Vittorio Sgarbi d'accordo con lo sgombero del Leoncavallo ma da assessore difese i graffiti del centro sociale
Vittorio Sgarbi sullo sgombero del Leoncavallo: lo definisce inevitabile, ma da assessore aveva difeso i graffiti, poi vincolati dalla Soprintendenza
Vittorio Sgarbi si è detto favorevole allo sgombero del Leoncavallo, lo storico centro sociale milanese, pur ricordando che da assessore alla Cultura del Comune di Milano ne aveva difeso i graffiti, arrivando a definirli “la Cappella Sistina della contemporaneità”. In un’intervista a Repubblica pubblicata il 24 agosto, il critico d’arte ha spiegato che quella stagione è finita e che il centro non ha più il ruolo culturale e politico che ebbe tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila.
- Vittorio Sgarbi d'accordo con lo sgombero del Leoncavallo
- I graffiti vincolati dalla Soprintendenza
- Come sta Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi d’accordo con lo sgombero del Leoncavallo
Oggi Sgarbi parla di sgombero inevitabile, sottolineando come del Leoncavallo sia rimasto soltanto il nome rispetto alla stagione in cui era un simbolo dei movimenti giovanili milanesi.
Lo stesso Sgarbi, nel 2006, si era impegnato a tutelare i graffiti presenti nei sotterranei del centro sociale, riconoscendone un valore storico e artistico che andava preservato.
IPA
Poliziotti davanti al Leoncavallo
Oggi però a Repubblica precisa: “Era un’altra stagione. La velocità del tempo ha travolto quella visione, che allora era romantica ed è diventata invece accademica, priva della forza di incidere e cambiare la società”.
I graffiti vincolati dalla Soprintendenza
Nel 2023, proprio grazie a quella prima spinta politica, la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio di Milano aveva posto un vincolo sui graffiti di via Watteau, dichiarandoli beni culturali.
Ciò significa che non possono essere rimossi, coperti o distrutti senza autorizzazione. Una tutela che rimane in vigore anche dopo lo sgombero e che preserva almeno una parte della memoria del Leoncavallo.
Sgarbi, che allora li aveva celebrati con definizioni forti, oggi si smarca da quelle parole, ricordando che i tempi sono cambiati e che la Milano culturale guarda altrove.
Per il critico d’arte, il Leoncavallo appartiene a un passato ormai superato, mentre la città ha imboccato altre strade, più “funzionalistiche” e meno narrative.
Come sta Vittorio Sgarbi
L’intervista rilasciata a Repubblica segna anche il ritorno pubblico di Sgarbi dopo un lungo ricovero per depressione.
Da qualche settimana l’ex sottosegretario alla Cultura è tornato a pubblicare sui social, annunciando mostre e iniziative a Ferrara e Rovereto. “Riprenderò la mia attività con iniziative di grande respiro”, ha detto, confermando di voler proseguire nel solco della sua carriera.
Secondo Sgarbi, lo sgombero del Leoncavallo è la naturale conclusione di un ciclo: “Le ragioni per le quali quel luogo aveva un significato sono finite. Oggi la percezione di quel posto è astratta”.
ANSA