La missione Artemis 2 segna un passaggio storico nell’esplorazione spaziale. Partita il 1° aprile 2026, è il primo volo con equipaggio diretto verso la Luna dal 1972, anno dell’Apollo 17. A bordo della capsula Orion ci sono quattro astronauti: Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch per gli Stati Uniti, e Jeremy Hansen per il Canada. La missione ha una durata complessiva di circa 10 giorni e prevede un flyby lunare, senza ingresso in orbita. Durante la traiettoria, la navetta ha raggiunto una distanza record dalla Terra, stimata in circa 252.756 miglia (oltre 406mila chilometri), superando il primato stabilito da Apollo 13 nel 1970. Mai esseri umani si erano spinti così lontano nello spazio profondo.
Il momento del blackout: quando la comunicazione si interrompe
Durante il passaggio attorno alla Luna, la capsula Orion ha affrontato una fase prevista ma pur sempre delicata: la perdita temporanea delle comunicazioni con la Terra. Il blackout radio è avvenuto mentre l’equipaggio attraversava il lato nascosto della Luna, una zona in cui il segnale non può raggiungere il nostro pianeta. Si tratta di una condizione nota e pianificata, che dura circa 40 minuti.
In questo intervallo di tempo gli astronauti non possono comunicare con il centro di controllo a Houston. Nessun aggiornamento, nessuna assistenza in tempo reale. Solo autonomia operativa e procedure già definite.
L’ultimo messaggio prima del silenzio
Pochi istanti prima che il collegamento si interrompesse, l’equipaggio ha scelto di inviare un messaggio diretto alla Terra. “While we prepare to go out of radio communication… We love you from the Moon”.
“Vi amiamo, dalla Luna”: parole prive di tecnicismi ma cariche di significato. Un saluto rivolto a chi è rimasto sulla Terra, in un momento in cui il contatto stava per svanire. E in una missione così altamente tecnologica, questo passaggio ha riportato al centro l’elemento più importante: le persone, l’equipaggio terrestre.
Cosa hanno visto gli astronauti dalla faccia nascosta
Durante il sorvolo, l’equipaggio ha avuto accesso a uno degli scenari più rari osservabili da esseri umani: la faccia nascosta della Luna. Una regione completamente diversa da quella visibile dalla Terra, caratterizzata da una superficie più irregolare e craterizzata. Gli astronauti hanno anche osservato un’eclissi solare totale dal loro punto di vista, un evento che nello spazio assume caratteristiche completamente diverse rispetto a quelle osservabili dal nostro pianeta. Si tratta di dati visivi e scientifici fondamentali per le future missioni, in particolare per Artemis 3, che prevede il ritorno dell’uomo sulla superficie lunare.
Il ritorno del segnale e la fase di rientro
Dopo circa 40 minuti di blackout, la capsula con gli astronauti a bordo è riemersa dal lato nascosto della Luna e ha ristabilito il contatto con la Terra. La comunicazione con il centro di controllo è ripresa regolarmente, confermando che tutte le operazioni si erano svolte secondo i piani. Al momento del ripristino delle comunicazioni, Christina Koch ha sottolineato quanto fosse significativo tornare a sentire la voce della Terra, dopo quasi un’ora di isolamento totale: “È fantastico sentire di nuovo la Terra […] Esploreremo e costruiremo, ma sceglieremo sempre la Terra, sceglieremo sempre gli uni gli altri”.




















