 anni, che si è recato al pronto soccorso del San Raffaele tra il 7 e l’8 dicembre ed è stato successivamente ricoverato nel reparto di medicina ad alta intensità. Qui, racconta, avrebbe vissuto giorni di forte disorganizzazione.

L’uomo parla della pericolosità di alcuni gesti attribuiti agli infermieri di una cooperativa esterna, come quando uno di loro gli avrebbe consegnato una pastiglia di Tachipirina con le mani nude, senza guanti, appoggiandogliela sul petto e spezzandola in due. Solo in seguito il paziente si sarebbe reso conto dei rischi corsi, essendo immunodepresso.

Tachipirina spezzata sul pettoANSA
Caos negli ospedali in Lombardia

Nel caos dell’8 dicembre, l’uomo ha assunto il paracetamolo, ma durante i controlli successivi, circa un’ora dopo, a opera di altri infermieri, non risultava alcuna terapia somministrata. La testimonianza è definita allarmante: il paziente racconta di aver cercato di restare il più vigile possibile insieme al vicino di letto, aiutandosi a vicenda.

Sanità lombarda nel caos

È caos nel reparto di medicina ad alta intensità di cura dell’ospedale San Raffaele di Milano. La carenza di infermieri ha costretto la struttura ad affidarsi a un servizio esterno, una cooperativa che, secondo i sindacati, presenta diverse criticità.

Il presidente di Nursing Up, Antonio De Palma, ha spiegato che molti degli infermieri impiegati non avrebbero un’adeguata conoscenza delle procedure, dei farmaci e dei canali di comunicazione con i medici. Inoltre, non disporrebbero di credenziali personali e utilizzerebbero quelle di una collega per consultare le cartelle cliniche e somministrare le terapie.

“Quando si decide di affidare reparti ad altissima intensità di cura a processi di esternalizzazione non accompagnati da garanzie rigorose di competenza, formazione e integrazione, si espone la vita delle persone a rischi inaccettabili”, ha sottolineato De Palma. Non si tratta solo di un problema organizzativo, ma di sicurezza, aggiunge il sindacato, che chiede un intervento della federazione nazionale.

Oltre 200 infermieri in arrivo dall’Uzbekistan

Per la FP CGIL Milano, la soluzione non può essere quella di affidare la tenuta del sistema sanitario alle cooperative e “sfruttare chi lavora, cercando di sottopagare i professionisti della salute”.

Eppure, secondo i sindacati, è quanto continua ad accadere. Diverse strutture lombarde stanno reclutando infermieri dall’Uzbekistan per far fronte alla carenza di personale.

Le associazioni chiariscono che il problema non riguarda gli infermieri stranieri in quanto tali, ma che il reclutamento internazionale non può essere considerato una soluzione alle cause strutturali della crisi della sanità pubblica.

Guido Bertolaso difende l’ospedale

Dopo il caos registrato nei giorni scorsi, quasi 200 infermieri avrebbero deciso di lasciare il lavoro, costringendo le strutture a correre ai ripari. L’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ha riferito che, in seguito alle criticità emerse l’11 dicembre, si è tenuto un incontro tra i vertici dell’Ats e la nuova governance dell’ospedale.

Nel corso dell’incontro sarebbero stati illustrati e approfonditi i contenuti della diffida, definite ulteriori azioni correttive e di rafforzamento organizzativo, confermando la piena collaborazione dell’ente e l’impegno al ripristino dei requisiti richiesti.
Sul caso dei disservizi, Bertolaso ha commentato: “Non vi è stata alcuna sottovalutazione, né inerzia”.

Ha poi aggiunto che “la sicurezza dei pazienti è sempre stata garantita”. L’episodio della Tachipirina, definito un caso isolato, “non deve più accadere”, ma l’assessore ha precisato: “Non ho il potere di impedire a una struttura privata di ricorrere alle cooperative per assumere personale infermieristico”.

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