Negli ultimi mesi molti automobilisti hanno iniziato a chiedersi che cosa siano quei cartelli rotondi, simili ai classici b, ma con un dettaglio inusuale: il bordo verde. Non sono un errore grafico né un “esperimento” improvvisato. Stanno comparendo in diversi Paesi europei e stanno già alimentando un acceso dibattito, soprattutto perché ricordano da vicino i segnali ufficiali… pur non avendo lo stesso valore normativo. Nel Regno Unito, in Spagna e in alcune zone della Francia sono già diventati parte del paesaggio urbano. E ora la domanda che circola anche in Italia è semplice: arriveranno presto sulle nostre strade?
Come sono fatti e perché non vanno confusi con i limiti ufficiali
A prima vista un cartello stradale verde può trarre in inganno: la forma è rotonda, identica a quella dei limiti di velocità classici; al centro compare un numero e lo sfondo è bianco. È solo osservando bene il bordo che si nota la differenza: il profilo è verde anziché rosso.
A differenza dei limiti di velocità che obbligano a mantenersi entro una soglia precisa, i cartelli verdi sono semplici raccomandazioni. Nessuna multa, nessuna sanzione: chi supera la velocità indicata non commette alcuna infrazione, se rispetta il limite reale segnalato dai cartelli ufficiali. In pratica, rappresentano una sorta di invito alla prudenza, un suggerimento più che una norma.
Dove sono già utilizzati e in quali contesti
Il Regno Unito è stato tra i primi Paesi a introdurli lungo strade urbane dove la presenza di pedoni è particolarmente elevata. Non è raro vederli vicino a scuole, ospedali, parchi o quartieri residenziali, dove anche pochi chilometri all’ora possono fare la differenza in termini di sicurezza.
Lo stesso vale per la Francia e per alcune zone della Spagna, dove autorità locali li utilizzano per rallentare il traffico senza ricorrere a un divieto formale. A volte compaiono su strade secondarie, altre volte addirittura all’interno di proprietà private, cantieri o aree in cui si vuole richiamare l’attenzione degli automobilisti senza imporre regole aggiuntive.
Perché si sta parlando di introdurli anche in Italia
In Italia non esistono ancora norme ufficiali né sperimentazioni avviate dal Ministero dei Trasporti, ma l’idea ha già attirato l’interesse di amministratori locali e urbanisti. Alcuni vedono nei cartelli verdi uno strumento utile per aumentare la sicurezza stradale, soprattutto nelle zone frequentate dai più vulnerabili: bambini, ciclisti, anziani.
Altri, invece, temono possano generare più confusione che benefici. Il rischio evidenziato dagli esperti è chiaro: la somiglianza con i segnali tradizionali potrebbe disorientare gli automobilisti, inducendoli a credere che il valore indicato sia un limite obbligatorio. La mancanza di una sanzione associata ai cartelli verdi, infatti, potrebbe portare molti automobilisti a ignorarli completamente, rendendoli poco efficaci.
Consentiranno davvero di ridurre gli incidenti?
L’obiettivo dei cartelli verdi è far rallentare senza imporre. La domanda che si pongono gli urbanisti, però, è se strumenti puramente consigliativi possano davvero cambiare il comportamento degli automobilisti.
Secondo le prime analisi nei Paesi in cui sono già diffusi, il rallentamento effettivo ci sarebbe ma non sempre è significativo. I segnali verdi funzionerebbero meglio in strade già percepite come “sensibili”, dove gli automobilisti sanno di dover prestare attenzione. In strade trafficate o ad alta percorrenza, invece, l’impatto sembrerebbe essere minimo.
Arriveranno davvero in Italia?
Ad oggi non esiste alcun progetto concreto, né un testo di riforma del Codice della Strada che preveda la loro introduzione. E prima di pensare a un’adozione nazionale potrebbe essere necessario avviare una fase di sperimentazione, probabilmente in alcune città pilota, per misurare l’efficacia reale in termini di sicurezza.


















