Al Festival di Sanremo 2026 ha trionfato Sal Da Vinci con la canzone “Per sempre sì”. Il cantautore napoletano, però, non ha convinto tutti e la sua vittoria ha provocato diverse critiche. Tra chi si è espresso in modo negativo c’è il giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo. Le sue frasi hanno dato il via a una polemica su Napoli e la camorra.
Il giudizio di Aldo Cazzullo su Sal Da Vinci
Aldo Cazzullo, all’indomani della vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo 2026, aveva giudicato la canzone del cantautore “Per sempre sì” come “adatta a un matrimonio della camorra”.
Il giornalista aveva affermato che “resta l’impressione che l’Italia dei primi anni 2000 sia un Paese in cui chiunque possa fare qualsiasi cosa. Anche Sal Da Vinci può vincere il festival di Sanremo”.
La polemica su Sal Da Vinci e i matrimoni della camorra
In un articolo pubblicato nella rubrica Lo dico al Corriere, il giorno dopo il precedente, Aldo Cazzullo ha pubblicato la lettera di un lettore che si è detto stupito del commento del giornalista “a proposito del vincitore del festival di Sanremo, Sal Da Vinci”.
“Capisco che la sua canzone possa non piacere a tutti, ma io avverto una specie di pregiudizio da parte sua. Forse ce l’ha con Napoli e i napoletani?”, si legge nella missiva.
Il vicedirettore del Corriere della Sera ha replicato al lettore sottolineando che è proprio il contrario. “Io amo Napoli e i napoletani”, ha scritto Cazzullo, ma “Sal Da Vinci è la Napoli che pensano e che vorrebbero coloro che la detestano. Siccome io la amo, non mi piace Sal Da Vinci”.
Il giornalista ha poi fatto un elenco di artisti partenopei che adora come “la grande tradizione della canzone napoletana, portata in tutto il mondo dall’Orchestra italiana di Renzo Arbore, ma prima ancora elevata ai massimi livelli da Caruso e da altre tra le più belle voci che non solo l’Italia ma l’umanità abbia mai avuto. Amo Tullio De Piscopo, Tony Esposito, la Nuova Compagnia di Canto Popolare di Eugenio Bennato, suo fratello Edoardo, James Senese”.
Cazzullo ha elogiato Pino Daniele ricordando che aveva “14 anni quando sentii cantare da un ragazzo con la chitarra Quanno chiove in un campeggio di Praia a Mare, e mi dissi che nella vita avrei voluto ascoltare musica così”. Poi è entrato nel merito ricordando come “Geolier oggi, come Nino D’Angelo ieri, possono piacere o meno, ma sono voci originali, interessanti” mentre “la Napoli di Sal Da Vinci oggi, come la Napoli di Mario Merola ieri, rappresenta uno stereotipo che con la cultura napoletana non ha molto a che fare”.
Uno stereotipo che, probabilmente secondo il giornalista, è legato a un’idea di Napoli antiquata e legata alla camorra. Ad accendere la polemica è stato proprio il riferimento alla criminalità organizzata.
Tra le voci più autorevoli in risposta a Cazzullo c’è quella ironica dello scrittore Maurizio De Giovanni, che ha chiesto a quanti matrimoni di camorristi avrebbe partecipato il giornalista, per poter descrivere con tale sicurezza le loro colonne sonore?.
La discussione è arrivata anche in Tv a “La volta buona” con Caterina Balivo che ha chiesto “dire che è una canzone cantata ai matrimoni della camorra è una cosa bella da leggere?”. Il giornalista ha provato a sgonfiare il caso chiarendo che “era una battuta”. In questi botta e risposta, Sal Da Vinci ha preferito mantenere il silenzio e non prendere parte alla polemica.