Tre sorelle dai 12 ai 16 anni morte suicide in India, si sono lanciate dal nono piano per una challenge online

Tre sorelle sono morte suicide in India a causa di una challenge online lanciata da una piattaforma coreana: la ricostruzione di quanto avvenuto

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Tre sorelle dai 12 ai 16 anni sono morte suicide in India in seguito a una challenge online: le piccole si sono lanciate dal nono piano dell’appartamento in cui vivevano a Ghaziabad, vicino alla capitale Delhi. A spingerle a compiere questo tragico gesto sarebbe stata una sfida estrema in cui sarebbero incappate su Internet e proveniente da una piattaforma coreana.

Tre sorelle morte suicide in India

India sotto choc per la morte di tre giovani di 16, 14 e 12 anni che si sono lanciate dal nono piano del palazzo in cui vivevano nei sobborghi della capitale del Paese.

Pakhi, Prachi e Vishika – questi i loro nomi – hanno approfittato dell’assenza del padre e, mentre la loro madre dormiva, si sono chiuse a chiave dall’interno della loro stanza prima di dirigersi verso il balcone, scavalcare la ringhiera e lanciarsi nel vuoto.

La ricostruzione

I fatti sono avvenuti a Ghaziabad, città satellite della capitale Delhi. Inutile la corsa all’ospedale di Loni, dove sono state dichiarate defunte in seguito alle numerose fratture causate dalla caduta. Secondo le prime ricostruzioni, confermate anche dalle parole del padre delle tre adolescenti, queste sarebbero state influenzate da una challenge estrema cui avevano partecipato online e che si rifaceva a una piattaforma coreana.

La quotidianità delle tre era infatti scandita dalla cultura coreana e da una ossessione verso essa e verso sfide provenienti da quel Paese e che diventavano via via sempre più estreme. Da tempo ormai Pakhi, Prachi e Vishika non andavano più a scuola e passavano le giornate chiuse in una stanza, partecipando a giochi di ruolo e challenge online.

Della situazione erano al corrente anche i genitori che però hanno spiegato di non aver compreso la gravità delle pratiche cui si sottoponevano le loro figlie. Sconvolto dall’accaduto, il padre delle tre – Chetan Kumar – ha ribadito di non sapere dei compiti che queste sfide imponevano ai partecipanti pur avendo compreso ormai come lo scopo principale della vita delle sue tre figlie adolescenti fosse quello di andare in Corea del Sud per provare a esperire in prima persona quanto facevano online.

La reazione del padre e la lettera d’addio

“Qualunque cosa sia successa è terribile. Spero che questo non accada mai più a un altro bambino. Invito i genitori a non lasciare che i loro figli giochino ai videogiochi. Non sapevo di questo gioco. Altrimenti non glielo avrei permesso”, ha detto il padre delle tre ragazze.

Secondo alcune fonti il gesto di queste sarebbe nato dal veto da parte dei genitori a continuare a giocare in maniera così immersiva a queste sfide online. Le piccole erano infatti diventate dipendenti da alcuni giochi online che avevano intrapreso durante la pandemia del Covid e si erano anche trovate dei nomi coreani che avevano iniziato ad usare per sé.

Nella stanza delle tre ragazze la polizia ha trovato un diario di otto pagine in cui venivano spiegati passo dopo passo gli sviluppi della loro partecipazione al gioco e tutte le attività che svolgevano online e sarebbe stata trovato anche un messaggio d’addio ai genitori. “Leggete tutto quello che c’è scritto nel diario perché è tutto vero. Ci dispiace molto papà. Non possiamo lasciare la Corea, la Corea è la nostra vita. Non potete liberarci. Poniamo fine alle nostre vite”, si legge nella lettera lasciata dalle tre adolescenti che, a corredo, hanno anche disegnato a mano una faccina che piange.

Cosa sono le challenge online

Le tre adolescenti suicide in India riportano al centro della discussione le cosiddette challenge online, vere e proprie sfide cui si sottopongono tanti giovani in giro per il mondo e che, in alcuni casi, portano anche a conseguenze tragiche.

Come spiega Save The Children coloro che partecipano a queste sfide cercano una visibilità (e accettazione) tramite “like” e commenti, inoltre registrano le loro “imprese”, producendo contenuti e video che diventano poi virali sui social, aumentando a dismisura il rischio di emulazione.

Tristemente famose sono alcune challenge estreme come la BlackOut Challenge e la Hanging Challenge o la Blue Whale che portano giovani a compiere atti di autolesionismo, sino ad arrivare persino al suicidio.

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