Alla luce di un potenziale disastro nucleare la domanda che potrebbe sorgere è: cosa mangeremo dopo l’apocalisse? In un mondo devastato dalle radiazioni un improbabile salvezza emerge dalle profondità degli oceani: l’alga kelp.
Disastro nucleare: cosa mangeremo dopo l’apocalisse
La prospettiva di un disastro nucleare, derivante da uno scontro atomico su vasta scala, sci fa pensare come si svilupperà la sopravvivenza dell’umanità. Fonti scientifiche convergono su una possibile soluzione inaspettata: le alghe. In circostanze estreme, la produzione globale di alimenti potrebbe precipitare fino al 90%, mettendo a rischio la disponibilità di cibo per miliardi di persone. Ma alcuni scienziati suggeriscono che entro 9-14 mesi da una guerra nucleare su vasta scala, allevamenti di alghe coltivate nel Golfo del Messico e lungo la costa orientale potrebbero rappresentare una soluzione contro la fame di massa.
In questo scenario apocalittico, la crescita delle alghe negli oceani tropicali emergerebbe come una strategia di sopravvivenza. Gli oceani diventerebbero quindi luoghi ideali per la produzione alimentare alternativa. La ricerca dimostra che gli allevamenti di alghe non solo sopravvivrebbero, ma prospererebbero e si espanderebberoro con il calo delle temperature superficiali.
Che cos’è l’alga kelp che coltiveremo dopo l’atomica
L’alga kelp sbuca come un’inaspettata risorsa di cibo in scenari post-nucleari. Crescendo lungo le sponde degli oceani, si presenta come una soluzione vitale, in grado di offrire un apporto nutrizionale fondamentale per la sopravvivenza umana.
La versatilità dell’alga kelp è evidente nelle sue varie forme di consumo. Può essere mangiata cruda o trasformata in polvere attraverso un processo di essiccazione. La sua composizione ricca di iodio, potassio e calcio la rende una miniera di minerali essenziali, mentre le vitamine del gruppo B, presenti in abbondanza, sono correlate alla gestione dello stress e all’aumento delle energie.
Allo stesso tempo alcune nozioni sull’alga kelp non sono state approvate dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Mentre le promesse di benefici, come la prevenzione dei tumori e la protezione dagli effetti dannosi delle radiazioni, potrebbero non essere completamente confermate, l’alga kelp continua a emergere come una fonte di sostentamento presenta in una dieta per sopravvivere a un attacco nucleare.
Cosa fare in caso di esplosione nucleare: la guida
In un mondo in cui il rischio di un’esplosione nucleare è sempre presente, è fondamentale sapere come comportarsi per proteggere la salute umana e l’ambiente. Seguire le indicazioni delle autorità è la cosa più importante in queste situazioni, specialmente considerando che le radiazioni, non percepibili dai sensi umani, richiedono strumenti specifici per essere rilevate e misurate.
Gli incidenti negli impianti nucleari possono assumere caratteristiche diverse, potenzialmente rilasciando radiazioni all’esterno della struttura. In base al tipo di incidente, alle sostanze rilasciate e alle condizioni meteoclimatiche, le autorità adotteranno misure diverse per proteggere la salute e l’ambiente. Nel caso di un’esplosione entro i 200 km dai confini nazionali, le Autorità competenti possono dare indicazioni relative alle misure dirette, come il riparo al chiuso e l’iodoprofilassi, che la popolazione deve adottare.
Qualora l’incidente avvenga in una centrale nucleare oltre i 200 km dai confini nazionali, non sono previste misure dirette, ma solo indirette, come restrizioni sulla distribuzione e consumo di alimenti e misure di protezione del patrimonio agricolo e zootecnico. In caso di incidente grave in un impianto distante oltre 200 km, si adotteranno solo misure indirette, concentrandosi su restrizioni alla distribuzione e al consumo di alimenti e protezione del patrimonio agricolo e zootecnico.






















