Umberto Catanzaro morto a Napoli due mesi dopo il raid, 23enne colpito per errore nella vendetta del boss
Morto a Napoli il calciatore 23enne Umberto Catanzaro dopo l'agguato dello scorso settembre, il vero obbiettivo del raid non era lui
Umberto Catanzaro è morto a Napoli, nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Pellegrini. Il 23enne si è spento nella mattinata odierna. Fatali le ferite gravissime riportate il 15 settembre scorso, quando fu vittima di un agguato nella città partenopea. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il ragazzo non sarebbe stato il vero obiettivo del raid.
- Morto a Napoli Umberto Catanzaro dopo l'agguato dello scorso settembre
- Gli sviluppi delle indagini
- La spedizione punitiva
Morto a Napoli Umberto Catanzaro dopo l’agguato dello scorso settembre
Il calciatore 23enne, con alle spalle esperienze nella paganese e nel Rione Terra (squadra dilettantistica di Pozzuoli), è deceduto nella mattinata di lunedì 17 novembre.
Il cadavere è stato messo sotto sequestro su disposizione dell’autorità giudiziaria. Nei prossimi giorni verrà effettuata l’autopsia sulla salma.
IPA
Due mesi fa, Umberto fu raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco in un agguato ordito per vendetta dopo la divulgazione di un video hard. Ma il bersaglio dei killer non sarebbe dovuto essere lui.
Il ragazzo era stato colpito all’addome e trasportato d’urgenza al Pellegrini di Napoli. La sua Smart ForFour, dopo l’aggressione, era stata rintracciata in via San Mattia, crivellata di proiettili e con tracce di sangue nell’abitacolo.
Gli sviluppi delle indagini
Sul caso sta lavorando il Nucleo Operativo dei carabinieri della Compagnia Centro. Le indagini hanno portato il 19 ottobre all’esecuzione di quattro fermi e di una misura cautelare in carcere.
Le misure, emesse dalla Direzione distrettuale antimafia e dalla Procura dei Minori, hanno coinvolto cinque persone ritenute protagoniste a vario titolo dell’agguato. Tra loro, figurano un capoclan dei Quartieri Spagnoli, una ragazza e due minorenni.
Secondo quanto emerso dal lavoro degli investigatori, a ordinare il raid sarebbe stato il capo di un gruppo criminale della zona. La vittima designata avrebbe dovuto essere il fidanzato 17enne della figlia del boss (e non Catanzaro).
La spedizione punitiva
L’adolescente aveva diffuso un filmato intimo che ritraeva la ragazza. Un gesto che il boss criminale avrebbe deciso di punire con la morte.
Così il capoclan, nonostante fosse agli arresti domiciliari, avrebbe deciso di uscire di casa insieme al figlio 16enne e a un terzo complice. Il commando, a bordo di uno scooter risultato poi rubato, era andato alla ricerca della Smart e dopo averla individuata aveva fatto fuoco.
A bordo della vettura si trovavano il fidanzato della figlia 17enne del boss e il suo amico Catanzaro. A essere colpito è stato quest’ultimo e non il bersaglio del raid.
ANSA/TikTok