Con l’estate e l’aumento delle presenze di turisti lungo le coste, la domanda si ripete ogni anno: si può fare il bagno se c’è la bandiera rossa in spiaggia?
Non di rado ci si trova di fronte a un mare cristallino e ad un sole splendente, ma in cima alla torretta dei bagnini sventola il segnale rosso. Per alcuni è solo un avvertimento, per altri un divieto assoluto. Ma cosa dice davvero la normativa e quali sono i rischi, anche legali, di tuffarsi in acqua in queste condizioni?
Cosa significa la bandiera rossa in spiaggia
La bandiera rossa è un segnale di pericolo che viene issato sulle spiagge per informare i bagnanti di condizioni marine avverse o potenzialmente pericolose. Secondo le disposizioni del Codice della Navigazione e delle ordinanze balneari locali, essa non indica sempre e ovunque un divieto formale di balneazione, ma rappresenta un avviso che il mare può essere pericoloso.
Le ragioni per l’esposizione possono essere diverse, in particolare in presenza di onde alte e correnti forti, che rendono difficile il rientro a riva. Anche la presenza di vento, che può spingere materassini e gonfiabili lontano dalla costa, può portare all’esposizione della bandiera rossa. Non dimentichiamo poi l’inquinamento delle acque, dove l’avviso viene esposto in caso di ordinanze sanitarie temporanee.
In molte località italiane, la bandiera rossa è soprattutto collegata a condizioni meteo-marine dove il pericolo in acqua è in agguato. In questi casi, i bagnini possono scoraggiare o impedire l’ingresso in mare, pur senza poteri sanzionatori diretti.
Si può fare il bagno con la bandiera rossa?
La normativa nazionale non prevede un divieto generalizzato di balneazione con bandiera rossa. Tuttavia, le ordinanze balneari comunali o della Capitaneria di Porto possono stabilire regole più stringenti, anche con multe in caso di inosservanza. In alcune spiagge, soprattutto quelle gestite da stabilimenti balneari privati, entrare in acqua con bandiera rossa può portare all’allontanamento dal lido.
L’articolo 1164 del Codice della Navigazione prevede sanzioni amministrative per chi non rispetta le ordinanze in materia di sicurezza balneare. Ciò significa che, se l’ordinanza comunale specifica che con bandiera rossa è vietato fare il bagno, l’infrazione può comportare una multa che varia generalmente da 50 a 500 euro.
C’è anche un aspetto di responsabilità personale: ignorare la bandiera rossa e mettere a rischio la propria incolumità comporta che eventuali soccorsi ricadano sulle spese pubbliche, e in alcuni casi può configurarsi il concorso di colpa in caso di incidenti.
Al di là delle regole, la bandiera rossa è un simbolo di prudenza. Molti incidenti in mare avvengono proprio quando le condizioni sembrano accettabili, ma in realtà lo sono molto meno rispetto alle apparenze. Secondo i dati diffusi dalla Società Nazionale di Salvamento, oltre il 60% dei soccorsi estivi avviene in giornate di mare mosso.
Gli esperti raccomandano di non sopravvalutare le proprie capacità natatorie. A volte, è proprio l’eccessiva sicurezza nei propri mezzi a causare spiacevoli incidenti. Inoltre, in determinate condizioni è bene non entrare in acqua da soli e prestare particolare attenzione ai bambini, che possono essere trascinati via anche da onde apparentemente innocue.
La bandiera rossa non è solo un avviso, ma anche un invito a rispettare il mare e a non sottovalutare la forza della natura. In sua presenza è consigliabile non entrare in acqua. Se la legge locale non vieta formalmente il tuffo, resta comunque una questione di buon senso e responsabilità. Se da un lato al mare esistono normative che, ad esempio, portano a multe “curiose”, come quella per il divieto di fare pipì, dall’altro vi sono suggerimenti ben più importanti ai fini della comune incolumità.






















