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CURIOSITÀ 12 DICEMBRE 2025

3IATLAS emette raggi X, è la prima volta che lo rileviamo

Matteo Polimeni

Matteo Polimeni

Editor e videomaker

Editor e videomaker con l’anima da storyteller. Mi muovo tra design, arte e architettura, giocando con la comunicazione.

Negli ultimi mesi la cometa interstellare 3I/ATLAS è diventata una delle protagoniste più sorprendenti del cielo. L’oggetto celeste ha catturato l’attenzione degli astronomi per un comportamento del tutto inaspettato: emette raggi X. Una caratteristica che, fino a oggi, non era mai stata osservata in un oggetto proveniente da fuori dal nostro Sistema Solare. La scoperta ha immediatamente stuzzicato la curiosità della comunità scientifica, sia per la sua unicità sia per il potenziale enorme di informazioni che potrebbe fornire sulla natura delle comete interstellari.
A contribuire è stato il lavoro di XRISM, la missione congiunta di JAXA, NASA ed ESA che studia l’Universo nelle frequenze più energetiche. I suoi dati hanno rivelato un fenomeno affascinante, che non solo arricchisce il profilo di 3I/ATLAS, ma apre un nuovo capitolo nell’esplorazione degli oggetti alieni arrivati nel nostro vicinato cosmico.

La cometa ATLAS continua a stupire: la scoperta

La vera sorpresa è arrivata quando gli strumenti di XRISM, in particolare l’imager a raggi X Xtend, hanno registrato un debole ma esteso bagliore attorno alla cometa 3I/ATLAS. Un alone grande circa 400.000 chilometri, troppo vasto per essere spiegato solo con eventuali limiti dell’imaging. Questo ha spinto gli scienziati a ipotizzare la presenza di una nube di gas molto diffusa che circonda 3I/ATLAS e che, per ragioni ben precise, produce una tenue emissione di raggi X.

A firmare la rilevazione è stato un team internazionale che monitora costantemente i dati della sonda. Per osservare l’oggetto in sicurezza, gli astronomi hanno dovuto attendere che si allontanasse abbastanza dal Sole, evitando così interferenze pericolose. Quando finalmente hanno potuto puntare gli strumenti su di lei — per un’esposizione complessiva di ben 17 ore — i risultati sono stati stupefacenti.

Questo comportamento rende 3I/ATLAS il primo oggetto interstellare conosciuto a emettere raggi X. Il fisico Avi Loeb ha rimarcato come lo spettro raccolto mostri segnali riconducibili a elementi come carbonio, azoto e ossigeno, oltre alla naturale emissione diffusa della Via Lattea. Nonostante la novità, gli esperti chiariscono che non c’è nulla di artificiale o misterioso: si tratta di un comportamento noto nelle comete “di casa nostra”, solo che finora non era mai stato osservato in un visitatore proveniente da altri sistemi stellari. la sua visita ha comunque suscitato allerta, tanto da attivare il protocollo di difesa planetario.

Come fa una cometa a emettere raggi X?

Se la presenza di raggi X può sembrare qualcosa da associare a buchi neri o stelle di neutroni, in realtà nelle comete è un processo più comune di quanto si creda. Tutto ruota attorno a un fenomeno fisico chiamato reazione di scambio di carica. In pratica, quando una particella carica del vento solare — come uno ione positivo — colpisce un atomo o una molecola neutra presente nella chioma cometaria, può catturare uno dei suoi elettroni. Questa “collisione” porta lo ione in uno stato instabile, che per riequilibrarsi emette proprio raggi X.

La chioma di una cometa, d’altra parte, è un ambiente perfetto perché questo accada: quando l’astro si avvicina al Sole, i ghiacci che lo compongono sublimano e liberano grandi quantità di gas e polveri. È in questa nube, illuminata e scaldata, che il vento solare può interagire generando temperature di milioni di gradi e producendo le emissioni energetiche osservate.

La scoperta potrebbe fornire indizi sulla sua composizione chimica, sul modo in cui si è formata e sulle condizioni del suo luogo d’origine. Ogni dettaglio raccolto, infatti, è un frammento di un puzzle molto più grande: quello che riguarda la natura e l’evoluzione delle comete interstellari, ancora oggi tra gli oggetti più misteriosi e affascinanti dello spazio profondo.

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