Valter Lavitola aggredito in carcere a Rebibbia, schiaffi dagli altri detenuti in cella: come sta
Valter Lavitola è stato aggredito in carcere a Rebibbia: come sta l'uomo che ha ammesso di essere il mandante dell'attentato a Ranucci
Valter Lavitola, arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato subito dall’ormai ex conduttore di Report Sigfrido Ranucci, circostanza da lui stesso ammessa, è stato aggredito in carcere a Rebibbia. Lavitola sarebbe stato schiaffeggiato da alcuni detenuti. Il suo avvocato ha riferito: “Sta bene e non presenta segni di percosse”.
- Valter Lavitola aggredito in carcere: cos'è successo e come sta
- Le dichiarazioni dell'avvocato di Valter Lavitola
- Il Dap smentisce i legali
- A che punto sono le analisi sul telefono di Valter Lavitola
- Cosa manca nei telefoni di Valter Lavitola
Valter Lavitola aggredito in carcere: cos’è successo e come sta
A ricostruire quanto accaduto all’interno del carcere di Rebibbia dove Valter Lavitola è detenuto è stata La Repubblica.
Lavitola sarebbe stato schiaffeggiato da altri detenuti. Fonti della penitenziaria hanno fatto sapere che non si è trattato di nulla di particolarmente grave, ma il suo avvocato nella giornata di mercoledì ne capirà di più.
Le dichiarazioni dell’avvocato di Valter Lavitola
In alcune dichiarazioni riportate da ANSA, Sergio Cola, avvocato di Valter Lavitola, ha commentato così la notizia della presunta aggressione ai danni del suo assistito: “Al momento non ho alcuna informazione di eventuali aggressioni a Valter Lavitola, che ieri abbiamo sentito alle 17. Poi, contattato intorno alle 20 da fonti dei media, mi è stato riferito informalmente che potrebbe essere stato aggredito”.
“In ogni caso”, ha aggiunto l’avvocato, “se si fosse trattato di qualcosa di grave saremmo stati sicuramente informati”.
Sergio e Arturo Cola, legali di Lavitola, hanno poi aggiunto: “Abbiamo sentito Lavitola, che riferisce di stare bene e di non presentare segni di percosse. Stiamo rivolgendo alla Procura della Repubblica una richiesta per ottenere contezza dell’esistenza e del contenuto della nota della polizia penitenziaria relativa alla presunta aggressione subita”.
Il Dap smentisce i legali
Nelle ore successive, però, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria avrebbe smentito l’aggressione subita dal faccendiere.
Al Dap, infatti, non risulterebbe alcun episodio di violenza ai danni di Lavitola.
A che punto sono le analisi sul telefono di Valter Lavitola
In vista dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame, prevista nella prossima settimana, e dell’interrogatorio davanti ai pm di Roma, gli investigatori stanno intanto analizzando i telefoni sequestrati a Valter Lavitola.
Si tratta, nello specifico, del cellulare che è stato acquisito durante la perquisizione effettuata nel mese di luglio e di quello rinvenuto al momento dell’arresto.
Il primo dato emerso è che molte delle conversazioni che gli investigatori si aspettavano di trovare all’interno dei dispositivi non ci sono più. “Quello che c’è ce lo voleva far trovare“, è il virgolettato attribuito da La Repubblica a uno degli investigatori impegnati nell’inchiesta che vede protagonista Lavitola.
Cosa manca nei telefoni di Valter Lavitola
All’interno dei telefoni sequestrati a Valter Lavitola mancherebbero, per esempio, molte delle chat tra lui e Sigfrido Ranucci, ma ciò potrebbe essere spiegato dal fatto che i due usavano anche sistemi di messaggistica con cancellazione automatica delle conversazioni e, dunque, l’assenza dei messaggi, da sola, non dimostrerebbe una bonifica volontari dei dispositivi.
Nei telefoni cellulari non risulterebbero praticamente contatti con esponenti dei Servizi Segreti, rapporti che invece, stando a quanto ricostruito dagli investigatori attraverso altre fonti, Lavitola avrebbe.
Pochissime sarebbero anche le tracce relative alla vicenda dei Carbon Credit, uno dei dossier sui quali Valter Lavitola si era mosso nell’ultimo periodo.
L’analisi forense dei telefoni sequestrati a Lavitola dovrà stabilire se e cosa sia stato cancellato ed, eventualmente, quando ciò sia stato fatto.
ANSA