Un nuovo allarme (tra i tanti) lanciati dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) prevede che entro il 2029 la temperatura media globale potrebbe superare stabilmente la soglia critica di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali.
Se questo scenario venisse confermato, segnerebbe un punto di svolta nel cambiamento climatico, determinando un punto di non ritorno. Le conseguenze per l’ambiente sarebbero significative, ma a risentirne pesantemente sarebbero anche l’economia e l’intera società. Il futuro ipotizzato per la catastrofe climatica è davvero vicino e potrebbe già essere troppo tardi.
Superamento della soglia di 1,5 °C: un rischio concreto
Secondo il rapporto pubblicato dalla WMO, c’è una probabilità del 70% che la temperatura media globale nel periodo 2025-2029 superi di oltre 1,5 °C i livelli preindustriali . Inoltre, esiste un’86% di probabilità che almeno uno di questi anni registri un aumento superiore a 1,5 °C, e un 80% di possibilità che venga stabilito un nuovo record annuale di temperatura. Insomma, percentuali alla mano, c’è poco da stare tranquilli.
Queste previsioni indicano che il mondo si sta avvicinando rapidamente al superamento del limite stabilito dall’Accordo di Parigi del 2015, che mira a contenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 °C, preferibilmente entro 1,5 °C, per evitare gli effetti più nefasti del cambiamento climatico.
Impatti locali e conseguenze globali
Il riscaldamento globale non si distribuisce uniformemente: l’Artico, ad esempio, si sta riscaldando a un ritmo oltre tre volte superiore alla media globale, con un aumento previsto di 2,4 °C rispetto alla media degli ultimi 30 anni. Questo fenomeno accelera lo scioglimento dei ghiacci, contribuendo all’innalzamento del livello del mare e alterando i modelli climatici a livello globale.
Dopotutto, alcune regioni del mondo stanno già sperimentando gli effetti del cambiamento climatico: l’Amazzonia affronta periodi di siccità più frequenti, mentre aree come il Sahel, l’Europa settentrionale e l’Alaska registrano precipitazioni superiori alla media.
I cambiamenti climatici sono più evidenti valutando il rischio di eventi meteorologici estremi, come ondate di calore, inondazioni e incendi boschivi, con impatti devastanti su ecosistemi, agricoltura e infrastrutture. Il problema del surriscaldamento del pianeta è reale, con buona pace di ciò che dicono alcuni governi. Basti pensare al fatto che lo scioglimento dei ghiacci pare stia addirittura modificando l’inclinazione dell’asse terrestre.
La necessità di un’azione immediata
Ogni volta che risuona il campanello d’allarme, si sottolinea anche l’importanza di una azione immediata, per cercare di contenere quanto più possibile una problematica. Eppure, sembra ci sia sempre una tendenza alla sottovalutazione dei problemi, come se non ci riguardassero, o magari perché quegli allarmi vengono ritenuti eccessivi.
Sebbene il superamento temporaneo della soglia di 1,5 °C non implichi automaticamente il fallimento dell’Accordo di Parigi, gli scienziati ricordano che ogni frazione di grado conta. Un riscaldamento prolungato oltre questo limite aumenterebbe significativamente i rischi per la salute umana, la sicurezza alimentare e la biodiversità.
La WMO e gli esperti climatici ribadiscono l’urgenza di ridurre drasticamente le emissioni di gas serra, in particolare attraverso la diminuzione dell’uso di combustibili fossili, per evitare che il cambiamento climatico raggiunga livelli irreversibili. Mentre si sciolgono i ghiacciai e il mare cambia colore a causa dei cambiamenti del clima, il timore è che, per l’ennesima volta, tale accorato appello venga ignorato.






















